Nessuno al volante del mezzo

Condividi su i tuoi canali:

La velocità con la quale è stato creato il villaggio globale, ha impedito di organizzare i giusti contrappesi e una adeguata consapevolezza culturale per governarlo, lasciando che siano la finanza e l’economia a sancirne l’unica regola universale: si fa quel che conviene e quel che il mercato chiede.

 

Non c’è alcun deus ex machina capace di scendere e di risolvere la trama; non c’è alcun ‘grande’ vecchio  capace di muovere la vita come le pedine di una partita a scacchi e purtroppo  non c’è alcun autista alla guida della nostra società.

La velocità con la quale è stato creato il villaggio globale, ha impedito di organizzare i giusti contrappesi e una adeguata consapevolezza culturale per governarlo, lasciando che siano la finanza e l’economia a sancirne l’unica regola universale: si fa quel che conviene e quel che il mercato chiede.

Il brexit inglese è la cartina tornasole di un mondo troppo complesso per le nostre capacità; sapevamo pedalare la bicicletta e ci hanno dato un Tir. Più passano le ore dal referendum e meglio si comprende con quanta superficialità sia stato voluto e affrontato, convocato da un Cameron che sperava così di liberarsi dei suoi avversari interni, lui per primo asservendo un intero continente alle sue contingenze, lui dimenticando che non basta la maggioranza a definire ciò che è ‘bene’ e ciò che è ‘giusto’, facendo rivivere quella democrazia orizzontale conosciuta nelle assemblee universitarie del ’68 , capace di portare alla paralisi il movimento studentesco.

Diversi che hanno votato al brexit per lasciare, non avevano idea delle conseguenze, che nessuno, del resto, nelle settimane prima, aveva raccontato in modo pedagogico e scientifico, preferendo affidarsi a favole similberlusconiane sull’età dell’oro. Penoso vedere il laeder dei fuoriusciti negare di avere scandito gli slogan che gli ha fatto vincere la battaglia.

Qualcuno s’è pentito e molti degli sconfitti non si sono rassegnati, avviando il bireferendum, un frissù grottesco, come è grottesco vedere ora il desiderio di tirare il freno, diluire il divorzio. Del resto non è anche questo il segno di una realtà sfocata, semivirtuale, nella quale tutto  è possibile e nulla definitivo, nella quale perfino si uccide capendo solo dopo di avere compiuto un gesto senza ritorno?

Il passaggio dal piccolo al grande richiede di essere accompagnato, alimentato, sostenuto, fortificato, regolato ed invece oggi, dominato dallo slogan ‘Piccolo è brutto’, soprattutto antieconomico e inefficace, si è solo perso il controllo del grande meccanismo che governa il mondo e nessuno, proprio nessuno, è in grado di girare la barra del timone verso un approdo voluto. Non siamo neanche capaci di controllare le multiutility nate per servirci: Hera, Iren e vai con le sigle più diverse sono apparentemente a maggioranza pubblica, in realtà nessun amministratore locale, con il suo zero virgola di proprietà è in grado di cambiarne il cammino e nessun amministratore locale è in grado di fare massa con gli altri perché ognuno, piccolo Cameron, ha il suo orticello da coltivare.

Perfino le Unioni dei Comuni sembrano sfuggire al controllo dei cittadini e degli amministratori, con ingranaggi oliati e complicati dai burocrati, ognuno alle prese soltanto con la sua ruota dentata.  Il grande non è il piccolo cresciuto e arricchito, ma una nuova entità deculturalizzata, deterritorializzata, depersonalizzata.

Nella tragedia greca  il ricorrere al deus ex machina per risolvere una trama divenuta troppo complicata, era letto come incapacità dell’autore e non diversamente oggi contestiamo la richiesta dell’uomo della provvidenza, come peggiore dei mali, ma la spersonalizzazione, l’apparente impossibilità di guidare il baraccone, l’impunità dei più forti, il peggiorare dei più deboli porta proprio ad affidarsi al dux, al ‘Ghe penso mi’, a chi giura di districare i nodi, non importa come.

La politica, per essere efficace, ha bisogno di una squadra, non del superuomo; non ci manca un capopopolo o un tumultuoso Masaniello (in Italia ne abbiamo da esportare, più o meno di qualità o farlocchi); piuttosto un bravo coach che sappia fare funzionare il gruppo. A memoria però direi che è l’unico sapere mai insegnato ed appreso dalla politica.

“”E’ giunto il tempo di un po’ di ferie, pronto, finché Dabicesidice terrà la porta aperta, a riprendere il mio contributo fra tre settimane e mi piacerebbe tornarvi ad incontrare, se avrete la pazienza di aspettarmi e di leggermi. Chissà, forse riuscirò a rendere i miei pezzi più interessanti, saporiti di nduja e dolci di cipolla. E così avete capito anche dove vado in vacanza. Grazie e arrivederci’. 

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Libri di Storia fatti di pietra

Servizio fotografico di Corrado Corradi ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^Nella giornata di sabato 1° ottobre 2022, in strada Canaletto Sud, angolo via Finzi, c’è stata la cerimonia di inaugurazione