“Non bisogna essere tifosi ma imprenditori”

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Claudio Giovanardi presidente del Sassuolo volley racconta a Bice i segreti per portare una squadra al successo e le famiglie nei palazzetti dello sport.

Perché ha deciso di associare il suo nome a quello di una squadra di pallavolo femminile?

 

L’ho già fatto in passato. Io vengo dalla pallavolo, ho comprato la famosa Panini da Peppino creando la Daytona Volley, poi sono emigrato per un po’ e una volta tornato ho voluto far qualcosa nella mia città Sassuolo. Prima infatti avevo lavorato a Modena e a Roma.

 

 

La squadra di pallavolo femminile sta lottano per l’A1 quali possibilità ci sono che riesca nell’obiettivo?

 

Il destino ce lo dirà. La squadra è stata predisposta per raggiungere l’obiettivo, ma come tutte le cose occorre riuscire nella conquista con un briciolo di fortuna.

 

L’umore della squadra come è?

 

Buono! Le ragazze stanno giocando benissimo partite che solo tre mesi fa avremmo perso.

 

Quale consiglio da più di frequente alle giocatrici?

 

Non sono solito dare consigli perché preferisco affidare la squadra all’allenatore. Ogni tanto mi faccio vedere affinché sentano che la società è presente e le sostiene. Non devono pensare di essere abbandonate soprattutto nei momenti di difficoltà. E’ facile essere presidente quando la squadra vince mentre a mio parere bisogna essere capaci di esserlo anche quando perde.

 

Che rapporti ha con l’Amministrazione locale e il tessuto imprenditoriale di Sassuolo?

 

Ho buoni rapporti con entrambi perché ho fatto ricredere chi sosteneva che lo sport a Sassuolo non potesse funzionare. Lavorando sul tessuto imprenditoriale, le scuole, le altre società locali sono riuscito ad aumentare il numero di spettatori della pallavolo tutte le domeniche al palazzetto.

 

Quali sono le iniziative che avete messo in campo per allargare il settore giovanile della società?

 

Il settore giovanile, nel primo anno, è stato un po’ trascurato per mancanza di tempo. Per la prossima stagione abbiamo programmato un settore giovanile con una struttura ai massimi livelli.

 

Per quale motivo ha scelto di essere il presidente di una squadra di pallavolo femminile e non maschile?

 

Ho scelto la squadra femminile perché era di Sassuolo altrimenti avrei dovuto lavorare a Modena per una squadra maschile di pallavolo, visto che la femminile c’è già. Sassuolo è una città che ha una tradizione femminile nella pallavolo ed ho voluto portarla avanti. Questo non esclude che nell’ambito del settore giovanile non possa occuparmi anche degli uomini. Facendo promozione nelle scuole mi rivolgo ad una platea mista, quindi le adesioni verranno sia dai ragazzi che dalle ragazze.

 

Quali differenze ha notato nella gestione di una squadra maschile rispetto ad una femminile?

 

La differenza più evidente riguarda il carattere. Le donne sono molto più fragili degli uomini e nei momenti di difficoltà si abbattono facilmente. Al contrario degli uomini le donne vanno stimolate e sostenute perché si deprimono più di frequente.

 

In collaborazione con Sat avete lanciato un’iniziativa con le scuole sul riciclaggio. Ce ne può parlare?

 

Si tratta di una delle tante iniziative in grado di determinare un ritorno positivo sul sociale e soprattutto un’ulteriore fidelizzazione sulla squadra. La squadra non può è essere solo quella che gioca la partita la domenica ma un gruppo di persone che si impegnano per migliorare la società in cui vivono. Sat ha accettato il Sassuolo Volley per questa iniziativa ed insieme cerchiamo di mettere a punto idee nuove.

 

La città come partecipa al gioco della squadra? E’ presente, la sostiene?

 

In qualche partita abbiamo superato i mille spettatori. Un vero e proprio record per una squadra di pallavolo femminile che milita in A2. A Modena la squadra che giocava in A1 non ha mai ottenuto un risultato del genere. Questa cifra è la prova che il nostro impegno, i nostri investimenti in risorse umane stanno dando buoni frutti. Le nostre iniziative puntano a far sapere che c’è una pallavolo che conta e che si impegna anche nel sociale in questa società.

 

L’attività promozionale acquista così un valore strategico per la squadra?

 

E’ fondamentale. Per me non esiste una società che può pensare solo alla partita della domenica, perché sarebbe una società incompleta. Nei momenti bui lo spettatore ti abbandona, mentre il mio obiettivo è quello di fidelizzare il tifoso che segue la squadra nei suoi cambiamenti.

 

Quale è l’identikit del tifoso che segue una squadra di pallavolo femminile in A2?

 

Vi sono molti giovani ma soprattutto famiglie. Sono molto fiero di questo risultato e spero di estendere il più possibile l’interesse verso la squadra. Per il momento il mio obiettivo di coinvolgere il pubblico in uno sport sano e pulito sembra concretizzarsi, ma bisogna ancora continuare e mantenere il risultato nel tempo.

 

Questo è l’esempio di come il lavoro di un presidente sia molto più complicato di quanto si possa pensare ?

 

Io non sono innamorato di nessuno sport di cui mi occupo e questo mi permette di avere un rapporto più distaccato di quello che potrebbe avere un presidente tifoso. Io sono prima di tutto un imprenditore dello sport che non ama questo sport ma ama i risultati che questo tipo di sport può dare. Questo atteggiamento mi permette di prendere decisioni in modo lucido e concreto senza alcun condizionamento.

 

Quale è il suo prossimo obiettivo?

 

Ho deciso di realizzare il World Tour a Modena Sassuolo e Carpi. Lo stiamo organizzando in maniera che con un briciolo di presunzione mi permetto di definire “straordinario” collezionando il record storico di iscrizioni di atleti nella storia del beach volley. Vi sono 88 coppie provenienti da 27 paesi diversi tra cui  6 americane , 7 tedesche, 6 brasiliane e due coppie cubane. Con un grande sforzo economico e logistico ho voluto portare due campi a Carpi e Sassuolo per cercare di coinvolgere l’interna provincia di Modena. Un impegno titanico che sono sicuro lascerà un segno nella storia del volley. Mi auguro possa diventare un appuntamento fisso per l’estate modenese.

 

Si vede futuro presidente di una squadra femminile in A1?

 

Certo! Ci sono tante persone che non meritano questa posizione e penso di aver lavorato bene per poterla eventualmente guadagnare. Io sono legato alla qualità del lavoro non al sentimento fine a se stesso. Quello che conta è avere lungimiranza e coraggio.

 

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