Nel nome di Maria Carta salvare le piccole comunità

Condividi su i tuoi canali:

Tema stimolante perché non è un problema soltanto della Sardegna, come dimostrano
i convegni, le iniziative e gli interventi ministeriali. Un po’ ovunque in Italia, causa la
scomodità ai servizi essenziali e la lontananza dai posti di lavoro, i borghi e i comuni più
piccoli vengono gradualmente abbandonati.

Sabato 5 novembre 2022, alle ore 17, al Cinema Teatro Astoria di Fiorano Modenese, la Fondazione Maria Carta sarà ospite del Circolo Nuraghe per ricordare insieme la figura della grande artista, cantante, autrice, attrice, che ha portato la cultura sarda nel mondo.

Saranno presenti Alessandra Zedda, vicepresidente della Regione Autonoma della Sardegna; Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del Gruppo SAE, editore della Nuova Sardegna e della Gazzetta di Modena, Bastianino Mossa, presidente FASI, Leonardo Marras presidente della Fondazione Maria Carta, il sindaco di Fiorano Modenese Francesco Tosi, il presidente del Circolo Nuraghe Mario Ledda.

La colonna sonora dell’evento vedrà protagonisti Maria Giovanna Cherchi, una delle più importanti interpreti del repertorio sardo e i Fantafolk Vanni Masala all’organetto e Andrea Pisu alle launeddas, riconosciuti maestri, apprezzati per il loro virtuosismo e per la capacità di coniugare gli schemi ritmici dei balli sardi con influenze esterne.

Sarà presentato il libro ‘Maria Carta voce e cuore della Sardegna’, a cura del giornalista e scrittore Giacomo Serreli, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione, editrice dell’opera,

La fondazione presenterà inoltre il Progetto Freemmos sullo spopolamento in Sardegna, finalizzato a sostenere, attraverso una serie di iniziative di carattere culturale, i piccoli centri a rischio estinzione. ‘Freemmos’ deriva infatti dal termine inglese ‘free’ (libero) e dalla desinenza ‘mmos’, che in lingua sarda significa ‘fermi’:

Tema stimolante perché non è un problema soltanto della Sardegna, come dimostrano i convegni, le iniziative e gli interventi ministeriali. Un po’ ovunque in Italia, causa la scomodità ai servizi essenziali e la lontananza dai posti di lavoro, i borghi e i comuni più piccoli vengono gradualmente abbandonati. Anche la Chiesa, per la carenza di sacerdoti, accorpa ed elimina parrocchie e quando in un paese non suona più il campanile, significa che la comunità ha iniziato il suo declino finale.

Le prime a chiudere furono le scuole delle frazioni, perché le pluriclassi erano giudicate negativamente e si è preferito organizzare il servizio degli scuolabus. Poi sono stati piccoli negozi, empori con un po’ di tutto, soppiantati dai centri commerciali Negli ultimi anni si fatica perfino ad avere un medico e le amministrazioni comunali si uniscono.

Un borgo muore pian piano perdendo le sue energie giovani, i suoi servizi, il suo ruolo ma quando ce ne accorgiamo è troppo tardi per rimediare.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Leva obbligatoria

La politica italiana gioca ai soldatini senza nemmeno sapere le regole del gioco. La politica italiana conferma la sua impreparazione sui temi militari e questa