Ogni 11 minuti un adolescente si suicida

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Un tempo la realtà spingeva il giovane verso la vita da adulto, con un ruolo sociale e mansioni
da adulti. Oggi l’adolescenza sembra poter durare fino al giorno in cui uno sarà anziano.
Non c’è alcuna spinta verso l’adesione alla realtà tipica della maturità.

Leggo sull’Agi che “nel mondo 1 adolescente su 7, fra i 10 e i 19 anni, soffre di problemi legati alla salute mentale. Il suicidio è la quinta causa di morte per i giovani tra i 15 e i 19 anni, la seconda causa in Europa. Nel mondo quasi 46.000 adolescenti muoiono a causa di suicidio ogni anno: più di uno ogni 11 minuti. Sono dati resi noti da Unicef Italia in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre”.

Unicef dice ancora: “Nonostante l’elevata prevalenza di problemi di salute mentale fra gli adolescenti, nel nostro paese i servizi di prevenzione e cura rimangono inadeguati. Prima della pandemia, nel 2019, solo 30 su 100 persone minorenni con un disturbo neuropsichico riuscivano ad accedere ad un servizio territoriale specialistico e solo 15 su 100 riuscivano ad avere risposte terapeutico-riabilitative appropriate”.

Come facevamo un tempo quando i servizi specialistici erano inesistenti? Facevamo senza; infatti siamo cresciuti ‘imperfetti’ e storti, ma i modelli di adulti che avevamo davanti erano altrettanto imperfetti e storti. I difetti e le imperfezioni fisiche, più o meno gravi, erano quasi la norma

Oggi invece un giovane si confronta con i modelli proposti da media e social: bisogna essere belli, ricchi, di successo, con dei soldi oppure sei una merda. Un tempo c’erano dei binari ben tracciati, anche troppo per cui non uno non si sentiva disorientato davanti alla vita; era già tutto deciso: vai a scuola, poi vai a soldato, poi a lavorare e quindi ti sposi. Oggi un giovane cammina in un deserto senza confini né orizzonti.

Un tempo la religione cattolica faceva crescere con sensi di colpi, ma attraverso la confessione,  una ineguagliabile seduta psicologica gratuita, riusciva anche a cancellarli, a farli diventare parte di un cammino. Oggi non esiste più una colpa, ma neanche qualcuno che dia un’assoluzione, se non uno psicologo.

Un tempo la realtà spingeva il giovane verso la vita da adulto, con un ruolo sociale e mansioni da adulti. Oggi l’adolescenza sembra poter durare fino al giorno in cui uno sarà anziano. Non c’è alcuna spinta verso l’adesione alla realtà tipica della maturità.

In compenso di adolescenti non si parla e, soprattutto, non sappiamo ascoltarli.

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