Non c’à associazione tra (in)sicurezza e immigrazione

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Quarto atto del viaggio di Bice all’interno delle circoscrizioni di Modena. Questa volta la parola va a Fabio Poggi, presidente di Buon Pastore.

Presidente, partiamo dal tema della sicurezza, quello, secondo l’ultimo sondaggio modenese, che attualmente sta più a cuore ai cittadini. Buon Pastore non può certamente essere considerata una zona franca, ma la microcriminalità è comunque presente ed in aumento. La scelta di avere i vigili di quartiere riduce il problema oppure sono necessari altri provvedimenti?

 

Intanto partirei da una constatazione. Una piccola porzione del nostro territorio vede la presenza del poliziotto e del carabiniere di quartiere. Quattro operatori che, su due turni, tutto il giorno percorrono le strade della zona tra via Medaglie d’Oro e via Buon Pastore. Anche in questa zona spesso i cittadini si lamentano di non vedere nessuna forza dell’ordine. Ebbene questa area è inferiore a un decimo del territorio circoscrizionale, quindi per replicare la stessa presenza su tutto il territorio ci vorrebbero trenta / quaranta operatori. Mi pare abbastanza improponibile. Con questo non intendo dire che il presidio delle forze dell’ordine non è importante, ma credo che siano altri gli strumenti più efficaci. Ne cito tre.

Il primo: il “presidio sociale”. Far vivere sempre di più i nostri quartieri offrendo opportunità di relazioni sociali e culturali, perseguendo la coesione sociale e la promozione di tante realtà associative e private che possono dare rinnovata linfa alla vita delle nostre periferie. Su questo siamo fortemente impegnati. Nell’ultimo anno abbiamo promosso quasi duecento iniziative e la scorsa estate abbiamo animato diciannove zone sparse per tutto il territorio della nostra Circoscrizione.

Prima di presentare gli altri strumenti voglio sgomberare l’equivoco di una possibile associazione tra (in)sicurezza e immigrazione.

Il secondo strumento è legato a scelte urbanistiche e politiche oculate. Evitiamo di far nascere situazioni che favoriscono forti concentrazioni di disagio, quali i quartieri dormitorio dove le persone non hanno alcuna sollecitazione per uscire di casa e vivere il quartiere o i palazzi “alveari” dove si ammassano centinaia di nuovi cittadini provenienti dall’estero che trovano lì probabilmente l’unica offerta abitativa che la città fa a loro. Là dove è già successo lavoriamo con proprietari, inquilini e altri residenti per cercare soluzioni.

Il terzo deriva dall’innegabile consapevolezza che la percezione di insicurezza da parte dei  modenesi deriva dall’incontrare per strada gruppi numerosi di extracomunitari. Una città accogliente, civile e tollerante come Modena deve farsi carico anche di queste situazioni offrendo a questi gruppi di “ospiti” spazi adeguati dove trovarsi con dignità.

Da ultimo vorrei comunque sottolineare che occorre non sottovalutare i segnali che derivano anche da situazione apparentemente di scarsa criticità. Su questo però stiamo lavorando molto con i diversi servizi che l’Amministrazione sa mettere in campo.

 

La circoscrizione di cui Lei è presidente è salita spesso alle cronache per i numerosi allagamenti che venivano a crearsi ad ogni temporale importante. Su via Terranova gli interventi di pulizia di caditoie sono stati eseguiti, ma il problema persiste. Non si sente, come sostengono alcuni cittadini, vittima di una scelta preordinata, ossia sacrifichiamo Buon Pastore per salvare altre zone di Modena?

 

In questo ultimo anno mi sono fatto una discreta conoscenza della rete idrica della parte sud di Modena. Credo di poter affermare che non siamo vittime di negligenze ne tantomeno di scelte “sacrificali”. Le criticità emerse derivano  da tre fattori: la complessità della rete stessa; il fatto che attualmente abbia i suoi “gangli” (i canali che passano nel o vicino al centro storico) là dove è impossibile apportare modifiche sostanziali; i mutamenti climatici che portano a fenomeni sempre più violenti per i quali i nostri canali non sono adeguati. E’ stato un grande prezzo quello pagato dai cittadini lo scorso autunno, ma è stata anche un’importante lezione. Gli interventi già realizzati, che vanno ben al di là della pulizia delle caditoie di via Terranova, e quelli in programmazione, su tutti la riqualificazione del sistema di scolo dell’autostrada e della complanare, hanno fatto fare un grande passo avanti. Cito in particolare l’attenzione che adesso l’Amministrazione porta nel pretendere la garanzia dell’invarianza idraulica per i nuovi interventi urbanistici.

Colgo l’occasione per sollecitare ancora una volta la tempestiva ed adeguata presa in carico da parte dell’Amministrazione Regionale dei considerevoli danni subito dai cittadini il 7 ottobre 2005.

 

Loving Amendola ha riscosso una grande successo. Può anticipare che sarà proposto anche il prossimo anno oppure sarà necessario continuare a discuterne?

 

Siamo assolutamente convinti nel voler riproporre Loving Amendola anche per la prossima estate; anzi, vorremmo ampliarlo. E’ stata una scommessa vinta rispetto alla quale in troppi erano scettici, ma abbiamo avuto ragione. Si può vivere l’estate, si può viver
e un parco anche (e soprattutto, direi) basando la proposta sull’incontro tra le persone, sulla valorizzazione delle loro qualità, generando situazioni positive dove crescono le relazioni, dove la gente si mette in gioco direttamente.

