“”Non si dà cultura senza libertà di parola””

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Modena  e  Vittorio Sgarbi : dal 1985 oltre 200 volte a Modena.  L’ultima, domenica  12 febbraio 2017 al “Forum Monzani” : record assoluto di presenze. Servizio fotografico a cura di Corrado Corradi

 


Vittorio Sgarbi è il più preparato e famoso critico e storico dell’arte del nostro Paese. Ma è anche un grande scrittore-saggista , regista di opere liriche, operatore culturale e curatore di mostre d’arte ed eventi artistico-culturali e, da alcuni anni, anche politico (è stato anche un “provocatore ma geniale” Sottosegretario ai Beni e Attività culturali)  e intelligente amministratore pubblico (Sindaco e Assessore alla Cultura) . E’ un eccellente comunicatore che si rivolge ai lettori e ai telespettatori in modo  diretto, semplice, ironico, con grande carisma. Nel 2014, è stato nominato Ambasciatore per Expo 2015 per le Belle Arti.   Nel suo  saggio “Il tesoro d’Italia. Gli anni delle meraviglie: da Piero della Francesca a Pontormo” si presenta così: “ La mia vita è un lungo tentativo di scappare dal pensiero della morte. Non mi fermo. Perché se uno si ferma, riflette. Fuggo attraverso il mio vitalismo” Nello stesso volume il giornalista-scrittore Gian Antonio Stella, tra l’altro, scrive: “ci vuole  un fisico bestiale per fare il critico d’arte alla “Sgarbi”.. ha un carattere fumantino. Racconta con penna felice e leggera non solo le ricchezze lasciate dagli artisti più celebri, ma quelle più nascoste. A volte , celate nei borghi sperduti.. Ha una sete insaziabile di bellezze e a questa sua pazza corsa su e giù per l’Italia, senza fermarsi, senza fermarsi, senza fermarsi”. Come scrive Luca Doninelli,(nella introduzione al terzo  volume  di Sgarbi, ”Il tesoro d’Italia. Dal cielo alla terra. Da Michelangelo a Caravaggio”).  “dopo studi eccelsi e grandi maestri e romantici astratti furori, occorre scoprire” E Sgarbi va, indaga, scopre e racconta. “Molto più pasoliniano   di tanti esegeti.. ma anche profondamente dannunziano e longhiano e testoriano  , condivide le teorie dei maestri non nell’ordine del discorso ma solo nella misura   in cui esse si fanno corpo, carne, sangue. Perché l’Italia ha questo di strano, che non la si può conoscere, se non la si percorre tutta da capo”                                            

