Natale bianco, o almeno col permesso di soggiorno

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""La Chiesa ha nel suo DNA più profondo il tema dell'accoglienza, del dialogo.Ma questo non significa, assolutamente,andare contro la sicurezza,altro diritto e dovere di tutti cittadini"".Di questo dovrebbero fare tesoro sacerdoti, politici e fedeli benpensanti.Articolo di Maria


 

Ha il suo bel da fare, l’assessore alla sicurezza  del comune di Coccaglio [1] , sig. Abiendi a chiarire che l’ operazione ”White Christmas” non è un’un’operazione di ”pulizia’ come certa stampa ha riportato, ma una normale e legittima verifica, un censimento sull’effettiva situazione sul territorio, in merito alla regolarità dei numerosi immigrati domiciliati  nel piccolo  e antico comune del bresciano. Domiciliati o comunque presenti, in un paese che ha visto un’escalation impressionante di presenze, passando in un decennio da 177 stranieri a 1583, (dati di aprile 2009) su settemila abitanti. Ovviamente si parla di quelli censiti.

Il caso vuole che tale operazione termini proprio il 25 dicembre e pare che all’origine della denominazione  White Christmas,  ci sia proprio questa coincidenza. Scelta magari arguta, secondo qualcuno, certamente non opportuna, ma montare l’ennesimo caso anche su operazioni di controllo legittime, auspicabili e indispensabili, mi pare eccessivo. La stampa ha molte responsabilità, riportando in modo tendenzioso la notizia, calcando la mano, infiammando gli animi, che davvero non hanno bisogno di essere infiammati ulteriormente [2] . Scrivere di “caccia al clandestino in nome del Natale”, “ripulire la cittadina dagli extracomunitari” ,  “far piazza pulita”, significa sintetizzare  in modo grossolano e per giunta sommario lo scopo dell’operazione.

Nemmeno prendo in considerazione il fatto di  riferire con pietismo storie di immigrati, ovviamente tutti buoni, tutti lavoratori, tutti smarriti all’idea di questo controllo. Ciò contribuisce a rendere il clima incandescente, suscitando  lo sdegno dei benpensanti. Come se chi auspica controlli e desidera sul proprio territorio sicurezza e legalità fosse un “malpensante” o qualche cosa di meno carino, se a giudicarlo è Fini. Lasciamo perdere.

Comunque, proprio dalla segnalazione al parroco di questa operazione, è nata la reazione polemica dello stesso,  stemperata poi, nei giorni seguenti, all’insegna del qui lo dico e qui lo nego, con varie dichiarazioni [3] che davano un colpo al cerchio e uno alla botte, per mettere d’accordo tutti, si presume.

La verità è più complessa, evidentemente,  e soprattutto non sta tutta da una parte.

Ma è difficile mantenere un atteggiamento di sereno confronto, accettazione e solidarietà, quando ogni giorno, in aggiunta alla nostra delinquenza, e preponderante numericamente su di essa, subiamo la delinquenza straniera. In questo momento il telegiornale TG1 riporta la notizia di nove  pusher nordafricani arrestati a Torino in maxi blitz dei Carabinieri, dopo mesi di indagini.

Ma, tornando a Coccaglio, e alla zona del bresciano, difficile, soprattutto  in questi giorni dimenticare ciò che ha fatto  un regolare,  Ben Karim Cherkaoui, il marocchino che ha aggredito una coppia, ha ferito gravemente il ragazzo, investito e stuprato la ragazza. Questo “regolare”, detto per inciso,  era libero,  malgrado una denuncia per possesso di droga del 2007 e precedenti per spaccio.

La Chiesa fa sentire la sua voce, attraverso le dichiarazioni del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha ripetuto ciò che è universalmente noto, ossia che  “”la Chiesa ha nel suo DNA più profondo, sull’esempio della luce di Gesù Cristo, il tema dell’accoglienza, del dialogo” “Ma questo non significa, assolutamente, andare contro la sicurezza, altro diritto e dovere di tutti cittadini””. Ha aggiunto, e di questo dovrebbero fare tesoro, tenere conto tutti, sacerdoti, politici e fedeli benpensanti.

Sui controlli in nome del Natale che hanno fatto indignare certa parte politica e certi cattolici, sarebbe meglio avere l’onestà intellettuale e la coerenza di riconoscere la loro liceità e la loro assenza di derive razziste. Inoltre, ammesso che tutti abbiano diritto ad essere accolti, esiste, ed è irrimandabile, discutere  il problema della sostenibilità dell’accoglienza.

Essa, purtroppo a differenza della misericordia divina,  non è infinita

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