Nella democratica ed accogliente Modena…

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... una coraggiosa mamma svela il fallimento dell’integrazione scolastica. Banda di minorenni magrebini rapina giovane italiano. Ma perché dovremmo concedere la cittadinanza italiana a costoro? 

 


La libertà che può essere di pensiero, ma anche nei gesti quotidiani, è preziosa. La frase che è attribuita a Madame Roland – Oh libertè, que de crimes on commet en to nom! Tradotto – O libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome -, dovrebbe essere il punto di partenza per una calma riflessione. Sempre che tale libertà esista ancora in Italia! Un bel quesito che giro ai lettori. Il mio pensiero è che siamo in libertà vigilata. Libertà, che se non è difesa, potrebbe essere piano, piano, tolta alla persona per un’errata interpretazione dalle sostantive civiltà, democrazie e solidarietà. Due esempi che riguardano la città di Modena. La prima è quella in cui una mamma modenese, che definisco coraggiosa, va contro l’ordine costituito e chiede che sua figlia, una giovane italiana (Direttore, scrivendo le parole precedenti inciampo nella legge Fiano?) possa frequentare la seconda elementare in una classe dove ci sia almeno qualche coetaneo/a italiano e di religione cattolica. Apriti cielo, maestre e dirigenti scolastici fanno barriera contro l’insana proposta. Lesa maestà, non scherziamo! Hanno ragione loro. In Italia, una classe con diciotto bambini di vari gruppi razziali che fanno solo comunella con la rispettiva etnia e un solo bambino italiano, è normale secondo loro. Tralascio la contestazione molto civile degli altri genitori nei confronti della madre italiana e mi limito a dire che è bene ciò che finisce bene. Ora, per fortuna, la bambina è in una classe in cui ci sono anche dei coetanei italiani. Il secondo esempio è di un minorenne italiano aggredito e derubato anche dei vestiti è così costretto ad andare a casa in canottiera da una banda di giovani magrebini. Anche qui diciamo che è una cosa normale? Sì, perché il furto o l’aggressione, è un reato che appartiene a tutti i popoli. Solo nella mitica e irraggiungibile Shangri-Lan non esiste, anche se nella passata legislatura comunale l’Assessore alla Sicurezza, Antonino Marino ci voleva far credere che ci fosse anche nostra città.  Questi due esempi, non sono forse l’evidente prova che la sbandierata integrazione, sia un fallimento? Eppure loro non demordono. Colgono l’occasione, grazie a un gruppo minoritario di aventi diritto che sbarcano, per fare entrare persone di varie nazioni africane, che non ne avrebbero diritto. Baldi giovani pronti a esigere tutti i diritti possibili ma restii ai doveri dello stato che li ospita. Tuttavia, le categorie sopra nominate, hanno molti alleati: l’informazione, sia cartacea, sia dell’etere, ma anche di filosofi, scrittori (vale anche un passaggio dell’ultimo libro scritto in varie trasmissioni), attori e cantanti che non perdono occasione di dare la loro solidarietà, ma solo quella, al migrante, per strappare un minuto di gloria e un applauso. Concioni, in cui spesso si tira in ballo la trita e ritrita frase – siamo stati anche noi emigranti -. Sì, è vero, ma con qualche piccola differenza e non di poco. Pochi coloro che vanno controcorrente. Se ci si azzarda a scrivere che accogliendo tutti si spendono le poche risorse di cassa che non andranno ad aumentare il benessere dei nostri pensionati e dei disoccupati, e per coloro che, grazie alla legge Fornero, sono costretti a intaccare i risparmi di una vita, sono tacciati di essere razzisti cattivi. Se dico che quest’accoglienza di manovalanza a basso costo fa bene solo agli imprenditori disonesti, per il business di cooperative d’accoglienza e infine alla malavita, dico qualche eresia? Non credo. Eppure, mi sembra che sia una questione di democrazia e di civiltà ascoltare anche chi non la pensa come te. Invece, niente.  Nella mattinata del 20 ottobre si è tenuta presso il Centro Famiglia di Nazareth l’inaugurazione del Festival della Migrazione: seguire un convegno dal titolo “I migranti nella rete dei media, tra parole ostili e protocolli deontologici”. Non poteva mancare il saluto del Sindaco Gian Carlo Muzzarelli. Naturalmente l’immigrazione lui la vede dalla sua parte e quindi possiamo dire: Nihil sub sole novum, che tradotto vuol dire Non v’è nulla di nuovo sotto il sole. Non poteva mancare un accenno allo Jus soli. Il Sindaco ha fatto sapere che a novembre, concederà la cittadinanza ad honorem agli adolescenti nati da genitori residenti in Italia. Mi sarei aspettato dal Sindaco un accenno ai due avvenimenti sopra citati, invece, niente. Quindi, io gli porgo la domanda: fra i prossimi cittadini ad honorem, ci sono anche i bravi ragazzi di quella banda di magrebini, che la sera precedente al Festival, ha goliardicamente rapinato e rimandato a casa in canottiera un minorenne italiano? Le sembra normale che in Italia, in una classe, ci sia solo una bambina italiana e diciotto bambini stranieri? Mi consenta, non le sembra il caso di andare da quella mamma e scusarsi dicendo che le cazzate le fanno anche le maestre? Andare, inoltre, dal ragazzo a rincuorarlo e a rimborsarlo del furto subito, con il fondo a disposizione dei vari assessorati che se ne servono come serbatoio di voti? No, sarebbe ammettere un altro fallimento della sinistra! Chiudo con una massima che dice: chi pecora si fa, lupo lo mangia. In fondo, non dovrebbe essere difficile ai lupi arrivati dal mare quando saranno cinque volte tanto le nostre forze militari e dell’ordine, compresi i forestali. L’impero Romano cadde anche per questo.

Un’osservazione che riguarda il centro destra. Nella riunione organizzata due settimane fa a Modena da, FI, FdI e Lega Nord, avevo ascoltato con piacere l’intervento di Andrea Galli, dove invitava, a riconquistare lo spazio culturale lasciato alla sinistra. Io aggiungo che a quanto detto da Galli, bisogna sapere di che cosa si parla. Ascoltare quello che loro dicono per potere poi contestarlo. Ohibò, l’appello di Galli mi sembra caduto nel vuoto. Ad ascoltare quello che la sinistra e sodali si raccontava il giorno dell’inaugurazione del Festival del Migrante, c’era solo lui. In fondo se Atene piange, Sparta non ride. 

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