Nell’introduzione de “Il tesoro d’Italia: dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo” (quarto volume de “Il tesoro d’Italia”, appena pubblicato dalla nuova casa editrice “La nave di Teseo”, voluta e diretta da Elisabetta Sgarbi. In cinque volumi. “Il tesoro d’Italia” vuole  essere la storia  e geografia  dell’arte italiana di Vittorio Sgarbi), il giornalista culturale e scrittore Paolo di Paolo, tra l’altro, scrive: “il viaggiatore non si ferma. La meraviglia cresce. “L’Italia appare come quel luogo della bellezza infinita di cui parla Peter Greenaway, attraverso dipinti, sculture, oggetti spesso mai visti” Così scrive Vittorio Sgarbi verso la metà del volume “Dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo” –nuovo capitolo di un lungo viaggio per tappe alla scoperta e riscoperta del tesoro d’Italia. Una passione viscerale, ostinata per la bellezza spinge Sgarbi a muoversi lungo luoghi più o meno esposti e meno frequentati: lo vediamo in cerca di quadri remoti e difficili”. –E Sgarbi confessa un’antica predilezione  per artisti silenziosi e sconosciuti. A ogni modo, qui il tema assume particolare rilievo, perché l’intero racconto muove da un’assenza: Caravaggio è fuori scena, ma il suo raggio di influenza determina i passi di molti , il suo campo magnetico si traduce spesso in un terreno di battaglia. Da cui fuggire, con il pennello “intinto nella cenere”… Lo dico con uno stupore che ogni pagina di questo libro ha alimentato in me. Credevo di sapere cos’è l’Italia: non lo sapevo abbastanza. E’ stato come risvegliarsi davanti alla sua natura di scrigno contenente infiniti scrigni – spesso troppo fragili, negletti- , davanti  a una inesauribile e prodigiosa dotazione di bellezza. Ho colto, nelle leggendarie scorribande notturne di Sgarbi –le sue visite improvvise a collezioni private, a minuscoli musei di provincia sempre chiusi… “  Dopo avere letto-apprezzato l’introduzione di Paolo di Paolo, ci facciamo accompagnare in questo nuovo, affascinante  viaggio  all’interno dell’arte italiana (mondiale) dallo stesso Vittorio Sgarbi che, nell’introduzione (intitolata “ Come un’introduzione. Rubens vede Caravaggio. La nascita del Barocco”)  parte dal suo maestro Roberto Longhi che “Da qualche anno ormai egli andava ritrovando in chiese, in musei e in collezioni, capolavori dimenticati, mai studiati, rubricati con improbabili paternità” e, nel 1927, a Fermo, scopre la “Santa notte” di Pieter Paul Rubens, che aveva cercato Caravaggio a Roma, senza incontrarlo” perché il pittore lombardo era già altrove. Nel 1608, Rubens (il più italiano dei pittori    ) lascia testimonianza di questo incontro mancato con questa straordinaria opera caravaggesca. Così, scrive Sgarbi: “ Nella Notte Santa  di Fermo, finalmente Rubens e Caravaggio si incontrano , si sfiorano. Ma quando Rubens crede di avere rubato l’anima a Caravaggio, Caravaggio è già lontano: il pittore lombardo non si diverte più con gli effetti speciali, con la luce che dal basso riverbera sul gruppo di angeli come era stato nelle Sette opere di misericordia”  Questo capolavoro –scrive ancora Sgarbi- anticipa “la piena misura del  Rubens e Caravaggio” inizia il personalissimo viaggio di Vittorio Sgarbi nel Barocco.

