Non è facile, ma senza dubbio direi interessante.

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Giovane non sposato, con titolo di studio elevato, insegnanti, pensionati, impiegati e studenti. Questo l’identikit del volontario internazionale disposto a partire per un paese estero in nome della solidarieta’. Bice ne ha parlato con Stefano Facchini direttore della Caritas diocesana di Carpi

La Caritas Diocesana di Carpi come sta operando sul fronte internazionale?

 

Come tutte le Caritas anche quella diocesana di Carpi ha come compito la raccolta di fondi. Nel caso dei Balcani come Kosovo e Albania, la Caritas diocesana di Carpi ha deciso di investire non solo denaro da affidare ad agenzie od O.d.G. che lavorano in quegli stati ma anche in risorse umane. Vale a dire cercando persone disposte a recarsi personalmente all’estero per portare la propria esperienza alle popolazioni più bisognose e al tempo stesso far conoscere al loro ritorno le condizioni in cui queste vivono.

 

Come operano i volontari che tipo di servizio offrono?

 

I volontari hanno bisogno di fare una corretta formazione prima di partire per un paese che vive in condizioni d’emergenza. Reggio Terzo Mondo, un organismo non governativo, si occupa, ad esempio, della formazione dei volontari in partenza per il Kosovo dove è in atto un progetto d’aiuto piuttosto grande che riguarda lo sviluppo economico, agricolo e educativo. Si tratta di un’organizzazione ben collaudata che opera in aree svantaggiate già da molti anni. L’Albania invece è un nostro piccolo progetto educativo dedicato ai bambini e curiamo personalmente la formazione dei volontari organizzando corsi specifici per garantire l’apprendimento delle necessarie conoscenze.

 

Che cosa avete organizzato per questi bambini?

 

Abbiamo organizzato un servizio estivo con la presenza di numerosi volontari affinché i bambini possano svolgere attività e giochi anche durante l’estate. Fuori dal periodo scolastico, infatti, i bambini in Albania non avrebbero nulla sarebbero per la strada. Attraverso la preparazione di campi estivi cerchiamo di dare loro la possibilità di imparare divertendosi.

Negli anni di grande emergenza a causa della guerra abbiamo inviato soprattutto container di vestiti, alimenti e materiali di primo soccorso per dare una mano ai profughi albanesi fuggiti dal Kosovo che cercavano riparo in Albania. Nel momento in cui la situazione è rientrata dopo l’invio delle truppe e i profughi hanno fatto ritorno nel loro territorio, i volontari della Caritas hanno potuto lavorare sui problemi dell’Albania, un paese allo sfascio in cui oggi la luce elettrica è presente solo qualche ora al giorno. E’ facile capire la gran motivazione che anima i volontari le cui comunicazioni verso casa sono rese difficili dalla mancanza di servizi adeguati. Come si fa in queste condizioni ad insegnare a produrre a fare un mestiere, quando non si sa quando e se ci sarà la luce elettrica. Per noi che viviamo al caldo delle nostre case, basta spingere un interruttore per illuminare una stanza o accendere un computer ma là è tutto diverso. In questa cornice di desolazione e povertà la Caritas diocesana di Carpi ha deciso di prendersi cura dei più piccoli e del loro processo educativo

 

Cosa vi aspettate di ottenere da una simile esperienza?

 

Non abbiamo la presunzione di cambiare le cose, siamo ben consapevoli delle nostre capacità di piccola diocesi di provincia. Ciò che ci anima è spingere il maggior numero di persone a provare un’esperienza di questo tipo affinché tocchino con mano una realtà non sempre conosciuta o conosciuta solo in parte per poi diffondere ciò che hanno visto e provato. Confidiamo nell’aiuto dei giovani e dei meno giovani. Lo scorso anno una donna di 60 anni ha svolto servizio come volontaria in Albania e ha dichiarato di non essersi mai sentita così felice ed appagata. E’ importante trovare testimoni disposti a far capire agli altri le difficoltà e le tragedie che spingono tanta gente ad abbandonare la propria patria alla ricerca di una vita migliore in paesi stranieri. Credo sia necessario provare la vita in quelle condizioni per poter comprendere la disperazione che porta ad affrontare rischi altissimi pur di fuggire eseguendo il sogno di una vita diversa.

 

Per quanto tempo il volontario rimane in servizio? C’è un tempo prestabilito?

 

Le Caritas così come Reggio terzo mondo lavorano su canoni di grand’elasticità flessibilità. Si va da un minimo di 15 giorni fino ai due anni per alcune persone impegnate in grandi progetti come quelli che abbiamo in atto in Kosovo. In Albania abbiamo invece una realtà diversa dove i volontari possono stare anche per brevi periodi come due o tre m
esi in modo da consentire anche agli studenti di partecipare. Abbiamo avuto insegnanti che hanno deciso di prendere sei mesi di sospensione dal lavoro per fare quest’esperienza, mentre una volontaria di lungo corso ha deciso di rimanere più di nove mesi per garantire la continuità del lavoro.

 

Come trovate i fondi e come vi assicurante che siano impiegati nei luoghi di destinazione?

 

Per il Kosovo i fondi vengono reperiti attraverso le offerte dei cittadini. Le Caritas di tutta l’Emilia Romagna contribuiscono al progetto. Durante la guerra le offerte sono state consistenti oggi invece i cittadini vanno sensibilizzati a continuare a versare denaro per gli aiuti. Altro canale di reperimento fondi è rappresentato dall’otto per mille che garantiscono n minimo di continuità finanziaria. I progetti in Albania vengono portati avanti grazie alle offerte raccolte nelle diverse parrocchie durante il periodo della Quaresima come già è accaduto lo scorso anno.

La garanzia che i fondi vengano effettivamente impiegati ci viene data,per quanto riguarda il Kosovo, dalla professionalità di Reggio Terzo Mondo che occupandosi di grandi progetti internazionali è ormai abituata a rendicontare in modo puntuale ogni minima spesa mentre per Caritas Carpi i costi sono più contenuti. Per un progetto di un anno la spesa è di circa 15mila euro comprensiva dei costi di trasferimento, il materiale didattico per i bambini i costi per il soggiorno dei volontari. Una cifra contenuta di cui rendiamo conto attraverso il settimanale diocesano che ha una tiratura di 2000 copie.

 

Con un solo aggettivo come descriverebbe questa esperienza?

 

Non è facile, ma direi interessante! Si senza dubbio interessante.

 

 

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