Ne abbiamo eletti troppi di sbagliati

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Alcuni noti, alcuni  praticamente sconosciuti, d’origine regionale, oppure di categoria, come i pensionati.  Sono i partiti minori che sfilano solenni, fanno dichiarazioni, dopo il colloquio di prassi con il Presidente dell Repubblica. Ma non sono un po' troppi?

 


Le cronache dal Quirinale vedono sfilare più partiti che modelle a una sfilata, sconosciuti praticamente a tutti, o incomprensibili; perché esistono la Sudtiroler Volkspartei, la Minoranza Linguistica Valle d’Aosta e gli altri d’origine regionale, oppure di categoria come i pensionati? Forse che un grande partito non dovrebbe esser capace di difendere anche le minoranze, sue interne e quelle della nazione?

Ecco si avvicinano ai microfoni, dopo il colloquio, i rappresentanti dell’Alternativa Libera Possibile, dell’Udc, dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, di Fare-Pri, del Partito Socialista Italiano- Liberali per l’Italia, dei Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, di Democrazia solidale-Centro Democratico, di Grandi Autonomie e Libertà, dei Civici e Innovatori, dei Per le Autonomie, dei Conservatori e Riformisti, di Area Popolare-Nicd-Centristi per l’Italia, di Forza Italia-Il popolo delle libertà-Berlusconi presidente – di Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini, del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico, di Scelta Civica-Ala per la Costituente Liberale e Popolare-Maie, di Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà, del Gruppo Misto, del Movimento PPA-Moderati, delle Minoranze Linguistiche. 

Mi viene in mente il balletto dei gruppi industriali privati, i quali, come trasformer, si scindono e si uniscono secondo le convenienze tributarie e le strategie del gruppo. La politica dovrebbe essere un’altra cosa, ma se lo fosse non ci troveremmo in queste angustie. Per cui se assistiamo alla moltiplicazione delle sigle al motto di ‘Un uomo un partito’, significa che ne hanno convenienze in termini di potere e di soldi ed è lì che diventa necessario ‘cambiare’. Cambiare cosa? Sotto il sistema proporzionale lamentavamo l’ingovernabilità ed è rimasta con ogni riforma di maggioritario, cambiando soltanto i tempi delle alleanze, prima o dopo le votazioni, in base alla convenienza. Comunque i governi cadono per colpa della maggioranza, non certo della minoranza.

Non so come si possa risolvere un tema tanto complesso, ma così non funziona. Si può tentare almeno di fermare il mercato delle vacche, detto anche abitudine di saltare sul carro del vincitore costringendo un eletto a non cambiare casacca per tutta la durata della legislatura, ma soltanto dimettersi; si può decidere che un governo decada prima del tempo, soltanto quando un altro ha già ottenuto la maggioranza parlamentare; si può chiedere al sistema dei media di non tenere in piedi partituncoli inesistenti nella realtà, ma ben presenti in tg, talk e varie amenità. Si può cioè rendere la vita meno facile a chi fa il gioco delle tre carte per continuare ad esistere.

Comunque arrivo sempre alla convinzione di una rivoluzione indispensabile nell’etica della politica, nel recupero del suo spirito di servizio alla comunità. Diceva Sandro Pertini, intercalandolo con il suo ‘perbacco’: “Non esiste una moralità pubblica e una moralità privata. La moralità è una sola e vale per tutte le manifestazioni della vita. E chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico. È un affarista, un disonesto”. Ne abbiamo eletti troppi, fino al punto da fare loro pensare che quelli sbagliati fossero gli altri.

 

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