Non è un problema mio

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""I buonisti vivono in nazioni lontane dalle nostre disgraziatissime coste, dai nostri confini a Sud...""
art.di Maria

 

Fra le molte frasi che mettono a dura prova la pazienza umana, sicuramente questa è tra le prime in classifica.

Ce lo sentiamo dire da piccoli burocrati assisi dietro un banco, che sia quello della posta, di una banca, di un’assicurazione, di una ASL, quando non riescono a rispondere ad un nostro quesito.

Ce lo sentiamo dire, talvolta, e questo è assai doloroso, da persone che ci hanno fatto del male, che non conosco la parola “scusami” e  che, alla nostra amarezza e disillusione arrivano a dire, con notevole protervia, nonché faccia tosta, Non è un problema mio.

Molto triste.

Ma sentirselo dire, in modo ancora più subdolo, dalla comunità di stati alla quale apparteniamo, è semplicemente inconcepibile.

Gli eventi che in poche settimane stanno mutando così profondamente la situazione politica in Nord Africa sicuramente porteranno una   moltitudine di esseri umani a chiedere, in massa, asilo politico…qualifica sovente usurpata, assolutamente sempre da verificare, sicuramente molto comoda per i buoni, (diciamo  pure i buonisti, che è meglio) che affollano l’Europa.

Buonisti che se ne lavano le mani, buonisti che vivono  in nazioni lontane, o lontanissime, dalle nostre disgraziatissime coste, dai nostri confini a Sud, da quel mare che è la porta spalancata per l’immigrazione clandestina.

Senza prevenzione, senza alcuna regola, quindi senza legalità, senza alcuna possibilità di rimpatriare i fior di delinquenti che si mescolano ai disperati, tutti anonimi, tutti dei signori nessuno

Esistono anche espressioni più becere, mi limiterò a scrivere che è molto comodo fare i buoni con l’accoglienza degli altri. E’ molto facile fare i  generosi, quando si è a distanza di  sicurezza dalle predette invasioni di massa. E’ molto, molto facile, fare appello all’umanità, quando a sobbarcarsi gli oneri di questo eletto sentimento devono essere  sempre gli altri.

Aggiungo  che non capisco,  dato che hanno scacciato il tiranno, come nel caso della Tunisia, o dell’Egitto, o stanno per farlo, come nel caso della Libia, perché fuggano poi dalla libertà riconquistata!

Se ciò che faceva della loro vita di cittadini un inferno è stato spazzato via, non vedo perché, dalla ristabilita democrazia, dalla civiltà e dalla legalità si debba fuggire!

Un piccolo inciso, a mio avviso rivelatore: fra la moltitudine dei clandestini arrivati su barconi e mezzi comunque di fortuna, tutti rigorosamente senza un documento, pertanto non identificabili, spiccava, una, e una soltanto, una donna tedesca, munita di regolare passaporto. Fuggiva,con la sua bambina, da un marito  e da un paese ormai nemici. Fuggiva, da clandestina, certo, poiché non le avrebbero mai concesso un imbarco su mezzi regolari… ma portava su di sé il documento di riconoscimento.

Qualcosa vorrà pur dire.

 

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