Nomen et cognomen… omen!

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""Non mi preoccupa tanto che escano da galera fior di assassini, o che non vi mettano mai piede...quello che mi preoccupa è che, presi dal sacro fuoco della scarcerazione anticipata, furfanti e farabutti vari, buttino giù versi, affastellino rime..."" articolo di A.Z.

 


Non diamo sempre la colpa ai giudici creativi e indulgenti, o al nostro Codice,iniquo, permissivo, farraginoso e risibile in molte sue pagine…qui c’è di mezzo il Destino, con la “D” maiuscola.

La saggezza della locuzione latina[1], indiscussa e indiscutibile, ci dice che nel nome, in questo caso anche nel cognome, c’è scritto il nostro destino…Parlo di Giacomo Cavalcanti, arrestato il 20 maggio del 2009 per l’omicidio di Alvino Frizziero, capoclan di Mergellina, avvenuto nel novembre del 1984 e scarcerato per meriti “poetici” dopo appena dieci mesi di reclusione.

Cavalcanti era stato condannato a 24 anni, ma a 10 mesi dall’arresto è tornato libero su decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, che ha valutato molto anche la “”sensibilità artistica”” del condannato, dopo aver esaminato le sue  poesie e libri di favole per bambini da lui scritti.

Inutile fare triti confronti, con “l’uomo di Alcatraz”,  il pluriomicida ergastolano Robert Franklin Stroud, interpretato da Burt lancaster nel film omonimo, che  morì al Centro Medico di Springfield, all’età di 73 anni dopo 54 anni di reclusione, e che espiò la sua pena, anche se in carcere aveva studiato fino a diventare un grande ornitologo, scrisse due libri, studiò Legge e Francese…Si potrà obiettare che  gli americani, secondo qualche maligno arrivatidirettamente al progresso saltando il passaggio della civiltà, forse non sanno apprezzare queste finezze, e la galera la fanno scontare.

Comunque sia, se questa “sentenza facesse giurisprudenza” sarebbe un bel problema.

Non  mi preoccupa tanto che escano da galera fior di assassini, o che non vi mettano mai piede, grazie ai loro “”meriti artistici””…Ciò accade con una certa regolarità per altri motivi.  La cosa che mi preoccupa maggiormente è che scrivano poesie.  Se è vero che l’ispirazione poetica, quando c’è, urge dentro, insopprimibile,  e per scrivere poesie si fa la fame, si soffre, si muore pur di seguire la propria ispirazione, quello che preoccupa è che, presi dal sacro fuoco della scarcerazione anticipata, furfanti e farabutti vari, buttino giù versi, affastellino rime,  che verranno poi spacciate per poesia. Sarebbe la fine.

Quindi, come ho detto, con un nome e un cognome così, questo poveretto era condannato. No, non a 24 anni di carcere, ma a scrivere poesie. Proprio come i suoi omonimi, sia Guido Cavalcanti, sia Giacomo Leopardi che, a loro volta, qualcosina di grazioso e di meritevole l’hanno scritto.

Certo Guido Cavalcanti, scrivendo

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core [2]

e destaste la mente che dormia,

guardate a l’angosciosa vita mia,

che sospirando la distrugge Amore.

(…)

avrebbe fatto uscire di prigione una moltitudine di carcerati.

Ma, soprattutto, Giacomo Leopardi, con l’incanto di  

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

Silenziosa luna?

Sorgi la sera, e vai,

Contemplando i deserti; indi ti posi [3]

(…)

avrebbe fatto tornare a casa tutta la colonia penale della Tasmania, svuotato l’isola del Diavolo, resa vacante la vicina Caienna…

Restando in tema, di carceri e detenuti, attribuendo alle parole  “sensibilità artistica” un significato più vasto e profondo, che comprenda la più immateriale delle arti, la Musica,  sono assolutamente certa che  Johnny Cash, con appena un accenno di I got stripes[4] o di Folsom Prison Blues[5]avrebbe spalancato le porte del penitenziario di San Quintino e della Folsom State Prison[6].

A.Z.

 






[1] La locuzione latina Nomen omen, tradotta letteralmente, significa il nome è un presagio.Nel nome sta dunque racchiuso l’essere della persona, e presso i latini il prenome dato alla nascita non aveva significato sociale, mentre il nome e il cognome venivano invece ereditati dal padre, ma il cognome e l’agnome potevano essere dati dalla gente.Presso i popoli antichi si riteneva che il nome non fosse un puro suono, ma quasi l’anima della persona che lo portava, a maggior ragione quando si trattava di un Dio: presso il popolo ebreo, infatti, è vietato anche solo pronunciare il nome di Javhé.( http://www.nomenomen.net/ )

[6]  San Quentin State Prison e Folsom State Prison, antiche e famose prigioni della California, nelle quali il grande  Johnny Cash tenne memorabili concerti.

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