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I modenesi fanno sentire la loro presenza. Anna Maria Bonacini alla  testa del corteo pro Forze dell’Ordine in area Tempio, zona a rischio, della città. Salvate il Premier francese Macron, straparla

 


Come annunciato, ieri si è svolta la marcia della solidarietà nei confronti delle Forze dell’Ordine. Anna Maria Bonacini organizzatrice dell’evento, leader dei Senior di Forza Italia con il tricolore in mano si è messa alla testa del corteo, che ha preso il via dal piazzale della stazione e ha percorso le vie di una delle aree più calde della città per terminare davanti al piazzale del Tempio. Lì si è finita con il discorso della Bonacini e l’intervento di un giovane poliziotto in rappresentanza del sindacato Coisp. In verità non molti sono stati i partecipanti e questo la dice lunga su come ai politici locali interessi veramente la sicurezza dei cittadini.  Eppure la manifestazione per espresso desiderio della Bonacini doveva essere super partes. Senza simboli e colori di partito, ma solo bandiere tricolori. Invece nessun rappresentante dei movimenti di centro destra. Eppure la manifestazione era a sostegno delle Forze dell’Ordine. Io sono dell’idea che almeno un rappresentante del partito del Ministro dell’Interno avrebbe dovuto partecipare. Dimenticanza o arroganza? Neanche i rappresentanti dei comitati. Pronti a lamentarsi, ma timorosi di farsi vedere. Che strano è il mondo. Per la cronaca Forza Italia aveva organizzato un presidio all’inizio di Viale Gramsci. A prescindere dall’evento, che rimarrà solo nella memoria di chi cura la politica cittadina, c’è da chiedersi perché un area della città si ridotta al degrado. Le motivazioni sono varie. Un’amministrazione che dopo settant’ anni di governo di sinistra é vecchia e stantia, appiattita su passati slogan e dogmi, con cui per anni hanno chiuso gli occhi ai modenesi. Ora, anche l’operaio o l’artigiano che rientra a casa e la trova devastata, smoccola e tira accidenti a qualcuno, compresi i paladini dell’accoglienza. Nessuno nasce razzista, lo si diventa. Non ci sono solo cattivi maestri ad insegnare, ma è la vita quotidiana. Se si  spende soldi per mettere su anche il più semplice sistema d’allarme, si toglie qualcosa alla famiglia. Una vacanza, un regalo, un gesto gentile per la moglie o il figlio. Per cosa? Per dire all’Europa che noi siamo più bravi e più buoni. Sarà, io personalmente non credo. Quando tuo figlio ti viene a chiedere un contributo per farsi qualche giorno al mare con la ragazza o gli amici, tu cosa gli rispondi? – Non possiamo, dobbiamo riparare i danni del furto e mettere un sistema d’allarme-. Tuo figlio ti guarda e non ti manda a quel paese, ma ci manda qualcun altro. Oppure, crede alla soluzione tanto cara alla sinistra –Ma si vabbè accogliamo tutti-. Teoria sballata, che ci porta a essere tutti più poveri.

Archiviamo la parentesi Modena e affrontiamo l’argomento Francia vs Italia. Con i confinanti galletti d’oltralpe, sono balle che ci siano buoni rapporti di vicinato e non certo per colpa nostra, se ne vogliamo cercare una di colpe, potremmo limitarci al tanto strombazzata “pugnalata alla schiena” del 10 giugno 1940, per altro limitata a pochi chilometri di territorio occupato. Dimenticando, e non se ne parla mai, dell’altra ben più feroce accaduta qualche mese prima, inflitta dalla Russia comunista di Stalin alla Polonia con una crudele occupazione e l’assassinio di 10.000 ufficiali polacchi a Katyn. Lasciandoci  alle spalle medioevo e rinascimento, partiamo dal più recente 1800 per vedere che i francesi non ci sono amici. Basta partire da Napoleone, che depredò lo stivale di un tesoro culturale e artistico, che fa bella mostra nei loro musei. Da qui il detto -Non tutti i francesi sono ladri, ma Bonaperte si-. Al parvenu Corso, si deve anche la caduta della Repubblica Veneta. La delusione di Camillo Benso conte di Cavour, dopo che la Francia con il suo imperatore Napoleone III, si ritirò dall’alleanza con Il Regno Sardo di Vittorio Emanuele II, durante la seconda guerra d’indipendenza. Le ambizioni dell’Italia sulla Tunisia, dove c’era una numerosa presenza d’italiani, furono vanificate dai francesi che già avevano un’abbondanza di colonie in Africa. Dopo la sconfitta del nostro esercito ad Adua in Etiopia, il principe Henry d’Orleans, in un articolo sul quotidiano Le Figaro denigrò il valore dei soldati italiani. Così, Vittorio Emanuele Conte di Torino, figlio di Amedeo I re di Spagna, ufficiale del reggimento Piemonte Reale, prese il treno e si recò in Francia per sfidare a duello il principe francese.  Il 15 agosto 1897 a Vaucresson, vicino a Versailles si ebbe lo scontro che durò appena 26 minuti. Al quinto assalto, l’italiano ferì il francese all’addome, e il duello fu interrotto e al suo rientro in Italia il Savoia fu accolto con entusiasmo dal popolo. L’improvviso interesse per la democrazia in Libia, per nascondere le loro mire verso il petrolio di quella nazione, a svantaggio nostro. Ora, ci si mette Emmanuel Macron con un passato anonimo, se non per la sua storia d’amore che fa tanto film Malizia. Spieghiamo al galletto che se si bevono troppe bollicine, si rischia di dire frasi che non hanno senso, anzi, ispirano se non ci fossero di mezzo delle vite umane, ilarità nei confronti di chi le dice. Pertanto, caro Emmanuel, se proprio non riesci a fare di meglio, tacendo, e prendendoti un po’ di migranti fermi a Ventimiglia, almeno accetta il consiglio di Razzi-Crozza: -Amico caro, fatti i ca… tuoi-. Dichiariamo la verità: l’UE, per anni è stata abituata a trattare con persone che con termine alimentare si possono definire “stracchino”, della famiglia dei formaggi molli. Qualcosa è cambiato adesso: c’è il formaggio del Piave, pasta dura. Ne prendano atto. Dio mio come sono caduto in basso, sembro un nazionalista! Però ne sono orgoglioso.

 

 

 

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