Non confondiamo il vino con l’aceto

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Ennesimo scivolone in politica estera. I morti delle Foibe si rivoltano nelle loro tombe ancora da scoprire. C’è da vergognarsi.

 


Si è consumata l’ennesima stupidaggine politica italiana (termine elegante, ma dovrei essere più volgare) nei confronti dei nostri vicini sloveni. Non bastava il trattato di Osimo del 1975, abbiamo dovuto aggiungere l’ennesima figuraccia di oggi. La così detta storica e prima visita di un presidente sloveno Borut Pahor insieme al capo dello Stato, Sergio Mattarella, alla foiba di Basovizza, simbolo delle violenze dei partigiani di Tito contro gli italiani dopo la fine della seconda guerra mondiale, è stata l’ennesima prova che noi diamo sempre di più di quello che effettivamente dovremmo. La verità storica sta in poco spazio. Il presidente sloveno rende omaggio ai nostri morti. Pochi, se vogliamo, fra i 10.000 e i 15.000 in confronto alla macelleria fatta dai comunisti titini nell’intera Jugoslavia (leggete l’ultimo numero della rivista Storia in Rete). Ciò è dovuto solamente al fatto che i nostri connazionali scapparono per non fare una brutta fine: si stima fra 250.000 e i 350.000 profughi se ne andarono spogliati di tutto e mai abbastanza risarciti. Tornando al presente quella che doveva essere solo una mesta visita, anche se tardiva, anziché riparatoria, si è invece rivelata una cavalcata trionfale per i negazionisti e i cultori di sinistra, nonché per i nazionalisti sloveni. Sì, perché dopo la visita alla Foiba, i due andranno a rendere omaggio il cippo che ricorda quattro terroristi dell’Organizzazione Rivoluzionaria della Venezia Giulia (Tigr), ultranazionalista slava, fucilati nel 1930 con una sentenza del tribunale speciale per la difesa dello Stato. Tale organizzazione si era resa colpevole di attentati, omicidi e sabotaggi in cui morirono civili italiani e sloveni. Fosse solo questo, ma c’è di peggio! Dopo l’omaggio ai morti, bisognerebbe pensare ai vivi. Quindi, ci dovremmo sedere a un tavolo cercando di trovare una soluzione per rimborsare i profughi. Col cavolo! Restituiamo alla comunità slovena la proprietà di un palazzo a Trieste che si chiamava Hotel Balkan. In cambio, nulla. In fondo, lo meritiamo. Siamo stati un popolo di eroi, santi e navigatori, adesso, siamo anche degli smidollati.

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