Non è per vergogna

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Indietro! Tornate indietro! Da questa parte ci sono i tedeschi!I russi, di qua ci sono i russi!Un fiume di persone fugge dai comunisti sovietici e spera di mettersi in salvo attraversando il ponte sul Bug. Inizia così il Film.

La Polonia, grazie al patto di non aggressione fra Hitler e Stalin [1] , fu invasa contemporaneamente dall’Armata rossa e dalla Wehrmacht il 17 settembre del 1939: quell’invasione segnò di fatto l’inizio del secondo conflitto mondiale.

Il Film s’intitola “Katyn”.

I gerarchi comunisti italiani sanno bene di che si tratta, conoscono il nome di quella località e di ciò che è accaduto lassù, in quella foresta, nel 1940. Tutti gli altri: sia i militanti duri e puri, sia i loro reggicoda, sia coloro che di sinistra non sono, molto difficilmente ne sapranno alcunché: i testi scolastici di storia non ne hanno mai scritto e tutti gli altri mezzi di informazione hanno osservato un rigoroso silenzio, cupo e tenebroso. Il medesimo silenzio cupo e tenebroso che ha avvolto ciò che accadde nelle foibe e che avvolge tuttora molti fra i crimini commessi nel nome dell’ideologia comunista nell’anteguerra e nel dopoguerra.

I comunisti ed i loro reggicoda, aggraffiati come tenie ai villi delle loro eterne menzogne, sono riusciti per circa mezzo secolo, ovvero a far data dal “processo” di Norimberga, ad accreditare la falsità che a compiere quello sterminio [2] furono i nazisti.

Poi, nel 1989, l’impero comunista sovietico si è dissolto.

Nel 1990 la verità storica sullo sterminio di Katyn, verità che quasi tutto il popolo polacco conosceva fin da quando fu commesso lo sterminio, venne ammessa da Gorbaciov e in seguito anche da Eltsin, cosicché anche il resto del mondo, dopo mezzo secolo, ebbe modo di conoscerla.

Ma non qui da noi. Qui, nel Bel Paese, il silenzio plumbeo e tenebroso sulle Fosse di Katyn è persistito per altri diciannove anni. E incombe tuttora.

I soggetti che si fanno chiamare “intellettuali”, detentori di fatto da sessant’anni dell’apparato “culturale” e divulgativo, permangono uncinati ai villi delle loro menzogne riuscendo a imporre ancor oggi, in assenza di una mistificazione che abbia un minimo di credibilità, il silenzio e le tenebre sullo sterminio di Katyn, così come su tutti gli avvenimenti storici che possono nuocere all’apparato della Sinistra.

Due considerazioni, prima di concludere.

L’individuo che prima impartì l’ordine dello sterminio e poi fece addebitare la responsabilità ai nazisti fu il compagno Stalin.

Mi è capitato di leggere qualche goffo e puerile tentativo di giustificare l’abominio di Katyn mediante la diversificazione fra l’“ideale comunista” e la sua “applicazione”.

Simili stupidaggini non meritano attenzione e risposte, tuttavia, per prevenirne ogni eventuale reiterazione, riporto testualmente la parte finale di quanto proclamato dal comitato centrale del P.c.i. quando il compagno Stalin cessò di vivere:

“Italiani!
Stalin e morto ma la Sua opera e il Suo esempio vivono immortali. Egli ci lascia uno strumento invincibile – il Partito comunista – per portare avanti la bandiera della libertà, dell’indipendenza, della pace e del socialismo che già sventola vittoriosa su una terza parte del mondo. Stringetevi attorno a questo partito, rafforzatelo, difendetelo, fatelo diventare il partito di tutti i buoni combattenti per il socialismo e per la pace.

A Giuseppe Stalin, al grande partito che Egli ha diretto con mano sicura, ai popoli dell’U.R.S.S. che sotto la Sua guida hanno dato la scalata al cielo, edificando la prima società di uomini veramente liberi, vada, in queste ore tristi e solenni, il pensiero riconoscente di tutti gli italiani onesti, al di sopra di ogni differenza di fede e di pensiero.

I comunisti italiani si raccolgano, nel nome di Stalin, attorno al loro partito, al loro Comitato centrale e al compagno Palmiro Togliatti, l’uomo che, alla scuola di Stalin, più ha fatto per la liberazione nazionale e sociale del nostro Paese. Essi chiamano tutti gli italiani a stringersi sempre più numerosi intorno alla loro bandiera, simbolo degli ideali più alti dell’umanità, ai quali Stalin ha consacrato tutta la sua prodigiosa leggendaria esistenza.

Gloria eterna a Giuseppe Stalin!

Viva il Partito comunista dell’Unione Sovietica!

Viva il Partito comunista italiano!”

