Nessuno gioisca dello scivolone tedesco

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Gli antichi direbbero che è entrata in azione Nemesi, la dea siriaca equilibratrice del mondo. In questo caso ha fermato violentemente la galoppata della Germania verso la conquista economica dell’Europa. 

I Tedeschi fanno tutto bene: progettano bene, pianificano bene, eseguono bene, vendono bene, ma poi fanno sempre un errore fatale.È successo anche in campo automobilistico. Proprio quando la spocchia della Merkel era arrivata all’apice e stava dettando a tutti i compiti da fare ed era pronta a bacchettare le dita dei cattivi, eccoti che un imprevisto butta all’aria tutto. Gli antichi direbbero che è entrata in azione Nemesi, la dea siriaca venerata da noi anche a San Giorgio Ingannapoltron, equilibratrice del mondo: non permetteva che durassero a lungo la troppa gioia, il troppo dolore, la troppa povertà, la troppa ricchezza. In questo caso ha fermato violentemente la galoppata della Germania verso la conquista economica dell’Europa. Non c’è dubbio che dopo aver virtualmente pappato la Grecia, la Germania si sarebbe rivolta verso qualche altro paese da divorare, fosse anche il nostro, sebbene nel nostro caso il boccone sarebbe stato un pochino grosso e indigesto.

Adesso, fallisca o no la VW, se la cavi o no il resto dell’industria automobilistica tedesca, le cose non saranno più come prima. In un crescendo wagneriano si sentono arrivare le Valchirie con annunci di morte per comportamenti tenuti dalla super Cancelliera in passato. Non avrà più tempo di fare i risolini ironici verso di noi con il suo lacché francese, ma dovrà chiedere aiuto anche agli altri paesi europei che prima aveva snobbato.Però non possiamo gioire di quanto sta succedendo. L’indebolimento dell’economia tedesca porta ineluttabilmente a quello dell’economia europea e dell’economia italiana.Specialmente nel Nord Italia c’è una fitta rete di interscambi economici con la Germania.

In Piemonte, venuto meno il trascinamento della Fiat, molte fabbriche dell’indotto automobilistico si sono convertite a fornitori delle case automobilistiche tedesche. Nel Nord-Est l’interscambio con la Germania è tradizionale per moltissime imprese. Una crisi dell’industria tedesca trascinerebbe anche tutto quel mondo che dal dopoguerra in poi ha faticosamente creato una rete importante di collegamenti economici che vanno dagli alimentari all’industria pesante e che hanno creato al Nord delle vere e proprie aree economiche che travalicano gli attuali confini e che formano le famose macroregioni economiche.Esiste una macroregione può essere identificata in una vasta area che comprende il Triveneto, il Tirolo e la Baviera. E’ noto a tutti che la prosperità del Nord-Est e la sua resistenza alla crisi degli scorsi anni sono dovute proprio al fatto che le sue imprese di norma esportano ben oltre il 50% della loro produzione. Il venir meno di uno sbocco consolidato e dei rapporti pluriennali con la Germania, unito alla contrazione delle importazioni russe causata dalla sciagurata politica politica di Obama, sarebbero una vera catastrofe per la nostra economia.

Non ci resta altro che augurarci che, dopo questo forse salutare scossone, forse indotto pretestuosamente dagli Stati Uniti, l’economia tedesca ed in particolare l’industria automobilistica possano tener duro e continuare, magari un po’ ammaccate, il cammino brillante che stavano conducendo.

E’ un augurio che va fatto ai Tedeschi. Ma che va fatto anche a noi.

 

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