Nel Kimberley

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Un posto speciale

Capita nell’arco della vita di trovarsi in posti veramente speciali, posti magici che resteranno impressi nella mente e nel cuore.

 

C’è una regione nell’estremo Nord del Western Australia che si chiama Kimberley.

È sperduta e selvaggia, ai margini del deserto, il grande cuore rosso del continente australiano.

In circa 900 chilometri puoi attraversarla partendo da Derby, sull’Oceano Indiano e arrivando a Kununurra, al confine col Northern Territory.

Abbiamo percorso migliaia di chilometri per arrivare fino a qui, immersi in questi paesaggi che alla bellezza uniscono il fascino dell’avventura e della scoperta.

Ed ora imbocchiamo questa strada verso est, dove gli incontri più frequenti sono con gli animali selvatici ed è facile trovarsi davanti il guado di un fiume infestato da coccodrilli, quando ti aspetteresti un ponte per poterlo attraversare, oppure un furioso incendio che lambisce la strada alimentato dalla vegetazione arida e dal vento teso che arriva dal deserto.

M i sembra ancora di vedere quel lungo tratto di terra rossa che si snoda senza fine nell’erba alta del colore del grano maturo e, sparsi nel “bush”, alberi buffi, enormi, che sembrano disegnati dalla mano di un bambino, quelli che là chiamano “boabs” e sono un incrocio fra il baobab africano e un enorme fiasco.

Ricordo un posto in particolare, il Windjana Gorge.

Siamo arrivati ai piedi di una ripida scarpata di roccia rossa e lì lasciamo la macchina.

Il vento piega dolcemente l’erba alta e, fra cespugli spinosi e boabs, ci incamminiamo verso una profonda spaccatura della montagna.

Ci inoltriamo in uno stretto passaggio, il sentiero è di sabbia rossa, così come le alte pareti a picco.

Passiamo dalla luce accecante dell’esterno, alla magia di una radura ombreggiata e silenziosa, nel mezzo una pozza d’acqua chiara, unico suono il canto lieve di un uccello, il resto del mondo, per un attimo, non esiste più.

Questa è la terra degli aborigeni e molti sono i segni della loro cultura.

Nei loro graffiti puoi trovare gli stessi contrasti di colore che la natura ti offre: il nero della notte, il bianco delle nubi, l’oro del sole, il rosso del fuoco, con quei punti e quei tratti marcati, tracciati da artisti senza tempo, che potrebbero essere di oggi, come di 40.000 anni fa’.

Ed anche le loro musiche non hanno le nostre melodie, ma i suoni misteriosi e affascinanti della natura, del vento, della pioggia, del mondo che li circonda, sono le “vie dei canti” tracciate dai loro antenati.

 

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