Chi desiderasse leggere il testo completo di questo sigillo imperituro sull’ortodossia comunista del compagno Stalin e dell’ U.R.S.S., può connettersi qui:

http://www.polyarchy.org/basta/documenti/comunisti.1953.html

Nel marzo 1953 l’Italia fu tappezzata da questi manifesti:

http://files.splinder.com/ada5140ed68e031ed1869f11d30e793e.jpeg

I gerarchi del P.c.i. conoscevano perfettamente la verità sullo sterminio di Katyn, ma tacquero e avallarono la menzogna. I cosiddetti “storici”, scribacchini dei testi scolastici (e non solo scolastici), ebbero la prova inconfutabile, dagli atti del “processo” di Norimberga, che non furono i nazisti a perpetrare quello sterminio. Esclusa la possibilità che fossero stati gli italiani, i giapponesi o gli odiati americani, non restavano che i sovietici dell’U.R.S.S.; ma i pennivendoli tacquero e ancora oggi tacciono.

Anche i comunisti dei nostri tempi e i loro attuali reggicoda, più o meno camuffati dalle multiformi sigle, conoscono ormai perfettamente qual è la verità storica dello sterminio di Katyn, ma non fiatano e stanno facendo di tutto per celare sia quell’abominio sia le susseguenti menzogne.

Costoro rimangono aggrappati al principio che recita: “qualsiasi bugia, se ripetuta cento, mille, un milione di volte, si trasformerà gradualmente in verità” ed a quest’altro: “la propaganda è un’arte, non ha bisogno di rispettare la verità” [3] .

Per questo il Film li turba non poco.

Qualche anima benevola potrebbe supporre che il silenzio e la pervicace voglia di celare la verità per tutto questo tempo sia motivata dalla vergogna: vergogna per l’orrore di quell’abominevole scelleratezza, vergogna per la sintonia o l’appartenenza all’ideologia marxista che è madre di quella scelleratezza, vergogna per la cortina di tenebrosa menzogna reiterata per settant’anni.

Ma la vergogna è uno stato d’animo che presuppone quantomeno la cognizione del significato di “onestà intellettuale” e dei termini: “verità”, “etica”, “umiltà”, “senso di colpa”. Ne consegue che si può escludere che sia la vergogna la causa del silenzio e della menzogna su Katyn, poiché il significato di “onestà intellettuale” e degli altri termini è totalmente ignoto ai gerarchi comunisti ed ai loro multiformi reggicoda.

Dunque, non è per vergogna che tacciono: è solo per terrore.

È per il terrore di veder crollare anche nel Bel Paese il castello di miserabili menzogne su cui si fondano e si reggono il comunismo, i pennivendoli, i reggicoda e la Sinistra in genere: quando anche qui crollerà quel lugubre castello, tutto il resto dell’apparato, quell’apparato che fu definito da un gerarca comunista [4] “la gioiosa macchina da guerra”, si sgretolerà. E questo è ciò che terrorizza l’intera confraternita della Sinistra in Italia.

Siamo gli ultimi in Europa a dover sopportare ancora questo abietto fardello di menzogne, ma finalmente sembra di intravedere in fondo alla galleria la luce della verità.

Il Film, escluso dai circuiti di diffusione nelle sale cinematografiche e boicottato con ogni mezzo, è stato recentemente distribuito in dvd [5] dalla catena di supermercati Esselunga.

L’auspicio è che almeno un canale televisivo a diffusione nazionale non persista nell’assecondare l’omertoso silenzio imposto dalla pseudo-cultura egemone ed abbia il coraggio di trasmettere il Film “Katyn” in prima serata (e non alle tre di notte).

Non foss’altro per rendere onore alle Vittime di quello sterminio ed alla Polonia intera.

Il silenzio cupo e greve, le lugubri tenebre delle menzogne imposte dalla pseudo-cultura marxista nel Bel Paese devono diradarsi e la notta
ta, questa nottata, deve passare
[6] , anzi, deve finire. Una volta per tutte e per sempre.


[1] Patto di non aggressione firmato da Molotov e Von Ribbentrop il 23 agosto 1939.

[2] Il 17 settembre del 1939 la Polonia fu invasa dalla Germania e dall’U.R.S.S., senza neppure una dichiarazione di guerra. Tutti gli ufficiali dell’esercito polacco furono, in tale occasione, catturati dai sovietici e segregati in campi di prigionia. Nel 1940 i 22.000 (ventiduemila) ufficiali polacchi furono deportati e uccisi a sangue freddo con un colpo di pistola alla testa nella foresta di Katyn. Secondo altre fonti gli ufficiali sarebbero “solo” 4.500 (quattromilacinquecento).

[3] Si tratta di concetti espressi da uno scolaro che apprese quell’arte dai maestri comunisti: Joseph Goebbels.

[4] Occhetto Achille – 1° febbraio 1994

[5] € 9,90

[6] ha dda passà ‘a nuttata – Napoli milionaria di E. De Filippo.

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