Loving Amendola è esattamente il contrario del fast food dell’intrattenimento. L’abbiamo definito “slow event” perché vuole rispettare i tempi della gente e i tempi del parco, di chi lo vive e di chi ci vive intorno. Il successo che ha avuto, non lo dico io, ma ricordo la petizione spontanea di oltre cento cittadini che ci ringraziavano chiedendo di ripetere l’esperienza o l’alto numero di associazioni e di singoli che già ci hanno espresso la disponibilità a lasciarsi mettere in gioco con noi, non vuole dire però che non sia necessario continuare a discuterne. Anzi, non abbiamo mai smesso di farlo. Abbiamo capito di aver commesso alcuni errori e abbiamo nuove idee che non vediamo l’ora di sperimentare. Le idee però hanno bisogno di gambe e quelle che possiamo fornire a Loving Amendola noi da soli sono un po’ corte. Per questo speriamo (siamo certi) di trovare chi vorrà aiutarci a far crescere questa esperienza, a partire dall’Amministrazione Comunale.

 

La circoscrizione non ha poteri esecutivi ma solo propositivi nei confronti del Consiglio Comunale. Non le sembra riduttivo? Non sarebbe giusto che la rappresentanza di una zona di Modena possa legiferare sulle questioni che la riguardano direttamente e che non incidono sulla vitalità dell’intera città?

 

Più che più poteri, mi piace dire che la Circoscrizione potrebbe (dovrebbe) avere più competenze. E a questo associo anche che non rivendico neppure una maggiore autonomia finanziaria. Mi spiego.

Possiamo individuare due dimensioni dell’impegno della Circoscrizione: l’animazione del territorio e seguire i problemi generati dai piccoli e grandi cambiamenti urbanistici. C’è poi il tratto caratterizzante il suo agire: l’essere a fianco dei cittadini, l’essere la “cerniera” tra i cittadini e l’Amministrazione.

Citando, più o meno, la nostra relazione programmatica per il prossimo anno, al centro di tutto c’è la consapevolezza che Modena non è una città statica nella quale la Circoscrizione cerca di riempire spazi lasciati liberi da qualcuno, ma Modena è una città che sta crescendo e cambiando velocemente: nei suoi spazi, nella composizione dei suoi cittadini, nei suoi comportamenti. La Circoscrizione può e deve giocare un ruolo determinante al fianco dei cittadini, a fianco dell’Amministrazione Comunale. Potrebbe contribuire maggiormente alla discussione e progettazione (urbanistica, culturale, sociale ed ambientale) di questa città. Circa i cambiamenti urbanistici e di come questi possono diventare una risorsa di comunità e non uno stravolgimento degli elementi identificativi di un area urbana; su come questi impatteranno sulle relazioni sociali e culturali del nostro territorio; per la definizione e l’individuazione dei criteri per distribuire le risorse pubbliche in modo che sappiano tenere in maggior equilibrio la realizzazione e la promozione di grandi eventi e la quotidianità della vita culturale anche in periferia; per pensare a come promuovere un buon livello di coesione sociale e quindi di qualità sociale, attraverso quali strumenti culturali e associativi e quali interventi strutturali.

Può (deve) dare sempre più voce ai cittadini e trovare nell’Amministrazione Comunale un interlocutore attento e disponibile. Per questo non è indispensabile poter “legiferare” o una maggior autonomia finanziaria (anche se i fondi che adesso abbiamo a disposizione sono davvero insufficienti). Può (deve) essere la sede dove si elaborano proposte e progetti con e per i cittadini che poi sono fatti propri dai diversi Assessorati / Settori in un’ottica cittadina.

 

A volte viene mossa la critica che la circoscrizione sia solo una copia del consiglio comunale. La maggioranza è sempre la stessa. E allora viene da domandarsi: che senso hanno due rappresentanze animate dalle stesse idee politiche?

 

Intanto, non è scontato che sia sempre così. Non lo era a Modena la scorsa legislatura e non lo è in tante altre città.

E’ molto diverso il ruolo del Consiglio Comunale e quello delle Circoscrizioni.

L’indirizzo e il controllo del Consiglio nei confronti della Giunta, oltre ad essere a livello di tutta la città, noi non lo esercitiamo. Il nostro è essere a fianco dei cittadini sui problemi quotidiani, loro e del territorio dove vivono. E’ poi affermo con orgoglio, non personale, ma dell’istituzione che rappresento, che il nostro è un rapporto assolutamente critico e dialettico con la Giunta. Questo non vuol dire esprimere un giudizio negativo, ma che non ci accontentiamo acriticamente di quello che fa per il nostro territorio e come lo fa. Spesso i nostri pareri sono corredati di osservazioni puntuali e i tanti progetti che proponiamo attestano che vogliamo arricchire l’offerta socio-culturale che la città fa ai nostri quartieri. Certo è un vantaggio avere obiettivi in comune, ma lo è ancora di più riconoscersi istituzioni diverse, con pari dignità, impegnate tutte a lavorare per il benessere e lo sviluppo della città e dei suoi abitanti. Ognuna con il proprio ruolo e le proprie specificità. Credo di poter concludere dicendo che è così anche per i cittadini. Lo confermano tutte le volte, e sono tante, che attestano la loro fiducia nella Circoscrizione e nel nostro operare.

 

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