E’ un viaggio che si sviluppa per 560 pagine, splendidamente arricchite-impreziosite da 285 immagini a colori (riproduzioni di opere di pittura –la stragrande maggioranza- ed alcune opere di scultura) : in otto capitoli (suddivisi in 54 sottocapitoli), il viaggio ci porta (facendoci entrare nelle opere e all’interno dei vari artisti) a Roma, in Lombardia, Liguria, a Napoli, in Calabria, in Emilia e nelle Marche, a Firenze, infine, a Venezia, “tra i cieli rosa e azzurri, luminosissimi di Giambattista Tiepolo”. Come suggerisce il titolo , è un viaggio “dall’ombra alla luce” , da Caravaggio a Tiepolo, appunto.  E’ un viaggio “all’avventurosa riscoperta di artisti immensi: alcuni interpreti originali della rivoluzione di Caravaggio, altri con lo sguardo rivolto in alto, all’ordine olimpico di Guido Reni e dei Carracci. Ma ogni artista nel racconto di Vittorio Sgarbi sorprende e meraviglia per la propria irripetibile fantasia, si concentra in un dettaglio decisivo che lo rende immortale” . Tra gli artisti “immensi” , sicuramente il Caravaggio, Artemisia e Orazio Gentileschi, il Guercino, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia, il Morazzone, Tanzio da Varallo, Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, Bernardo Strozzi (con anche “La vecchia civettuola” , opera conservata al Museo Puskin di Mosca),  il valenciano Jusepe de Rivera, Diego Velàzquez ( che, per Sgarbi, “è il più grande pittore italiano del Seicento”, pur essendo spagnolo. A Modena, alla “Galleria Estense” , uno de suoi i capolavori , dedicato a Francesco I d’Este. Del Velàzquez, Sgarbi  ci “offre” anche “ Venere allo specchio”, conservato alla “National Gallery” di Londra e che rappresenta uno dei più sensuali e affascinanti dipinti dedicati al fondo schiena di una donna, la Venere, appunto) , Luca Giordano ( che “più e meglio di Picasso… ha mutato decine di volte stile e pelle… in una prodigiosa capacità di riprodurre, volta a volta, lo stile di Jusepe de Ribera, di Annibale Carracci, di
Tiziano, di Pietro da Cortona, di Mattia Preti, di Paolo Veronese, restando sempre riconoscibile” ),
Mattia Preti, il Guercino, Guido Cagnacci (uno degli artisti scoperti e meglio valorizzati e più amati dal critico ferrarese),  Palma il Giovane, Giambattista Tiepolo ( “naturalismo sciolto e luminoso”) , via via fino a Giandomenico Tiepolo (“il sublime e il naturale”). Ma, come hanno già sottolineato Gian Antonio Stella , Luca Doninelli ed ora Paolo Di Paolo, nelle loro introduzioni  ai diversi volumi de “Il tesoro d’Italia”, anche in questo libro “Da Caravaggio a Tiepolo”, Vittorio Sgarbi orienta il suo viaggio “verso luoghi meno esposti e meno frequentati, alla ricerca di quadri remoti e difficili” di artisti meno conosciuti come (nell’ordine in cui sono trattati-approfonditi nel volume. Non tutti, Ma soltanto alcuni, tra i più rappresentativi) Giovanni Francesco Guerrieri , Angelo Caroselli, Simon Vouet (“inferno dei sensi”), Gherardo delle Notti , Giovanni Serodine  (“la realtà che vibra”), Andrea Sacchi, Antonio Amorosi (“ il Raffaello delle bambocciate”),  Francesco  Cairo (“il buio della coscienza”),  Carlo Francesco Nuvolone (“apoteosi del barocco lombardo”),  Pietro Ricchi detto il Lucchese, Luciano Borzone (“ansie e turbamenti”), Gioacchino Assereto  (“lirico e intimista”) , Luigi Miradori detto il Genovesino (“grande pittore lombardo”), Battistello Caracciolo (“ inclinazione onirica” che, a Napoli, sembra l’erede designato del Caravaggio),  Francesco Cozza (“ personalità ricca e riassuntiva della civiltà barocca romana”),  Carlo Dolci, Sebastiano Mazzoni (“ vento di follia” “Vola. Tutti gli altri restano a terra”), Alessandro Rosi (“ la pittura come festa”, “un pittore compiaciuto e felice, descrittivo prima che introspettivo”) , Giovanni Martinelli , Andrea Bolgi detto il Carrarino (“ dimenticatissimo scultore di Carrara” che odiava il suo maestro e amico Gian Lorenzo Bernini. “dimenticatissimo ma non trascurabile” , per Sgarbi), Francesco Furini (“il primo pittore del Seicento, che, dipingendo il naturale, come aveva insegnato Caravaggio, esprime una sensibilità interiore, un’emotività e un turbamento davanti alle forme, spesso ignude e femminili, delle donne che il suo sguardo carezza e penetra, con morbosa sensualità”), Bernardino Mei (“sensualità razionale” .“ La più importante collezione d’arte antica di proprietà di una banca… rappresentata da opere di sicura qualità è certamente –sostiene Sgarbi- quella del Monte dei Paschi di Siena), Antonello Corradini scultore (“ direste  che il marmo sia carne” commenta Sgarbi), Matteo Ponzone ( “rapporto diretto con l’ultimo Tiziano, carnale e incandescente”) , Antonio Zanchi (“pittore tenebroso, amato e collezionato da Gabriele D’Annunzio ), Francesco Solimene (“sinfonia di contrasti” , autore di uno dei “più bei dipinti del barocco italiano, imprevedibile e appartato”), Marcantonio Franceschini (“calore di fiamma lontana”) .                                                                

