Negli ultimi 15 anni Modena non ha mai smesso di perdere colpi

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Abbiamo incontrato Giovanni Bertoldi, Segretario Provinciale del Nuovo PSI di Modena, per una sua valutazione politica sia di respiro nazionale che di ambito modenese.

Il PSI da lei rappresentato è l’erede di una linea autonomista. Cosa significa tutto questo aggiornato al 2007?

 

L’attuale quadro politico è caratterizzato dall’aggregazione di forze politiche disomogenee e contrapposte sul piano delle idee. Credo che la ricomposizione delle alleanze tra i partiti partendo da punti di unione diversi dagli attuali, sia l’unico modo per ridare fiato a un contesto politico asfittico. In questo senso auspico una nuova legge elettorale che richiami il sistema proporzionale alla tedesca,  già proposto dal mio partito in tempi non sospetti; penso che  in questo modo si possano costruire le condizioni per unire partiti o correnti dei partiti ideologicamente affini. L’operazione che si sta facendo con la costituzione del partito democratico e del partito unico a livello della Casa della Libertà va esattamente nella direzione contraria. Si cerca di sclerotizzare  e stabilizzare le attuali alleanze sbagliate. Più precisamente auspico una aggregazione di forze realmente riformiste che mettano a nudo quei partiti o leader politici che si professano innovatori , progressisti, laburisti, ma che in realtà sono più conservatori dei conservatori.

 

Cosa la divide dalla sinistra storica e cosa dalla destra.

 

Purtroppo la sinistra italiana storica,oggi al potere, proviene dalla cultura comunista e questa è la grande differenza tra l’Italia ed il resto di Europa. Una distonia che si è cercato di camuffare cambiando i nomi dei partiti, che però nella loro essenza  rimangono ancorati a valori assolutamente minoritari nel mondo occidentale. Credo che i socialisti italiani rappresentino quella sinistra moderna di ispirazione riformista e liberale che ha le sue radici in Filippo Turati ed in Carlo Rosselli, ma anche in Bettino Craxi e di cui penso questo paese abbia veramente bisogno.

Anche i partiti della destra storica hanno le radici nel fascismo, al contrario della destra storica europea che più si avvicina ai partiti conservatori italiani  dell’epoca prefascista, che facevano a capo a leader del calibro di Giovanni Giolitti. Bisogna, però, ammettere che lo strappo fatto da Fini a Fiuggi è stato più convincente di quello dei DS, rispetto ai legami con il passato. Ricordo che nell’evoluzione in senso democratico del vecchio MSI, il PSI non ha avuto un ruolo secondario, perché Craxi è stato il primo leader che ha avuto il coraggio, in tempi diversi da questi, di sdoganare un movimento che allora avrebbe potuto mettere a rischio la fragile democrazia italiana.

 

Credo che esista anche un’autonomia di giudizio periferica:a quali condizioni oggi sosterebbe convintamente una coalizione di centro sinistra?

 

Non mi sento di escludere nessun tipo di alleanza, tutto sta nel cambiare radicalmente registro con un modello amministrativo oramai logoro e stantio. Di fronte ad un programma di vero rilancio di Modena, il mio partito avrebbe da dire la sua, così come ha dato un contributo fondamentale in passato, quando alleato del PCI aveva portato Modena ai primi posti in Italia, in quanto a sviluppo economico, potenziamento delle infrastrutture e qualità della vita. Oggi Modena è una realtà in rapida decadenza e ha bisogno di una forte scossa. Sembra una frase fatta, ma alla fine è sempre questione di programmi.

 

Tra i gaudenti della incriminazione a Craxi a quei tempi vi era il partito diFini e della Lega. attualmente alleati. Tutto ciò si deve a scelta tattica oppure conseguenza dell’evoluzione; sono cambiati loro o è cambiato il Nuovo PSI?

 

Certamente MSI e Lega hanno approfittato di Tangentopoli, nel tentativo di accaparrarsi i voti del PSI., usando il collaudato strumento del populismo e del giustizialismo. Ma alla fine si sono dovuti accontentare delle briciole perché la maggioranza degli elettori del PSI si sono rivolti a Forza Italia.

Ma è stato il PCI il vero responsabile del colpo di stato mediatico–giudiziario che ha messo al bando i partiti che hanno garantito all’Italia un’evoluzione in senso democratico nel dopoguerra, ovvero la DC  e le forze socialiste. E infatti è stato proprio il PCI a trarne i maggiori vantaggi.

Oggi siamo all’opposizione di questo governo, ma anche l’alleanza con gli altri componenti della casa della libertà ci sta stretta e infatti i nostri accordi con la casa della libertà alle ultimi elezioni erano strategici ed elettorali, ma non ideologici. Certamente l’alleanza con Di Pietro mi sembra fantascienza!

 

Farebbe il Sindaco di Modena? Con chi e  a quali condizioni?

 

Certo, anche se i miei pazienti non sarebbero d’accordo. Se il mio apporto dovesse tradursi in una qualche utilità per questa città sono sempre a disposizione, sebbene questo comporterebbe una grossa rinuncia personale. La condizione è che si voglia davvero un cambiamento nel senso della effettiva concorrenza dei soggetti economici che operano nella nostra realtà territoriale, superando situazioni di monopolio che sono sotto gli occhi di tutti, che si voglia davvero modernizzare la città, che si instauri il regime della meritocrazia.

 

Modena per progredire ha bisogno di una normale alternanza di governo o di un qualcosa di più sostanzioso?

 

In nessun paese del mondo si può pensare ad una democrazia senza alternanza. Lo stesso gruppo di potere, pur nelle variabili delle alleanze, amministra Modena dal 1945 senza soluzione di continuo. E’ normale che un sistema amministrativo si ammali e alla fine si paralizzi!

Guardi, poco tempo fa ero rimasto affascinato dal progetto che si stava portando avanti con Graziano Pini a mezzo dell’Associazione Pensiero Libero, perché l’intento era di creare una grande alleanza trasversale che potesse essere dapprima uno stimolo di idee per l’attuale amministrazione, ma che con il tempo potesse rappresentare il nucleo per ideare un nuovo progetto politico di governo della città, diverso all’attuale assetto. Ma con il tempo ho capito che non c’è questa volontà di alternanza e di rinnovamento, ma si pretende al massimo un debole inserimento di protagonisti del mondo laico e riformista all’interno di una giunta non dissimile da quella che attualmente ci sta infelicemente governando.

Approfitto dell’opportunità  concessami  dalle pagine del vostro settimanale per lanciare una esortazione al coraggio rivolta a Pini.

 

Su queste ipotesi di lavoro è pessimista o ottimista?

 

Un politico non può che essere ottimista, se no è meglio che cambi mestiere.

 

Si parla di città in declino. Sarà così anche nel 2007 o ha in mente una azione di risveglio?

 

Negli ultimi 15 anni Modena non ha mai smesso di perdere colpi rispetto alle aree più sviluppate del Paese. Perciò penso ad un rilancio della nostra città solo se si ha il coraggio del cambiamento, altrimenti un ulteriore declino sarà inevitabile, anzi molti problemi  si aggraveranno in modo irreversibile e dal declino si passerà ad un vero e proprio collasso di Modena in termini non solo economici ma anche sociali.

 

 

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