Nimby, banana e rinnovatori: ultimi giorni!

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Una cruda rassegna degli eventi nazionali e modenesi affrontati e descritti con inchiostro poco “simpatico” Art. di pioggiacida

NIMBY è l’ormai conosciuto acronimo « Not In My Back Yard» ossia “”Non nel mio cortile”, con il quale oggi si è propensi ad individuare come il primo responsabile, come l’ascoltato suggeritore delle proteste di cittadini, gruppi, comitati che sempre più spesso vediamo mobilitarsi contro opere sia di medio che di grande interesse pubblico. Ovviamente il movimento prende corpo se queste progettazioni vengono individuate dai promotori della protesta come presenze che possano procurare effetti nefasti per gli abitanti e per i territori in cui verranno costruite.

Così in questi giorni sono all’onore delle cronache nazionali i disordini nel napoletano per la gestione delle discariche dei rifiuti; in val di Susa contro la Tav;  nel modenese le proteste contro il progetto di maxideposito di gas a Rivara.

Solitamente il progetto di grande opere moderne e innovative incontra il favore della popolazione perché riconosce queste come necessarie, o comunque possibili specie se si tratta di cittadini residenti  in territori non interessati . Mentre al contrario si registra un netto rifiuto ad accogliere l’intervento se questo avviene in prossimità delle loro abitazioni.

Si può arrivare così tranquillamente al paradosso che, pur riconoscendo un impianto come necessario ed utile, nonostante ciò non si riesce a realizzarlo.

D’altra parte nel caso in cui nessuno fosse motivato a tutelare il territorio in cui vive, questo produrrebbe  effetti nefasti per tutti.

Sicuramente queste tensioni col tempo rischiano di dividere l’opinione pubblica.

Una parte che accusa l’altra di essere contro il progresso, di attentare alle conquiste di civiltà raggiunte dal paese. A riprova di certe esasperazioni raggiunte in alcuni casi, per stigmatizzare la degenerazione estrema della sindrome NIMBY, alcuni hanno creato l’acronimo BANANA : Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (“”Non costruire assolutamente nulla in alcun luogo vicino a qualunque cosa””).

Però, come spesso succede in questi casi la verità non è per forza tutta bianca o tutta nera.

La presa di coscienza dei propri diritti, lo sperimentare, se pur con un approccio timido, coinvolgenti forme di partecipazione hanno risvegliato in diversi la loro titolarità di essere soggetto politico autonomo e attivo

Una crisi di fiducia nel progresso continuo, come indiscusso valore, sta condizionando l’uomo moderno.

Il moltiplicarsi di molteplici aree di crisi e di incertezze, come quelle riguardanti l’energia, la violenza, la sicurezza, la crescente conflittualità sociale, la disoccupazione giovanile, l’inquinamento dell’ambiente sollecitano nell’individuo un bisogno di reagire, di sviluppare un diverso modo di rapportarsi con l’esterno.

Più è consapevole di essere in grado di determinare un certo cambiamento e maggiormente tende a diventare protagonista.

Forte dei propri diritti, rivendica libertà ed autonomia nell’azione. Sovente in questa lunga marcia, diventa settario, non riconosce più il dubbio, rifiuta a priori le argomentazioni contrarie.

E’ il limite di cui si macchiano molti movimenti :  la non disponibilità ad immedesimarsi nei diritti degli altri per riconoscere solo i propri.

Questo limite condanna allo sbandamento diversi movimenti che vengono a trovarsi in posizioni tipiche da nimby.

Peccato, ma del resto in assoluta mancanza di punti qualificati di riferimento culturale e politico non credo si possa pretendere sempre il meglio da libere e spontanee aggregazioni di cittadini.

In effetti , senza farci risucchiare da un inconcludente mulinello del tipo prima “l’uovo o la gallina” dalla classe politica c’è oggi ben poco da attingere. Ci siamo lasciati alle  spalle la prima repubblica e con entusiasmo senza rimpianti  ci siamo avventurati in mare aperto nella seconda repubblica. Dopo una odissea di oltre 17 anni stiamo intravedendo dove approdare: siamo tornati al punto di partenza.

Dalla Repubblica dei partiti nella quale imperversava un leninismo partitocratrico, siamo passati ad una Repubblica così detta bipolare guidata dalle oligarchie, un sistema nel quale regna il leninismo dei diversi monarchi alla guida dei loro partiti, ma come ha dimostrato molto chiaramente Umberto Bossi alla spianata di Pontida si tratta di un film già visto: è una certa amministrazione del potere che permette di riprodurre il consenso elettorale necessario per conquistare il potere.

Semplicemente tutto qui. Elementare , con tutto ciò che ne consegue!

Questa è la sintesi a cui è pervenuta questa coalizione di centro destra dopo 17 anni di navigazione. Tutto il resto del discorso, minacce ed anatemi, compresa la secessione è un abbaiare alla luna o mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi!

Allo stesso modo mi appaiono patetiche, senza offesa per  nessuno dei protagonisti, le proposte che leggo sulla stampa locale da parte di rinnovatori, asfaltatori e costruttori nel PdL modenese.

Del resto questi “capitani coraggiosi” da quale fonte liberale, liberista o libertaria, da quale tradizione storica possono attingere linfa per elaborare una proposta culturale credibile e degna di una destra liberale aggiornata ai giorni nostri? Un tempo il suo leader ci dilettava di nomi di grandi pensatori, politici e statisti che ispiravano la politica del suo partito. E come se fosse la formazione del suo Milan sciorinava…Cavour, Rosmini, Sturzo, De Gasperi…Pelè , Kaka…

Per non contraddire la gentile commentatrice Frau Blucher, che con felice intuizione ha rivalutato la vecchia DC, ricordo che ero anch’io tra quei democristiani che venivano sollecitati a considerare la Costituzione ed il Concilio le coordinate fondamentali come la guida del nostro pensiero e della nostra azione politica. Subito dopo venne la stagione impersonificata dal CAF ( Craxi, Andreotti, Forlani) la cui linea politica non era molto in linea con le sollecitazioni sotto le quali eravamo stati cresciuti. Infatti, perdute di vista quelle linee portanti, poi il partito si e frantumato in mille pezzi.

Oggi per questa seconda Repubblica ansimante, così tanto sovraccaricata di disvalori, perché la conclusione dovrebbe essere diversa?

Nonostante tutto ciò non manco certamente  di fare gli auguri a Luca Caselli (neo asfaltatore) che propone di chiudere i buchi della politica. Nemmeno li nego al consigliere regionale Andrea Leoni che dal cilindro estrae proposte di metodo vecchie di quarant’anni.

Nessun augurio invece, perché non ne ha bisogno, all’on. Carlo Giovanardi, ex D.C. come il sottoscritto; ma a  differenza mia molto più navigato e di indubbia intelligenza politica che molto più coraggioso di Bossi manda dire al Cavaliere o ci “riconosci” o “abbandoniamo il governo”.

Quest’ultima è un’ottima esternazione “ di ragion politica” , ma l’on. Carlo sa perfettamente che attorno al PdL si agitano da sempre “questioni politiche” irrisolte.

La politica” la si può usare o come «scienza» o come «arte del possibile», ma non la si può declassare come se fosse un comodo scendiletto ad uso dei propri privati vezzi; la politica è tutto fuorché una materia da maneggiare con superficialità Questo imperativo vale per i partiti, per i politici e per i tanti comitati presenti e operanti nel modenese, perché senza queste elementari premesse o presto o tardi si è destinati al disastro.  

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