Omaggio a Ignaz Semmelweis

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“Al salvatore di madri” Una qualifica che da sola giustifica un richiamo in prima pagina. Articolo di A.D.Z.

In tempi di malasanità, in cui talvolta i medici danno di sé un’immagine negativa, sotto l’aspetto professionale e umano, questo vuole essere, invece, un omaggio a tutti coloro, che, anche oggi, dedicano la loro intelligenza, la loro preparazione e le loro doti umane alla salute dei pazienti.

E’ stato uno degli eroi della mia infanzia, da quando lessi la sua biografia, tutt’altro che romanzata, realistica e triste, al punto che regolarmente piangevo, perché alla fine moriva, ma anche da  adulta la sua figura ascetica e la sua intelligenza mi hanno attirato moltissimo. Ignaz Phillipp Semmelweis, nato nel 1818 e morto nel 1865, è il medico ungherese che, alla metà dell’Ottocento, è stato fra i primi ad introdurre nella pratica medica il principio dell’antisepsi, cioè della sterilizzazione, salvando la vita a migliaia di partorienti, anche se le sue intuizioni scientifiche rimasero a lungo seppellite nel mare dell’ignoranza e della  prevenzione nei confronti suoi e della Scienza.

Negli anni in cui esercitò la sua professione medica, alcuni problemi erano stati risolti, ad esempio era stata introdotta l’anestesia che rendeva meno dolorosa ogni operazione chirurgica, ma persistevano pericoli terribili, come la cancrena e, anche fuori dall’ambito della chirurgia, c’erano le infezioni, in particolare quella chiamata “febbre puerperale”. Essa, con percentuale altissima, oltre il trenta per cento, colpiva le donne il cui bambino nasceva in ospedale, mentre era pressoché sconosciuta tra chi partoriva in casa.

Dalle infezioni comunque nemmeno i chirurghi si potevano proteggere, poiché disinvoltamente e incoscientemente, passavano dalla sala operatoria al laboratorio delle autopsie, dalla medicazione di una ferita infetta ad un parto, senza protezione e senza alcun rispetto per l’igiene.

Non si conoscevano i pericoli di tutto ciò, e chi lo intuiva, come il medico americano Oliver Holmes, nel 1843, in un congresso venne fischiato e dileggiato quando sostenne che i medici dovevano lavarsi e cambiarsi i vestiti prima di effettuare operazioni chirurgiche o assistere una partoriente.

Questo era l’ambiente in cui il giovane Ignaz iniziò la sua battaglia contro l’ignoranza, l’oscurantismo e il conformismo della classe medica nell’ospedale di Vienna. Nella sua instancabile attività, si accorse che l’infezione colpiva maggiormente le donne assistite dagli studenti di medicina, ulteriormente sporchi e sciatti rispetto ai medici. Essi accettarono con molta ironia l’ordine di lavarsi sempre le mani in appositi recipienti sempre pronti , colmi di disinfettante, prima di toccare una paziente, e soprattutto, di farlo con assoluta cura dopo essere usciti dalle sale delle autopsie e aver dissezionato cadaveri. Incurante dei dileggi, Semmelweis vide man mano diminuire, in caduta verticale, dopo qualche tempo fino ad arrivare a poco più dell’uno per cento, i casi di infezioni. Aveva  visto giusto, aveva ragione.

Neppure questo risultato eccezionale, tuttavia, convinse i suoi detrattori della giustezza delle sue teorie ed egli lasciò Vienna per Budapest, diffondendo anche qui le sue convinzioni e pubblicando, nel 1861, i risultati delle sue teorie in una grande opera, ‘Etiologia, concetto e profilassi della febbre puerperale’.

Non servirà a molto, e l’ennesima delusione provocherà in lui un crollo fisico e mentale, tale da farlo ricoverare in un ospedale psichiatrico dove morirà, sembra proprio per un’infezione da un piccolo taglio volontario, a un dito, durante un’autopsia… Un suicidio, per chi, come lui, ben sapeva quale sarebbe stata la conseguenza. Anche se questa versione non è universalmente accettata, in questo gesto estremo ci sarebbe veramente la conferma, tragicamente risolutrice, alle sue teorie.

Successivamente, lo studio della sua opera e l’esame delle statistiche gli dettero infine ragione, ma Ignaz Semmelweis ormai era morto e queste cose per lui non avevano più importanza.

Ma nulla è stato vano.

Nessuno più ricorda il nome dei suoi meschini e miopi detrattori, né cosa abbiano realizzato nella loro piccola vita mentre ora a lui sono intitolate la clinica ostetrica di Vienna e l’Università. E c’è un monumento nella natìa Budapest, sul quale è incisa l’iscrizione che racchiude ciò che tutti noi pensiamo di Ignaz Semmelweis e che l’ha reso immortale: “Al salvatore di madri”

 

 


 

 

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