Nuove costruzioni? No grazie

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I cambiamenti demografici e sociali vanno ad incidere pesantemente sulla ricchezza e sul tenore di vita del ceto medio. La perdita di valore delle case ne è un esempio. art. del Sen. Paolo Danieli

L’edilizia, che come tutti sanno rappresenta un volano per l’economia, è in crisi. Dal 2008 sono saltati, considerato l’indotto, 350.000 posti di lavoro; 7.200 imprese sono state chiuse; 5 milioni di ore di lavoro sono state perse, ci sono 37.000 disoccupati.

La causa è intuibile: lo stato e i cittadini non hanno soldi e quindi il settore è fermo. Ma non è solo questo. Ci sono dei motivi demografici e sociali ben precisi: l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione delle nascite, il prolungamento della convivenza con i genitori dei giovani che non trovano lavoro e che quindi non costituiscono nuovi nuclei familiari.

Il tutto si traduce in una diminuita domanda di case a fronte di una maggior offerta che, in termini economici, significa perdita del valore immobiliare.

Inoltre questa situazione ha implicazioni molto gravi sugli assetti sociali del nostro paese, fondato sul ceto medio.  Gli italiani, che notoriamente sono dei risparmiatori, hanno tesaurizzato nel mattone e la perdita di valore degli immobili significa sostanzialmente un ulteriore impoverimento, come se la crisi  non bastasse.

Che fare allora? Certamente si dovrà puntare sulle opere pubbliche, come insegna la storia recente, reperendo risorse dalle dimissioni del patrimonio immobiliare dello stato. E si dovrà anche investire sulla riqualificazione urbanistica e sul restauro dell’esistente.

Ma una cosa e’  certa: non si può continuare a costruire. Prevedere, come prevedono generalmente i piani regolatori dei comuni, la costruzione di nuovi edifici significa non avere una visione prospettica della società. Non solo. Costruire altre case che non verranno mai vendute e che rimarranno vuote, come è vuoto un numero sempre maggiore di appartamenti, basta girare per le strade e guardarsi attorno, significa portare al fallimento altre imprese edili, oltre che far diminuire ulteriormente il valore degli immobili esistenti.

 

 

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