Non sono xenofobo

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Sul problema immigrazione, che in questi giorni sta scuotendo ulteriormente la nostra popolazione, abbiamo intervistato Arrigo Martinelli, conosciuto commentatore di Bice. Vengono espressi pensieri e valutazioni, pensiamo molto diffusi e condivisi tra la nostra gente. Dai lettori di Bice, sia favorevoli che contrari, attendiamo i commenti in proposito.

Signor Martinelli, lei dice di se stesso “non sono xenofobo”. E’ una affermazione  come tante altre in libera uscita o è frutto di sua convinzione?

 

Oltre che ad essere orgogliosamente Modenese DOC, nato in centro storico, svisceratamente “”Zemian”” e con il sangue giallo blù mi reputo cittadino del pianeta. Coloro che mi conoscono profondamente sanno che ho cominciato a viaggiare per il mondo sin da quando avevo “”le braghe corte””. Avendo visitato i cinque Continenti,188 nazioni differenti e riempito ogni singola pagina od angolino con visti e timbri  di ben 37 passaporti;  credo di possedere l’esperienza per parlare  di come girano le cose nel mondo. Credo di possedere il giusto viatico per parlare  confrontandomi sull’argomento caldo del momento.

 

Prendiamo atto, Prego si accomodi e la accontentiamo subito. L’argomento caldo, tra i vari bollenti sul piatto, è quello inerente alla concessione della cittadinanza italiana . Lei come la pensa?

 

Diciamo meglio: Il rilascio della cittadinanza Italiana agli stranieri residenti sul territorio nazionale da almeno cinque anni. Da sempre attento,ed oggi ancora di più,all’evolversi degli eventi cittadini mi va di fare alcune riflessioni e considerazioni del tutto personali. Il montare in cattedra di persone che sputano sentenze e che,al massimo delle loro esperienze di vita extranazionale,hanno nel loro bagaglio culturale una visita in Egitto sulle spiagge di Sharm ek Sheik od un viaggio,ora tanto di moda,nella foresta Messicana del Chiapas: semplicemente mi irrita. Tutto questo è forse il conoscere la politica internazionale,l’internazionalizzazione economica  e ciò che ne consegue?Tutti parlano e straparlano del Darfur ,del popolo Saharawi,di Shiti e Sunniti,dell’intervento ONU nell’isola di Timor o della guerra inter-religiosa fra Indiani e Pakistani nel lontano Kashmir Himalayano. Del Kosovo e della guerriglia in Cecenia,dei ribelli della Colombia e degli indipendentisti del Kurdistan Turco, di Hezbollah ed Alqaeda. Un “”mix”” di meloni e cocomere buttati alla rinfusa sul banco del fruttivendolo o meglio sul campo politico. Mi piacerebbe fare loro un esame di geografia. Ben pochi saprebbero indicarmi,di primo acchito,dove si trova, ad esempio,Bassora in Iraq. Una corsa affannosa per chi meglio si loda. Un risultato finale da imbrodatura collettiva generalizzata in modo incorretto per mancanza di conoscenza diretta. Sono diventati tutti esperti nell’informarci dove e quale sia la soluzione del problema concernente la crescente immigrazione. E dove si sta? O tutti di quà o tutti di là.

 

Siamo d’accordo : il problema che ci sta davanti è di difficile soluzione perché ci trova anche impreparati come bravi ignorantelli, ma lei ritiene che ci sia qualche esperto in grado di darci la giusta risposta?

 

Le riflessioni pacate le proposte concrete a livello nazionale e cittadino sono poche se non assenti. Scambi qualche riflessione con militanti di sinistra e ti senti apostrofare con :Sei ottuso. Come è successo a me in occasione di una conversazione intervenuta con un fervente supporter  della “”Quercia””. Imposti un dialogo con persone di destra e ti senti apostrofare:Sei una mammoletta !Sempre come è successo a me. Discorsi e riflessioni spesso si confondono fra di loro ed allora: Giustizia,cooperazione,religione,usi e costumi,cristianità ed altre confessioni entrano in un calderone da cui si fatica ad uscirne.

 

Mi scusi,  facciamo un po’ di chiarezza altrimenti ci perdiamo anche noi. Stando a questa generale carenza di idee chiare. Esiste almeno un metodo chiaro sul come affrontare il problema?

 

Voglio essere schietto. Sono per l’integrazione ed il civile rapportarsi fra gli individui. Professino essi la mia stessa religione oppure no,abbiano lo stesso colore della mia pelle oppure no,condividano i miei pensieri oppure no. Ciò che non sopporto è l’arroganza di quegli individui che ritengono di essere,obbligatoriamente,ricevuti a braccia aperte. Coloro che hanno scambiato l’Italia come il paese di Bengodi e la città di Modena come quella dei Balocchi. Luoghi dove si giunge per  spesso scientemente delinquere. Non sopporto neppure profeti e predicatori.

 

Ha in mente per caso qualcuno? Fuori i nomi!

 

Ultimamente il Consigliere Comunale Indipendente Achille Caropreso pare essere mutato. Anche lui ha iniziato un tortuoso cammino che ascetticamente lo  porterà a percorre a ginocchioni il tappeto dell’ipocrito buonismo cittadino. Anche lui ha visto la luce. Una mutazione genetica di pura convenienza che mi fa pensare e mi preoccupa. Una mutazione genetica buonista e lassista da
  “”Libro Cuore””. Una apertura alla San Giovanni Bosco dove l””esemplarita”” dei “”Nuovi”” visitatori sarà il percorso di integrazione ed il passaporto che garantirà loro la cittadinanza. Ma che cosa è l’esemplarità annunciata dal Caropreso pensiero? Esemplare. Un aggettivo che dice tutto e non dice nulla. Ciò che per il Consigliere cittadino del  gruppo Indipendente può essere esemplare per me potrebbe essere assolutamente irrilevante e non determinante. Pagare l’affitto al padrone di casa nel giorno dovuto è esemplare? Andare in motociclo con il casco è esemplare? Non possedere armi atte ad offendere è esemplare? Potrei dilungarmi.

