Non suffècit

Condividi su i tuoi canali:

Avverto che il contenuto della seconda parte dell’articolo, a causa dell’efferatezza e dell’abominio dei fatti narrati, potrebbe turbare le persone di animo particolarmente sensibile.

Te l’avevo detto che mi scappava da ridere [1] . Così deve aver confidato Iuppiter O. M. [2] al suo Re Travicello, valutando con serena soddisfazione gli effetti della signorile campagna di stampa tanto sapientemente concertata.

Il padre degli dei non aveva fatto mancare nulla al suo pupillo: dalle trombette televisive alle testate internazionali (ricordate? “Le teste di legno fan sempre del chiasso”), dalle foto scattate da grande distanza con certosina pazienza al fantasmagorico festino per il 18° compleanno di Noemi Letizia.

Ora a Iuppiter O. M. non resta che spronarlo affinché persuada il popolo della Sinistra, per definizione acculturato e notoriamente di superiore intelletto, che la battaglia elettorale è vinta.

Il padre degli dei per rincuorare la sua creatura ha apostrofato il popolo della fanghiglia con queste parole:

Volete il serpente

che il sonno vi scuota?

Dormite contente

 costì nella mota,

o bestie impotenti:

per chi non ha denti,

è fatto a pennello

un Re Travicello! [3]

Curiosi e interessanti, anche per certi risvolti di natura clinica, sono gli esercizi, talvolta commoventi talaltra divertenti, attuati per convincere i propri elettori e simpatizzanti che l’esito del voto espresso dall’italica gente è stato, tutto sommato, più positivo del previsto.

A tale proposito, sarebbe interessante conoscere chi è stato quel solerte onocefalo (in pura chiave metaforica, s’intende) che ha posto l’asticella della “vittoria” al 25%: non è forse vero che se l’avesse posta al 13% ora tutta la Sinistra dei “valori chiari e certi” potrebbe vantare una “vittoria” epocale con tanto di raddoppio dei voti?

Codesti esercizi devono essere un “valore” particolarmente prezioso per la “cultura” marxista: essi consistono nel far credere al proprio popolo, che evidentemente è considerato una sorta di “massa bovina”, di aver vinto anche quando si è colati a picco e per di più con discreto disdoro. Disdoro che deriva non tanto dalla sconfitta in sé, quanto dal “come” la si è ottenuta; ed è dalla fine della Seconda Guerra mondiale che viene praticata codesta forma di onanismo mentale.

In passato codesta fu incombenza dei Secchia, dei Pajetta, dei Togliatti e compagnia cantando; nell’attuale tornata elettorale invece si sono particolarmente distinti in cotale caritatevole compito l’onorevole Bindi Maria Rosaria e i suoi altrettanto onorevoli colleghi Fassino Piero Franco Rodolfo e Finocchiaro Anna Maria Paola Luigia, ma sono certo che entro breve scenderanno in campo anche altri fulgidi condottieri, finché la gioiosa macchina da guerra vincerà.

All’alba vincerà.

Il Re Travicello merita, anche per via del rango, un discorso a parte.

Prima di conseguire la squillante vittoria europeo-provincial-comunale, il gigante del pensiero politico, opportunamente ispirato e suggestionato d
alle veline
[4] di Iuppiter O. M., ha persistito nella regale pretesa di insegnare i suoi “valori” e la sua “etica” all’italica gente.

Il Re Travicello, regalmente incurante del modesto memento [5] indirizzatogli da chi scrive (memento riguardante i “valori” e le gesta che fanno parte del suo fulgido passato: Rolando Rivi [6] , Moranino [7] , Audisio [8] , etc. etc.), si è asperso abbondantemente con “Arrogance”, l’eau de toilette della Sinistra, ha assunto l’aria spocchiosetta e arrogantella che gli è congeniale, è salito sul piedistallo di mota e, agitando nell’aria la bacchetta, anzi, lo scettro, ha pronunciato i suoi proclami di sapore “etico” sui “valori certi e chiari” che deve avere chi ha responsabilità di governo.

Sembra che il Re Travicello non abbia ancora capito, forse perché ancora nessuno glielo ha spiegato con calma e bene, che l’“etica” e i “valori” cui si rifà sono quelli che, seppur indefessamente sbandierati e strombazzati da oltre mezzo secolo dai comunisti e dai loro cuginetti catto, nulla hanno a che vedere con l’Etica e i Valori. Anzi, ne sono l’esatto contrario; e le prove concrete, se mai fossero necessarie, sono i frutti generati, i crimini abominevoli commessi, etichettati con il marchio comunista ed originati da quei “valori” e da quell’”etica”.

Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni [9] . Ricorda il Re Travicello Colui che ha pronunciato queste parole? Certamente sì, visto che, fattosi seguire da una leccarda colma di paparazzi, cineoperatori e trombettieri, si è recato nel borgo natio per farsi riprendere mentre “giura” sulla Sacra Bibbia.

Ora, poiché non suffècit il memento [10] circa le gesta dei “valorosi” assassini di Rolando Rivi e degli onorevoli assassini Moranino F. e Audisio W., narrerò le imprese onuste di “valori” compiute da alcuni combattenti, anche questi “valorosi”, delle brigate partigiane italiane e slovene.

Seconda parte

Riaffermo che i contenuti di questa parte dell’articolo potrebbero turbare le persone di animo particolarmente sensibile.

Una ventina di partigiani appartenenti alle formazioni “garibaldin
e” della cosiddetta “Guardia del Popolo” formata da circa quattrocento comunisti italiani e sloveni, la sera del 23 marzo 1944, dopo aver circondato la caserma del distaccamento posto a protezione della centrale idroelettrica situata a valle di Bretto di Sotto, catturarono dapprima due Carabinieri
[11] , mentre erano sulla via del ritorno dal paese, poi i due Carabinieri di guardia e, infine, gli altri otto.

A marce forzate raggiunsero Malga Bala passando per il monte Izgora e la Val Bausiza.

Il lungo tragitto venne intervallato da poche soste, di cui l’ultima, la sera del 24 marzo, in una stalla sita sull’altipiano di Logje (853 m s.l.m.). Qui venne somministrato ai Carabinieri un pastone a cui erano stati aggiunti soda caustica e sale nero, usato per il bestiame perché ad elevato potere purgante.

La mattina successiva, in preda ad atroci spasmi, i Carabinieri furono costretti a percorrere l’ultimo tratto che li divideva dal casolare sito sul pianoro di Malga Bala.

Quivi i partigiani manifestarono i loro “valori” e la loro “etica”così:

       il Vicebrigadiere Perpignano, dopo essere stato denudato e sodomizzato, venne dapprima arpionato ad un calcagno con legno ad un uncino, appeso a testa in giù ad una trave e costretto a vedere la fine di tutti i suoi uomini. Dopo che l’Ultimo di essi fu trucidato Egli venne finito a calci in testa.

       Gli altri Carabinieri vennero sterminati dopo essere stati incaprettati con filo di ferro, legato anche ai testicoli, cosicché i movimenti parossistici sotto i colpi di piccone inferti sullo sterno amplificassero il dolore; ad alcuni furono tagliati i genitali e conficcati loro in bocca; ad altri vennero sbriciolati gli occhi; ad altri ancora venne infine sventrato il cuore a picconate.

       In particolare al Carabiniere Primo Amenici venne infilata nel cuore squarciato la fotografia dei suoi cinque figli.

Al termine di questo “valoroso” scempio, i poveri resti dei corpi, legati col filo di ferro, vennero trascinati a qualche decina di metri dal casolare ed ammucchiati ai piedi di un grosso masso e parzialmente ricoperti dalla neve.

Una pattuglia di militari tedeschi in perlustrazione scoprì i cadaveri dei militari e li recuperò.

I cadaveri furono ricomposti presso la chiesa di Tarvisio tra il 31 marzo ed il 2 aprile 1944.

I funerali si svolsero presso la stessa chiesa il 4 aprile 1944.

Terza parte

Sùfficit [12] o devo continuare?

Torno a chiedere: con questi precedenti storici non aggettivabili, rigorosamente sottaciuti, mai denunciati né tantomeno condannati apertamente, il Re Travicello e la sua vasta corte hanno la pretenziosa presunzione di impartire lezioncine sui “valori certi e chiari” e sull’”etica”?

Sarebbe già un piccolo progresso se il saputello Re Travicello, anziché schizzare la melma della morta gora in cui galleggia, ripassasse la Storia recente, dal 1943 ai tempi nostri, o meglio la studiasse con un minimo di serietà.

Tornando a Malga Bala, ho letto da qualche parte le miserande e demenziali “giustificazioni” accampate, con la consueta intollerabile sicumera, dai soliti negazionisti e dalla “cultura” che li alimenta.

Le argomentazioni addotte, di immonda abiezione, si fondano, oltre che su risibili congetture di ordine tattico militare, sul meschino quesito circa chi possa aver testimoniato allora e possa testimoniare oggi quegli accadimenti (dato che nessuno sopravvisse) e altre nequizie affini. Non si tratta di ciarpame, ma di nauseabondo liquame putrefatto: forse una delle essenze con cui viene prodotto in quantità industriale “Arrogance”.

A proposito: qualcuno ha detto al Re Travicello che l’eau de toilette “Arrogance” con cui si asperge con tanta dovizia, olezza, in pura chiave metaforica s’intende, di valerianato di caprile, di lezzo di piedi mai lavati e anche di liquame putrefatto?

