Non è più lui

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Che cos’è successo a Berlusconi? E’ stato male, d’accordo. Ma per problemi cardiaci, non di testa. Berlusconi è lucidissimo, agisce secondo logica. Solo che la logica non è più quella del ’94, quando voleva passare alla storia.


 

 Dal 2011 non è più lui.

 Berlusconi, l’uomo che aveva fondato il centrodestra e  la Seconda Repubblica e che aveva governato a  dispetto dei poteri forti e aveva avuto intuizioni da  statista, come quella dell’amicizia con Putin o del rapporto con Gheddafi per controllare l’immigrazione, non è più lui.

Il primo sbaglio, esiziale, è stato appoggiare Monti.

Poi ne ha inanellati uno dietro l’altro fino a spaccare il centrodestra a Roma alle ultime comunali. Scelte inspiegabili in un’ottica politica. Non episodi, ma tappe di un disegno che ha, se non come obiettivo, l’effetto di spaccare il centrodestra.

Poi la nebulosa operazione Parisi che, almeno per ora, l’unico effetto che ha avuto è stata un’ulteriore spaccatura all’interno di quel che rimane di Forza Italia.

Tutto appare strano, opaco, ambiguo.

Che cos’è successo a Berlusconi? E’ stato male, d’accordo. Ma per problemi cardiaci, non di testa. Berlusconi è lucidissimo, agisce secondo logica. Solo che la logica non è più quella del ’94, quando voleva passare alla storia. Dal 2011, messo all’angolo dai poteri forti internazionali, pensa a tutelare il suo impero economico. E l’unico modo per farlo è venire a patti con chi ha in mano il potere. Ecco allora che, messo alle strette da Napolitano, Merkel e Sarkozy si dimette. Ecco che appoggia Monti, il suo carnefice, e poi Letta e poi Renzi. Ecco che si accorda al Nazareno e si accoda votando una riforma costituzionale in contrasto con quella che il suo governo aveva varato solo qualche anno prima. Ecco che con voti e assenze benevole Forza Italia aiuta il governo nei momenti di difficoltà. Ecco che i suoi uomini più vicini organizzano un paio di scissioni per sostenere il governo Renzi. Ecco che spacca il centrodestra.

Poco importa se per salvare la faccia continua a recitare il ruolo formale di oppositore. Il suo atteggiamento complessivo non convince, non è deciso. Sulle questioni di fondo latita. Come per il referendum. Formalmente è schierato per il NO, ma che cosa fa per vincere la battaglia, uno degli snodi fondamentali della politica italiana degli ultimi decenni? Un video su Facebook? Come Mediaset, che non spende una parola per convincere a votare NO, completamente disimpegnata in un confronto tanto importante e strategico. Qui gatta ci cova…

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