 

Tutto questo per dimostrare cosa?

 

Trovando tutto questo normale e non esemplare affermo fortemente che la concessione dei diritti di cittadinanza deve andare ben oltre.  Essere sottoposta ad una analisi da lente di ingrandimento e non riguardante il riassunto delle singole esemplarità.  Molti immigrati conservano abitudini che per loro sono normalissime ma per me ed altri non lo sono in modo assoluto. Un buon esame comportamentale che disserti sul senso civico delle persone dovrebbe essere alla base di ben più seri esami che permettano ciò che il futuro nuovo cittadino chiede e si aspetta. Amo strade,parchi e marciapiedi puliti :spesso i loro luoghi di ritrovo ,conseguentemente i nostri,non lo sono. Rispetto le file e la compostezza pubblica : non vedo tutto questo in molti di loro. Voglio sicurezza nelle strade e non solo. E’ sotto gli occhi di tutti quanto questo problema diventi esponenzialmente grave. Tutto ciò non significa avere una visione piccolo borghese della vita. Significa possedere quegli elementi di civiltà che lentamente e faticosamente si sono sedimentati negli anni in quasi tutti noi.

 

 

Ma queste sono le stesse cose che dicevano in molte nazioni del nord europa di noi italiani

 

Lo so. Esiste chi getta cartacce e rifiuti per terra come a Napoli. Ma anche a …Torino,Milano e Modena. Cittadini barbari  ed incivili, ma almeno loro si possono additare ad esempio e sanzionarli gridando : Vergogna. I nostri “”Extra”” dovrebbero cominciare ad apprendere questo ed altro. Africani che sporcano per terra in quanto pensano che non sia grave. Cinesi che sputano nei luoghi pubblici perchè da loro è  ancora usuale. Mediorientali che sui mezzi pubblici non fanno sedere le donne perchè da loro il problema non esiste. Ucraini,Moldavi ed Albanesi che orinano dove capita. Maghrebini che bivaccano davanti alle nostre chiese tracannando birra ed alcoolici. Tutto questo con il razzismo non c’entra. Diversità di opinioni o libertà nell’espressione di culto non fanno attrito con il mio bagaglio etico-culturale. Mi tacciate comunque di xenofobia ed ottusità ? Allora si sono uno xenofobo con alto senso civico. Proprio per questo quando vedo una fila ordinata in banca od alle poste penso a quanto tempo abbiamo impiegato per arrivarci. Ed altrettanto penso in quanto poco tempo potrei essere non più in grado di godere di questa piccola forma di civiltà e rispetto. Quindi integrazione si e cittadinanza anche ma dopo controllo,esami,accertamenti e considerazioni accurate.

 

Capisco le sue preoccupazioni, ma questa discussione sulla ampiezza dei tempi di ammissione all’idoneità mi sembra un diversivo per non affrontare il problema

 

Cinque anni sono troppo pochi.Il calendario non fa testo. In cinque anni si frequentano le scuole elementari di formazione e poi si approda alle scuole della maturità. Questo percorso significherà bene qualche cosa? Conseguentemente coloro che giungono allo sbaraglio non matureranno mai in così breve tempo. Le regole,le leggi,i decreti e gli anni solari non possono essere certezze per stabilire se il nuovo arrivato è in grado di essersi effettivamente integrato alla nostra cultura,alla nostra storia ed alla nostra democrazia. Perchè quindi voler affrettare i tempi? Il sentirsi cittadini con diritti e doveri. Il possesso di un passaporto di un certo colore piuttosto che un altro. Potranno essere dettagli essenziali per sentirsi integrato? Lo dubito fortemente. I recenti casi di pura ed estrema violenza mi confortano nel mio pensiero. L’avere compreso e recepito costumi e regole del vivere sociale è alla base della civiltà del singolo. Perchè,mi ripeto, volere affrettare tempi,regole e condizioni a tutti i costi? Perchè abbandonarsi ,per puro calcolo di proselitismo elettorale,a non voler rendersi conto di una situazione oltremodo in fase di esplosione? Rischiamo una “”implosione”” del sistema e l’avvicinarsi di una fase di non ritorno. I soli Africani ammontano a 800 milioni e larga parte di essi considerano l’Europa,l’Italia e le nostre città come il paese di Shangrilà. Non facciamo in modo di illuderli ma allo stesso tempo di illuderci. Occorre intervenire all’origine. Con la certezza che tramite interventi dei paesi della comunità anche le nostre libertà ed i nostri diritti siano automaticamente preservati,protetti e salvaguardati.

 

Quindi come sintesi lei quale via indica?

 

 La strada giusta è quella del rigore. E’ giusto tendere una mano. Forse anche due qual’ora si possa. Non facciamoci però ubriacare  da una spirale  di compassione che può generare problemat
iche oggi impensabili  o valutabili. Modena,Sassuolo ed altre città su tutto il territorio Nazionale stanno pagando duramente per quella politica che non vuole distinzioni fra regole chiare e permessivismo. Pare che anche in città tutto questo non sia compreso o non voglia essere compreso dai più. In  “”primis”” da una parte dei nostri amministratori cittadini. Termino con un :Chi vivrà vedrà. Permettendomi di aggiungere,concludendo,che il mondo che verrà non è certamente quello che i nostri progenitori si sarebbero aspettati

 

 

 

 

 

 

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