Olimpiadi di tutti

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O le Olimpiadi si pongono su un piano diverso  come incontro dell’Umanità, oppure non hanno senso di essere, se i boicottaggi o le esclusioni alzano muri, l’incontro, il confronto e l’amicizia possono abbatterli e aprire varchi.

 


Fra pochi giorni saranno finalmente giochi olimpici e sventolerà la bandiera dei cinque anelli, simbolo dei continenti, con i colori presenti nelle bandiere di tutte le nazioni. Sono rinati per avvicinare i popoli, ma le divisioni politiche e le guerre hanno determinato boicottaggi ed esclusioni a cominciare, al termine del primo conflitto mondiale, con l’edizione di Anversa, dove furono escluse le nazioni sconfitte. Lo stesso avvenne nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale.

Approvo l’esclusione di nazioni per il non rispetto della trasparenza per il doping (vedi la Russia), ma non concordo con le esclusioni determinate da giudizi sulla democrazia interna di una nazione. Già per le Olimpiadi a Berlino del 1936 il dibattito fu acceso a causa delle persecuzioni degli Ebrei da parte dei Nazisti. Se da un lato Avery Brundage, presidente del Comitato Olimpico americano affermava che il significato fondamentale della rinascita dei Giochi Olimpici sarebbe stato compromesso se ai singoli paesi fosse stato permesso di limitare la partecipazione per motivi di classe, credo religioso, o razza, Jeremiah Mahoney, presidente dell’associazione degli atleti non professionisti, riteneva che la Germania avesse infranto le regole olimpiche che vietavano le discriminazioni razziali e religiose (leggo su Wikipedia).

Oggi dovremmo escludere troppi popoli.

O le Olimpiadi si pongono su un piano diverso  come incontro dell’umanità, oppure non hanno senso di essere, se i boicottaggi o le esclusioni alzano muri, l’incontro, il confronto e l’amicizia possono abbatterli e aprire varchi.

Pierre de Coubertin disse: “L’importante è partecipare”, citando solo parzialmente  l’arcivescovo Etchelbert Talbot che, nel corso di un’omelia per gli atleti, li aveva incitati:“L’importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente“, frase probabilmente risalente al filosofo greco Pindaro.  Io direi: “L’importante non è vincere, ma partecipare con spirito di pace”.

Anche per questa edizione di Tokio, il Cio ha invitato le nazioni ad un periodo di tregua; difficilmente purtroppo sarà ascoltato. E’ importante che almeno rimanga l’incontro fra le genti. Ciò che non riesce a partire dall’alto, può lentamente diffondersi dal basso, dagli stessi atleti.

 

E comunque in Giappone vincano i migliori, sperando che ci siano tanti Italiani.

 

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