Vale la pena invece di annunciare che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con decreto del 27 marzo 2009, ha insignito i dodici Martiri Carabinieri della Medaglia d’Oro al Merito civile. Sono trascorsi sessantacinque anni, ma, a differenza di tutti gli altri che lo hanno preceduto, ha avuto il coraggio di farlo.

Naturalmente la notizia, un po’ scomoda da raccontare, è stata ignorata dalla Rai, dalle altre reti Tv e dalla stampa [13] : è il consueto sudario di piombo che caratterizza la lobby dell’informazione italiana: giornaloni, giornaletti, TG vari, trombette degne di Barbariccia e del suo manipolo [14] . Tutta mercanzia di prima qualità capace solo di berciare ad ogni piè sospinto, proprio perché inguaribilmente asservita, per rivendicare il diritto di “libera” informazione e di “indipendenza”, o di raccogliere firme, come fecero ai tempi del Commissario Calabresi.

Reticenza (quando non la greve coltre di silenzio totale sui fatti storici scomodi), fandonie, mistificazioni, denigrazione di coloro che non si allineano, distorsioni della verità fino alla negazione dell’evidenza, sono i pilastri dell’edificio della cosiddetta “cultura” che egemonizza l’Italia da oltre mezzo secolo.

Tale edificio, si auspica molto presto, finirà in macerie così come finì in macerie il Muro della vergogna vent’anni orsono.

Quarta parte

Le spoglie di quei Martiri riposano ora in una torre medievale di Tarvisio.

… schiavi

sol del dover, usi obbedir tacendo

e tacendo morir …

Questi i nomi dei Carabinieri trucidati (quasi tutti ventenni ed al primo incarico):

 

1.   Primo Amenici, Carabiniere nato a Crespino il 5 settembre 1905;

2.   Lino Bertogli, Carabiniere nato a Casola Montefiorino il 19 marzo 1921;

3.   Ridolfo Colsi, Carabiniere nato a Signa il 3 febbraio 1920;

4.   Michele Castellano, Carabiniere aus. nato a Rochetta S. Antonio l’11 novembre 1910;

5.   Domenico Dal Vecchio, Carabiniere nato a Refronto il 18 ottobre 1924;

6.   Fernando Ferretti, Carabiniere nato a San Martino in Rio il 4 luglio 1920;

7.   Antonio Ferro, Carabiniere nato a Rosolina il 16 febbraio 1923;

8.   Attilio Franzan, Carabiniere nato a Prola Vicentina il 9 ottobre 1913;

9.   Dino Perpignano, Vicebrigadiere nato a Sommacampagna il 17 agosto 1921;

10. Pasquale Ruggero, Carabiniere nato a Airola l’11 febbraio 1924;

11. Pietro Tognazzo, Carabiniere aus. nato a Pontevigodarzere il 30 giugno 1912;

12. Adelmino Zilio, Carabiniere nato a Prozolo di Camponogara il 15 giugno 1921.

… ai modesti ignoti Eroi, vittime oscure

Onore, onore ai prodi Carabinieri! [15]

http://www.Carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/M/4+M.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Malga_Bala



[2] Scalfari Eugenio

[3] Da “Il Re Travicello” di Giuseppe Giusti

[4] Rammento a chi non lo ricordasse che con il termine “velina”, si soleva indicare, illo tempore, una notizia diffusa da un’agenzia di stampa. Il vocabolo trae origine dal mezzo di controllo del fascismo sulla stampa, consistente appunto in fogli di carta velina con tutte le disposizioni obbligatorie da seguire. Come è vera la teoria di G. B. Vico sui “corsi e ricorsi della Storia”.

[5] Imp. fut. del verbo meminisse: alla lettera «ricorda!», ma ha assunto anche il significato di monito, avvertimento.

[9] Mt. 7, 18 – Il versetto successivo recita: “Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco”.

[10] Non è stato sufficiente il monito.

[11] Il Vicebrigadiere Perpignano ed il Carabiniere Franzan

[12] È sufficiente

[13] Per quanto mi è dato conoscere fa eccezione Libero che, nell’edizione del 29 maggio 2009, ha pubblicato la notizia in un articolo di Miska Ruggeri.

[14] Inf. XXI, v. 118 e seg.

[15] Da “La Rassegna di Novara” di Costantino Nigra

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Amici della Musica di Modena

CONCERTI D’OGGI Domenica 11 dicembre – ore 17:00 Modena – Hangar Rosso Tiepido DUO PIANISTICO SCHIAVO-MARCHEGIANI Marco Schiavo – pianoforte Sergio Marchegiani – pianoforte Musiche