Non è mai  troppo tardi.  O forse sì.

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Si abbassa sempre più l’asticella dell’età…quella delle vittime e quella dei carnefici. Si susseguono notizie su  violenze ai danni  di  giovani donne o addirittura di bambine, come nel caso delle cuginette di Caivano. Ci sono poi altri episodi, come quello  riguardante una innocente capretta, uccisa per divertimento a Fiuggi da giovanissimi “mostri”, capaci  di tutto. Che si  debbano rieducare è indubbio ma forse dovrebbero esserlo anche certi genitori,  irresponsabili, inadeguati, distratti, assenti.

Quel che emerge da queste notizie, oltre all’orrore che ne rende ardua e quasi impossibile la narrazione, è la giovanissima età dei protagonisti, vittime e carnefici. Abbondantemente sotto  la  soglia  della maggiore età questi ultimi, appartenenti  ancora all’infanzia, invece,   le vittime. In entrambi i casi, non sono  responsabili di sé stessi ma sono  sotto la  responsabilità dei genitori.

Che si  debbano  rieducare questi piccoli  grandi mostri è fuori da ogni  dubbio ma a dover essere rieducati sono per primi i loro genitori,  irresponsabili, inadeguati, distratti, assenti.

A voler essere generosi, possiamo pensare che siano assenti per  lavori massacranti e impegnativi  che lasciano poco spazio se non per i bisogni elementari, come nutrirsi e il riposo, non favorendo la necessaria indispensabile presenza e non consentendo neppure un efficace controllo sui figli. Bambini e ragazzini  che  sono abbandonati a sé stessi per molte ore al giorno, sono  predestinati a cacciarsi  nei guai.

Talvolta sono  lasciati alle cure, evidentemente non sufficienti, di qualche parente, oppure sono  davvero soli. In ogni caso, fosse pure per i motivi più giustificati,  sono   abbandonati, non seguiti, non preparati.  La promiscuità, la facilità con la quale chiunque abbia accesso, anche con il più semplice dei  cellulari a siti pornografici,  ai social  e a chat di ogni genere,  fanno il resto.
Volutamente ho tralasciato la peggiore delle ipotesi, ossia quella di genitori che, benché siano fisicamente presenti, non sono  presenti come educatori, perché  incapaci  di dare  ai figli la guida di cui  essi  stessi sembrano avere veramente  bisogno.
I proverbi, come è noto, sinteticamente definiscono situazioni ed eventi,   senza scusanti e indulgenze ci dicono che “Non si può cavar sangue da una rapa” perché chi non ha  ricevuto a sua volta, educazione, principi, valori… non li può trasmettere ad un  figlio… … o  che “Il frutto non cade mai lontano  dall’albero” perché un figlio  nei comportamenti  è simile a chi l’ha generato.
Proverbi e detti, eterna fonte della saggezza popolare  sono, ahimè, fin troppo  sintetici e lapidari e non lasciano spazio per giustificazioni, indulgenze e scusanti  di  alcun tipo:  “fotografano”, semplicemente, la realtà.

Quindi, si  dovrebbe lavorare sui genitori, per primi.

Genitori che sono  gli avvocati d’ufficio  dei  figli, qualsiasi marachella o mostruosità compiano… genitori che fanno ricorso  per una bocciatura dei figli, peraltro motivata dall’insufficienza grave in molte materie… genitori che  assolvono  i figli, persino  negando l’evidenza,  hanno bisogno di essere educati. 
Genitori che, come accaduto nel caso della barbara uccisione di una innocente capretta, per divertimento,  a una festicciola di compleanno, pur davanti all’evidenza dei  video, documentati sugli onnipresenti social, hanno comunque preso le difese di questi bei campioni. L’articolo  di Alberto Venturi, in questo  numero,  tratta con profondità e sensibilità questa notizia. 

Tornando ai genitori, molti di loro  sono  incapaci non solo di educare ma anche di riconoscere le colpe  delle quali i loro  virgulti si macchiano!

