Oggi le donne in politica devono dimostrare il doppio di quello che fanno gli uomini

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Bice sostiene le pari opportunità anche se “Non è una battaglia delle donne contro gli uomini” lo affermano quelle donne che la politica l’hanno conquistata, tra cui Silvia Facchini, assessore provinciale “Perché una donna – e lo dico per esperienza personale – deve sputare l’anima per accedere alle carriere direttive?”

Nel nostro numero precedente, Caterina Liotti, presidente della conferenza delle donne elette, ha evidenziato alcuni temi sulla carenza di partecipazione delle donne in politica (che se non avete fatto vi invitiamo a leggere essendo uno dei tanti argomenti che Bice propone per alimentare il  dibattito).

Ora, in occasione della presentazione dell’attività della scuola di politica delle donne, Bice ha incontrato Silvia Facchini, assessore all’istruzione e formazione della provincia di Modena; Simona Arletti, assessore agli affari generali, decentramento, politiche per la salute, pari opportunità del Comune di Modena; Daniela De Pietri, consigliere al Comune di Carpi,  per avere un ulteriore parere, sulle difficoltà che incontrano le donne, di chi si occupa attivamente di politica e istituzioni;

 

Silvia Facchini   Riflettiamo: rispetto agli uomini è maggiore il numero delle donne che si diploma, è maggiore il numero delle donne che accede all’università e che ottiene ottimi risultati, ma perché allora – e parlo per esperienza personale – deve sputare l’anima per accedere alle carriere direttive? Le leggi ci sono, le norme ci sono, perché nella quotidianità la donna ancora deve dimostrare di fare meglio rispetto a chi non deve dimostrare nulla? Perché le ragazze di oggi esprimono gli stessi dubbi di trenta anni fa come se non ci fosse un futuro possibile per il loro essere donne, come se il destino fosse la casa e i figli? Ci sono le norme, ci sono le leggi, allora dove è inciampato il percorso?

Una ricerca effettuata circa un anno fa su 58 paesi, ha evidenziato che l’Italia è al 48°  posto per rappresentatività delle donne nelle strutture decisionali del Paese, mentre siamo all’11° per quanto riguarda la normativa che riguarda il sostegno alla maternità. Siamo molto orgogliose di questo dato sulla normativa al sostegno alla maternità, ma questo dato la dice lunga sulla cultura mediterranea dell’Italia. Certo vorremmo arrivare anche al terzo posto, ma è innegabile che rispetto alla presenza femminile nelle strutture decisionali la strada è ancora lunga. Un ruolo sempre piu’ difficile da giocare. Amministrare oggi in un società sempre piu’ complessa è difficile soprattutto perché la cultura dell’amministrare e del governare si è sempre piu’ spostata sull’immagine, sull’apparire rispetto al rapporto con la gente, rispetto ai bisogni. E’ difficile per tutti, ma a maggior ragione per le donne che in tutti i settori, dall’inserimento lavorativo, ai percorsi d’istruzione e formazione professionale, all’accesso alle carriere piu’ alte del lavoro hanno maggiori  difficoltà, e per questo credo che piu’ di altri abbiano bisogno di strumenti raffinati, colti, ma anche vari. Anche se noi siamo ancora fortunate perché abitiamo una provincia piccola, quindi è ancora possibile incontrarsi, dialogare, ma i tempi ormai di conciliazione (vita, lavoro e formazione) necessitano sempre piu’  di accessibilità e velocità. Se è vero che siano orgogliose che in provincia di Modena abbiamo tra i dati piu’ alti di lavoro femminile, l’80% delle donne con due figli minori lavora contro il 60% del nord – est,  è anche vero che i lavori delle donne sono piu’ precari di quelli degli uomini ed è anche vero che le donne fanno sempre piu’ fatica, dopo il primo figlio, a rientrare nel lavoro. Ripeto: dove è inciampato il percorso? 

 

Simona Arletti La comunità europea dà molta importanza al tema delle pari opportunità e sostiene a livello trasversale i vari programmi e le azioni che possono aiutare e promuovere la parità uomo – donna, in particolare sottolinea e premia chi cerca di coinvolgere la figura maschile nel ruolo di “nuovi padri”.  Ci sono le leggi che tendono a garantire la parità uomo – donna, ma non sono sufficienti nel senso che continua ad esserci disparità sia nelle occasioni sia nel trattamento economico. E’ necessario dare la possibilità alle donne di crescere, quindi di avere piu’ consapevolezza delle proprie capacità e abilità. Nell’ambito casalingo la donna è certamente una gran manager, e queste abilità sicuramente sono applicabili e trasferibili anche in campo lavorativo. Occorre investire sulle donne perché possa avere strumenti per agire meglio. Vediamo che molte preferiscono le associazioni di volontariato alla politica perché appare piu’ concreta la loro azione, meno ostacolata dal dover dimostrare quello che fanno, quindi un’azione piu’ diretta,piu’ concreta, ma occorre trovare il modo perché anche nella politica le donne trovino la soddisfazione nel pensare una società migliore, ma anche riuscire ad agire ed incidere, perché è solo questo rende consapevoli di aver fatto qualcosa di utile per gli altri. I percorsi sono tanti, i tentativi sono diversi, e i percorsi formativi sono utili per percepirsi come soggetto che incide sulla società.

 

Daniela De Pietri Prima o poi le donne si stancheranno di dover dimostrare sempre il doppio di quello che dimostrano gli uomini  Dobbiamo smettere di sentirci inadeguate, perché a noi viene sempre richiesto di dimostrare cosa sappiamo fare, quando ad altri non viene richiesto nulla? Credo che siamo già abbastanza in grado di fare. Dobbiamo solamente fare lobby, ma soprattutto smettere di sentirci inadeguate perché non è assolutamente vero. E continuare a confrontarci con donne di diversi partiti, che non è cosa da poco, possiamo fare cose utili per la città lasciando perdere il nostro pensare rispetto ai partiti ai quali apparteniamo. Secondo me quest
o è molto importante.

Ed è importante scambiarsi idee, chiedere informazioni, discutere di problemi, evitare errori, e quindi perdite di tempo  E in quei comuni piccoli dove c’è una sola donna, mai lasciarla sola, mai farla sentire sola.

  I sondaggi dicono che la gente è pronta a votare donna. La concretezza delle donne e il lavoro che le donne dimostrano è sicuramente riconosciuto, almeno dalle donne che, non scordiamolo, sono il 54% della popolazione. Non è una battaglia delle donne contro gli uomini, è una battaglia per dire vogliamo poter sviluppare appieno la nostra identità , dentro e fuori la famiglia, dentro e fuori il lavoro. E’ quindi necessario che anche le nostre identità entrino nei progetti istituzionali. La mediazione tra uomini e donne potrebbe portare a migliorare il progetto complessivo per tutti. Ma tutti i partiti dicono “ah le donne, le donne”, ma si fa di tutto perché non vengano inserite nelle liste, questa è una vergogna. Le donne sono pronte a votare donna, ma se nessuno glielo dice… Non dimentichiamo, poi, che se entra una donna in un’amministrazione, l’uomo deve stare a casa. Se entrano a Roma 50 donne significa che 50 a uomini devono stare a casa, ma cosa faranno? Non sanno far altro, ci sono tanti uomini infatti che fanno politica per professione, quindi si preferisce sacrificare una donna che comunque ha figli, casa, professione, altri interessi. Qualcuno ha detto che anche a Modena ci siamo sempre troppo accontentati e che abbiamo mandato avanti ad occuparsi di politica tanti imbecilli. Rispondo: qualcuna di noi sicuramente può far meglio!

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