Né vincitori né vinti

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Nessuna spallata da parte del centro destra, semmai una gomitata. Tracollo dei sanculotti grillini. La Lega si ferma. Vince il sì, ma quanti no.

 


La sinistra tira un sospiro di sollievo e anche Conte. Finisce con un pareggio: 3 a 3 la partita in questa tornata elettorale. Il centro destra guadagna le Marche e mantiene la Liguria e il Veneto ma fallisce in Puglia e in Toscana. La sinistra, oltre alle due regioni sopracitate, mantiene la Campania. Per la Valle d’Aosta dovremo attendere l’elezione da parte del consiglio regionale.  Al momento di andare in stampa non si hanno ancora dei dati definitivi, né le percentuali dei partiti, ma sembra chiaro che dalle urne esce un dato certo. L’innamoramento degli italiani per il M5S è in netto calo. Lasciamo al prossimo editoriale, con dati definitivi, un’analisi più approfondita. Allo stato attuale possiamo dire che sembra definitivamente tramontata la carriera politica del Matteo toscano. Anche Zingaretti gioisce, il PD (comunista) ritorna a essere il partito di maggioranza di questo governo che si regge solo per la colla che tiene i suoi componenti fortemente attaccati alle poltrone. Esulta Giorgia Meloni: il suo candidato strappa le Marche alla sinistra. Esulta meno Matteo Salvini. Aveva sperato fortemente in un’affermazione in Toscana della Lega, ma la candidata si è fermata a un 40%. Forte delusione nelle Puglie dove i sondaggi sembravano favorire il candidato del centro destra. Non bene anche FI, i voti diminuiscono sempre più, segno che il partito non riesce a rinnovarsi.

Il 6 novembre 1991 gli italiani andarono a votare per il referendum sulla riduzione delle preferenze nelle liste elettorali. Ideatore, Mariotto Segni, detto Mario, che ambiva a un ben altro progetto: l’introduzione di una legge elettorale uninominale a doppio turno ispirata al modello francese, spacciato anche come una sicurezza nei confronti del voto di scambio mafioso. Un trionfo del SI che ebbe il 95,57% e solo il 4,47% di No. Fu il primo tassello per la nascita dello strapotere delle segreterie dei partiti e contemporaneamente una riduzione del peso dell’elettore al semplice gesto di mettere la croce sul simbolo. Poi, ci furono altre modifiche alla legge elettorale: porcellum, rosatellum, soglie di sbarramento e contemporaneamente si assisteva alla riduzione del corpo elettorale, in altre parole l’aumento delle persone che non andavano al voto, senza contare le schede bianche o nulle. Nel 1987 gli elettori che votavano erano l’88,83%, per finire nel 2018 al 72,94%. Questo, per le politiche. Nelle ultime elezioni europee siamo arrivati al 56,09%. Questi numeri dovrebbero dirci qualcosa, non passare in cavalleria. Più che una riduzione dei parlamentari, forse, sarebbe stato meglio pensare a una nuova legge elettorale di ridare all’elettore la possibilità di votare chi vuole. Tanto, dal 1991 a oggi, incapaci, trafficoni, onorevoli e senatori che si fanno i cavoli loro, non sono certo spariti. Altra piccola considerazione: penso che nel contesto di una riforma elettorale che consenta la governabilità, possano essere rappresentati anche partiti con percentuali basse come in passato. Un esempio: i Radicali, i Liberali e i Repubblicani. Ma veniamo al presente. Poca affluenza. Come sopra, i dati al momento sono del 53,84% del corpo elettorale. Colpa del Covid 19? Sarà, ma io ho qualche dubbio. Il SI prevale con poco meno del 70%, il No poco più del 30%. La democrazia ha vinto. Evviva, da oggi ci attende Shangri-La.

Io, però, non ci credo.

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