E’ un libro coinvolgente, bello (anche nella grafica e per una accurata stampa tipografica ), bellissimo,  ma impossibile da raccontare, proprio perché molto bello, ricco di sfaccettature.  Bisogna sfogliarlo, leggerlo, ammirarne le immagini a colori. Come anticipato, sono 285 riproduzioni di opere provenienti da tutto il mondo. Di queste, molte riproducono opere di proprietà della “Collezioni Cavallini-Sgarbi” , che Vittorio Sgarbi  ha scelto (in gran parte) e dedicato al ricordo della madre Rina Cavallini Sgarbi, che, per tutta la vita, ha affiancato-sostenuto il figlio nel suo continuo “vagabondare” per l’Italia “senza fermarsi, senza fermarsi, senza fermarsi” . Tra le opere della “Collezione Cavallini-Sgarbi”, segnaliamo “Cleopatra” di  Artemisia Gentileschi,  “Sant’Agnese”  di Giovanni Francesco Guerrieri, “Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli” del Morazzone, “ Ritratto di uomo”  di Luciano Borzone, “Predica di San Giovanni Battista”  di Francesco Cozza, “Riposo nella fuga in Egitto” di Benedetto Zanone, “San Rocco e l’angelo” di Matteo Loves, “Madre con la bambina”  di Giovanni Martinelli, “San Sebastiano curato dalle pie donne” di Matteo Ponzone  e “ Capre al pascolo”  di Rosa da Tivoli.  Su questo dipinto, ritorniamo in chiusura.                

Un’altra possibilità di lettura di questo viaggio nel Barocco può essere incentrata sulla storia e geografia regionale. Così il capitolo VI intitolato “Emilia e Marche” ci proietta all’interno del barocco nella nostra regione e nelle Marche, con opere dello scultore bolognese Alessandro Algardi (che è stato co-protagonista “potente  e rappresentativo del barocco italiano ed europeo con il sommo Bernini” ) , il ferrarese Carlo Bonomi (oggi ingiustamente “dimenticato, dimenticatissimo”) , il sottostimato bolognese Andrea Donducci  detto il Mastelletta (ai tempi di Ludovico, Agostino e Annibale Carracci , è “uno dei giovani ribelli che cercano forme nuove”) , Benedetto Zalone da Cento di Ferrara ( allievo del Guercino, ma “a tutti sconosciuto e pieno di una poesia semplice, rurale, contadina”) , Matteo Loves (della scuola del Guercino , di origine tedesca ma trapiantato a Cento di Ferrara), il pesarese Simone Cantarini  (“pittore sublime. Si misura con i più grandi artisti del Seicento: Guido Reni, Caravaggio, Velàzquez”) ,  Guido Cagnacci (“erotismo e poesia”, artista che “si allinea più di ogni altro all’estetica barocca, illanguidendo anche le forme del corpo”) ,  il romano Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato  (“si nasconde dietro le copie di Raffaello che non devono fare rimpiangere gli originali di quel grande”).                                         

