Non trovo le parole

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""...negli stessi giorni del sisma e dello tsunami in Giappone, ancora sotto l’incubo dello sfiorato, ma non scongiurato, disastro nucleare, nasce una nuova guerra""
art.di Maria

 

Nell’ipocrita teatrino che per taluni sono i rapporti interpersonali e i contatti umani, ci sarà anche chi   ricorre a vuote frasi, come quella che ho adottato come titolo,usandole come comodi strattagemmi liberatori, per togliersi d’impaccio senza fatica, in ogni circostanza e in ogni situazione.

Ma, cercando di non essere troppo cinici, si può dire che non sempre, e non tutti, le usano in tal senso. Talvolta, dice, o scrive, “Non trovo le parole” chi non riesce a trovare parole che degnamente possano rivestire il suo pensiero, o l’emozione, o la commozione, o lo scoramento, o la pena.

Credo che in questi giorno, a dire  “Non trovo le parole” sia stata la maggioranza delle persone.

Non sono mancate, nella cronaca, le occasioni di fronte alle quali davvero non si trovano parole adeguate, non solo per i nobili moti dell’animo di cui sopra, ma anche per altri, che fanno meno onore, ma che sono altrettanto profondi e insopprimibili.

Rabbia, indignazione, disgusto, paura. Certo, anche paura.

Forse abbiamo bisogno di silenzio, un silenzio partecipe, non il silenzio meschino dell’indifferenza, o quello colpevole della complicità.

Abbiamo bisogno tutti del silenzio della riflessione e, insieme, del silenzio dell’azione… Il silenzio di chi non si perde in vuote chiacchiere e in assurde discussioni ma, effettivamente, fa qualcosa.

Basta con le parole, di fronte alle morti di bambine innocenti, basta parole, di fronte all’insipienza di una classe politica, al governo o all’opposizione,  che spreca tempo e denaro dei cittadini, basta parole, di fronte alla totale incoscienza nel gestire problemi immani, come l’approvvigionamento energetico, l’economia, la sicurezza, la salute.

L’arroganza e la brama di potere, unite alla totale indifferenza per i diritti degli esseri umani, per la giustizia sociale, per la libertà dei cittadini, portano masse di disperati allo sbando, travolti da crisi economiche, sovvertimenti politici, guerre civili.

Gli eventi naturali stanno mostrando in questi giorni tutti i loro tragici effetti, ricordandoci quanto siamo piccoli, quanto siamo vicini, gli uni agli altri, pericolosamente esposti a pericoli comuni, compreso quello della contaminazione radioattiva, eppure, negli stessi giorni del sisma e dello tsunami in Giappone, ancora sotto l’incubo dello sfiorato, ma non scongiurato, disastro nucleare,  nasce una nuova guerra.

Anche di fronte a questo il cittadino può non trovare le parole, ma, da abitante dell’Europa e del mondo può legittimamente cercare di interrogarsi, sull’opportunità, sulla coerenza, nonché sulle conseguenze di una guerra, quella contro Gheddafi,  della quale non tutto è chiaro. Anzi, i nostri governanti si affannano addirittura  a dirci che non è guerra.

Sarà.

Ma se non è guerra, è qualcosa che maledettamente le assomiglia.

 

 

 

 

 

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