Ai figli  bisogna dedicare tempo, più che oggetti. Sono un impegno per la  vita, non un caso, o un peso. Saper dire “No”  è più difficile che accondiscendere per pigrizia a qualsiasi  richiesta. Impegnarsi, affrontare le ribellioni  adolescenziali, indirizzare i figli a comportarsi responsabilmente…è più difficile che  regalare loro un cellulare, allungare mancette più o meno  consistenti, lasciarli  divertire come più aggrada loro. Qualsiasi cosa intendano per  divertimento, come abbiamo  visto.
Educare i figli è compito arduo ma è l’unico compito al quale non si  può e non si deve abdicare. Perché tutti dovremmo  considerare  i paletti che l’educazione impone, non dei limiti alla libertà  ma, piuttosto, dei provvidenziali sostegni, quando si sta per cadere. Che si sia genitori o che si sia figli.

Il volto dolce e rassicurante del “Maestro d’Italia”, Alberto Manzi, manda un messaggio di speranza: grazie ai suoi  chiari ed efficaci insegnamenti gli  adulti  analfabeti impararono a leggere e a scrivere… impegnandosi  fortemente. Così dovrebbero  fare i  genitori,  rieducando per primi sé stessi per poter trasmettere i fondamentali valori  ritrovati ai  figli.

Non è mai  troppo tardi. O forse sì. 

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2 risposte

  1. E’ solo colpa nostra

    Non più tardi di ieri , replicando un’espressione usata più volte nei miei post , ho affermato che da decenni stiamo generando non figli ma mostri .
    Era un’affermazione forte e forse non giusta nei confronti di tanti ragazzi di buona indole i quali, non annullandosi nel branco, si comportano correttamente in famiglia, a scuola ed in tutte le forme di aggregazione sociali.
    Penso ai tanti ragazzi che fanno volontariato o servizio civile e che interagiscono con gli altri facendo una vita di relazione e snobbando la schiavitù degli smartphone e dei social che porta al monadismo ed alla omologazione .
    Ma purtroppo costoro sono fuori dal coro e costituiscono ormai una sparuta minoranza.
    La generalità o quasi dei nostri ragazzi vive in un proprio mondo , magari dorato perché i genitori non fanno mancare loro nulla : cellulari di ultima generazione, capi firmati, soldi e soprattutto piena libertà di azione.
    Quei genitori , soddisfacendo tutti i desideri dei propri figli ritengono esaurito il ruolo genitoriale,
    dimenticando di impartire loro la buona educazione che è la cosa più importante, molto più di un motorino o di un auto o di una vacanza esotica.
    La delinquenza minorile ( baby gang, violenza sessuale di gruppo, aggressioni di anziani od handicappati ), di cui sono piene le pagine dei giornali, delle TV e dei social è figlia della crisi della famiglia tradizionale.
    Il mestiere di genitore è stato sempre difficile ma oggi è vieppiù difficile perché ci sono troppe interferenze esterne, come media e social.
    C’era una volta un modello educativo improntato all’estremo rigore in ambito familiare ed anche in ambito scolastico.
    Erano i tempi della mia lontana infanzia e gioventù , di quando si viveva in una società sana, povera dal punto di vista economico ma ricca perchè piena di valori che venivano rispettati e mai messi in discussione.
    Sono miscredente da sempre ma devo dare atto che quella società, forse un pò bigotta ma basata sul cristianesimo convinto e non di facciata, fosse funzionale ad un modello educativo ottimale.
    Sono convinto che la progressiva laicizzazione della società ed il passaggio al liberismo e lassismo sfrenati di oggi abbiano contribuito in larga misura all’attuale degrado morale.
    Sta di fatto che la nostra società ha perso anno dopo anno i riferimenti morali che l’avevano caratterizzata per secoli.
    Chiesa, scuola e famiglia hanno abdicato al loro ruolo educativo e siamo arrivati allo sfacelo attuale.
    Ormai non desta più meraviglia nessuna nefandezza.
    L’orrore è diventato routinario e non fa più notizia.
    Forse un sistema penale meno soft e ridicolo di quello attuale aiuterebbe un po’ perché una pena esemplare e certa senza sconti potrebbe essere un deterrente per tanti ragazzi che delinquono.
    Ma quello che più conta e non è più rinviabile è la necessità che la famiglia si riappropri del suo ruolo educativo.
    E’ necessario che padre e madre trovino il tempo di dialogare con i propri figli mettendoli in guardia contro i rischi che corrono in una società sempre più aggressiva e disumana.
    Solo così la smetteremmo di generare altri mostri.

  2. I genitori di questi piccoli criminali devono rispondere civilmente dei reati commessi dai figli, con obbligo di frequentare lezioni su come educare i loro “bambini”.

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