Ribadendo che non è possibile raccontare questo straripante, bel libro di storia e geografia dell’arte in Italia, da Caravaggio a Tiepolo, per concludere, ricordiamo che è un viaggio nel bello, nell’arte barocca non limitata ai grandi maestri ma (come già sottolineato) rivolta anche ai “dimenticatissimi ma non trascurabili artisti… imprevedibili e appartati” , presenti  e che, magari, hanno operato in “luoghi meno esposti e meno frequentati”. Seguendo Vittorio Sgarbi nei suoi instancabili e preziosi viaggi, su e giù per l’Italia. Come suggeriva già nel suo volume  del 1998 “Notte e giorno d’intorno girando” , titolo mutuato dal libretto di Lorenzo da Ponte per  “Le nozze di Figaro” di Mozart (“farfallone amoroso”)  .  Una curiosità aggiuntiva : in questa  nuova opera Vittorio Sgarbi dedica la copertina a colori ed ampio spazio ad un dipinto che fa parte della “Collezione Cavallini-Sgarbi” , “ Capre al pascolo”  di  Philippe Peter Roos nato in Germania ma attivo in Italia –dai suoi vent’anni e per tutta la vita-  e conosciuto come Rosa da Tivoli , che Sgarbi definisce “tra i grandi pittori italiani e forse il più grande pittore di animali. Venuto in Italia con una borsa di studio, non è più ritornato in Germania. Convertito al cattolicesimo, si è sposato a Roma, con la figlia del pittore Giacomo Brandi, ha acquistato una casa a Tivoli, popolata di animali, perciò denominata “L’Arca di Noè” : “rinchiudeva svariate bestie in un serraglio, che poi riproduceva nei suoi apprezzati  quadri … Sregolato, per amore della libertà e per coltivare i suoi vizi ( soprattutto il vino, in osteria) morì in
miseria.
Per Sgarbi “negli occhi delle sue capre c’è una verità dolente… Come dirà Umberto Saba “Ho parlato a una capra”….. Alla luce di questo interesse-predilezione di Sgarbi per il pittore Rosa da Tivoli (pseudonimo del tedesco Philippe Peter Roos) e per i suoi dipinti di capre (al punto di averne uno nella “Collezione” intestata alla madre) , c’è da pensare che quando Vittorio Sgarbi dava e dà della “capra, capra, capra”  a uomini e donne, forse non intende offenderli.     Un’altra curiosità: Vittorio Sgarbi dal 1985 (prima presenza al “Club La Meridiana” con Marta Marzotto, il poeta Dario Bellezza e la gallerista di Renato Guttuso , Anna Caruso) è stato a Modena e provincia oltre duecento volte. Per presentare i suoi libri, per visitare mostre e (spesso) la “Galleria Estense”, per ritrovarsi con amici. Una volta (purtroppo) mercoledì 16 dicembre 2015  per essere ricoverato al Policlinico di Modena per problemi al cuore. Dopo essere  stato (nel pomeriggio) a Casa Corsini di Spezzano per presentare il terzo titolo della collana “Il tesoro d’Italia: Da Michelangelo Caravaggio” era partito per Brescia dove  ha tenuto  una  conferenza sul pittore Moretto (presente nel Museo Diocesano di Brescia). Nel viaggio di ritorno, diretto a Roma, all’altezza di Carpi, ha avvertito forti dolori al cuore. Per fortuna, ha deciso di fare uscire il suo autista Nicola a Modena sud per farsi ricoverare al nostro Policlinico. La decisione e la professionalità (ed anche la “passione-dedizione”)  dei cardiologi “modenesI “ gli hanno salvato la vita, consentendogli di continuare a correre “su e giù per l’Italia” e darci anche opere belle e preziose come “ Dall’ombra alla luce . Da Caravaggio al Tiepolo”,  presentata con successo , domenica 12 febbraio 2017 ( a partire dalle ore 18,00) al “Forum Monzani” di Modena, per il fortunato ciclo di incontri voluti e organizzati dalla BPER: Banca” . Anche se con un ritardo di oltre un’ora (prima, Sgarbi era stato trattenuto presso la sede RAI di Bologna per un collegamento con “Domenica In” sul Festival di Sanremo) dopo una contestazione iniziale per il ritardo ( cui Sgarbi ha risposto con la sua “veemenza “ e i suoi modi non sempre da lord, salvo poi scusarsi per il ritardo con tutti i presenti (oltre 1300) , la “lectio” è stata veramente magistrale: ha divertito, coinvolto e conquistato tutti i presenti. UNA ANNOTAZIONE a proposito del ciclo di “Incontri con l’Autore” voluto e organizzato dalla “BPER:Banca” . Dal momento che spesso molti dei frequentatori  non sempre si comportano civilmente (domenica già alle ore 15,00 centinaia di persone volevano entrare per la conferenza , sbattendo i pugni sulle vetrate di ingresso al “Forum Monzani” poi, la contestazione a Vittorio Sgarbi per il suo ritardo –ottimo il comportamento del personale del “Forum Monzani” di Cristina Solmi ,della direzione marketing della banca  , di Francesca  Fiorini  e Silvia Vandelli , in particolare- ) sarebbe opportuno operare una selezione dei presenti . Magari  prevedendo una quota di ingresso (come fanno da anni al “Festivaletteratura” di Mantova e in tutte le manifestazioni culturali organizzate da “Collisioni” in Piemonte e nel Veneto . Magari anche (per far sì’ che gli investimenti della “BPER :Banca”  non si riducano in costi affondati regalando “cultura” e spettacolo a tutti) prevedendo un abbonamento per tot numero di incontri (esempio 20) con due diversi prezzi (esempio 120 euro per tutti, ridotti a 80 per i clienti “BPER.Banca”).       

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