Occorre capacità di progettare e di decidere in tempi brevi.

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Elvio Ubaldi, Sindaco di Parma ci ha rilasciato questa intervista dalla quale traspare una sua visione. Aristocratica del potere se legittimato dal consenso popolare

                  

Elvio Ubaldi, Sindaco di Parma,  è nato nella nostra città nel  1947. Laureato in Scienze Politiche, è coniugato, ha una figlia.

Dopo gli studi universitari è entrato all’Enaip (ente di formazione professionale)  dove ricopre la carica di direttore.

Eletto in Consiglio Comunale, nel 1980, come rappresentante della Democrazia Cristiana, è stato Vicesindaco di Parma dal 1985 al 1990 nell’amministrazione di pentapartito.

Ha fondato nel 1994 la lista Civica “Civiltà Parmigiana”.

E’ stato eletto sindaco il 7 giugno sostenuto dalla “sua” lista e da Forza Italia – CCD.

E’ stato rieletto nel 2002 al primo turno.

Nel suo programma l’obiettivo di fare di Parma una città moderna, civile, ordinata e solidale, una vera “città europea”.

 

Quando è diventato Sindaco Lei si è trovato Parma, città operosa,ricca, ospitale…vada avanti lei evidenziando le caratteristiche più salienti di allora.

 

…ma anche incerta sul proprio futuro, arretrata sul piano infrastrutturale e strutturale, impotente nella soluzione di problemi che si rincorrevano da molti anni. Grande parte dei cittadini erano delusi dal Comune e scettici sulla sua capacità di dare alla città capacità di sviluppo.

 

Rispetto a prima dunque come è oggi e come pensa o spera di lasciarla?

 

Spero di lasciare una città che ha riacquistato fiducia in sé stessa e convinzione di poter essere un’importante realtà. Grandi investimenti, potenziamento dei servizi e rinnovamento dell’apparato comunale  nei rapporti con i cittadini hanno avviato una fase di innovazione. Una città che ha compreso che si possono coniugare la quantità con la qualità degli interventi, la funzionalità con la bellezza, la salvaguardia della tradizione con la più forte innovazione. Una città all’avanguardia in molti settori, consapevole dei numerosi problemi che restano da risolvere ma anche convinta di avere la capacità di affrontarli.

 

Con l’elezione diretta si viene ad innestare un rapporto più stretto tra sindaco e cittadinanza. Come stanno reagendo i partiti? Quale ruolo stanno assumendo?

 

I partiti non sono ancora riusciti a definire il proprio modo d’essere. Seguono vecchie impostazioni e riti incomprensibili con le esigenze della società contemporanea. Vivono malamente l’attuale stagione e cercano di conservare un potere che i cittadini non sono più disposti a riconoscergli. I partiti possono avere ancora un ruolo decisivo nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini, ma non possono pensare di continuare ad essere quelli che sono stati e non possono pretendere di concentrare tutto il potere, di essere cioè gli unici soggetti che legittimano chi amministra.

 

Va bene così o in base all’esperienza fin qui maturata occorrerebbe rivedere qualcosa?

 

Bisogna rivedere molte cose. I partiti devono assumere un ruolo di progettazione, di rappresentanza diventando elementi di sollecitazione per chi amministra. I partiti infatti si muovono in categorie politiche che in larga parte non trovano più riscontro nella società contemporanea. Promuovono ancora modelli e programmi ispirati a ideologie di destra o di sinistra relative ad una società che non esiste più. Oggi bisogna invece conciliare capacità di rappresentanza con efficacia di governo, capacità di progettare e di decidere in tempi brevi. L’elezione diretta del sindaco si rivela dirompente rispetto alle vecchie logiche politiche ma efficace rispetto al governo della città. Riesce a stabilire un rapporto unico con i cittadini, i quali vedono una connessione diretta fra decisione e responsabilità. Non è vero che il sindaco ha un potere assoluto perché sono molti i contrappesi che limitano la sua azione in un sistema istituzionale e normativo come il nostro (organi centrali e periferici dello Stato, Regioni, Province, Sovrintendenze …), ma al tempo stesso nel proprio ambito può garantire efficacia di governo. Tornando quindi alla domanda la risposta è “niente”

 

Sono un turista curioso e mi fermo a Parma per una settimana. Da cosa mi accorgo che è una città governata da una coalizione di centro destra?

 

Da nulla, poiché la nostra azione non è guidata da presupposti ideologici che tra l’altro sarebbero anacronistici nella società di oggi.

 

Quale è il fiore all’occhiello da mostrare come simbolo del suo governo della città?

 

Possono essere molte le strutture e le infrastrutture che hanno modificato l’immagine e la funzionalità dell’attuale città, molte altre devono essere ancora portate a termine. Ma il vero fiore all’occhiello non è visibile, poiché immateriale ed è lo spirito nuovo che sta animando la città. Ad esempio servizi che vedono il cittadino al centro del progetto, cittadino: è l’avvio di una nuova relazione con il cittadino in cui si eliminano le sovrastrutture burocratiche per riconoscere la persona come soggetto di diritti.

 

Cosa apprezza o invidia nelle forze di opposizione ?

 

Posso solo apprezzare che l’opposizione ci sia visto che in cinque anni hanno cercato di ritardare tutte le operazioni rinunciando quasi sempre al confronto costruttivo, attestandosi in posizione di sostanziale conservazione dell’esistente.

 

Con uno slogan come vorrebbe essere ricordato come Sindaco di Parma?

 

Come un sindaco che ha inteso una visione della città complessiva e moderna e ha lavorato per ottenerla.

 

 

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