Mostra di sculture e disegni “Movimento” di Marco Di Piazza.

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Sabato 9 maggio 2009, con oltre duecento presenti, è stata inaugurata la mostra di sculture e disegni dell’italo-tedesco Marco Di Piazza (nato a Roma, si è formato a San Gimignano, ha esposto in dodici Paesi del mondo e, dal 2003, opera a Bonn).di Roberto Armenia

Si tratta della prima manifestazione promossa dal complesso “Direzionale 70” di Modena. Visto il successo, i condomini del “Direzionale 70”, la “Franco Cosimo Panini Editore” e lo spazio espositivo “Pro-Mutuo” in primis, si propongono di organizzare altre manifestazioni artistico-culturali, mostre d’arte e incontri con gli Autori, soprattutto.

La mostra di Marco Di Piazza si può visitare fino a martedì 2 giugno 2009, nella Terrazza della “Franco Cosimo Panini Editore” di Via Giardini, 474/D (ad orario continuato, 24 ore su 24) e nello spazio espositivo “Pro-Mutuo” di Via Giardini 464/0 (dalle ore 16,30 alle 19,30)

Di Marco Di Piazza, hanno scritto alcuni dei maggiori, più prestigiosi critici d’arte italiani, tedeschi e olandesi.

Rosemarie Bassi (direttrice del “Centro di Cultura Europea” di Bonn) tra l’altro, scrive :” Occorre interessarsi alla personalitàdell’artista Marco di Piazza, conoscerlo come persona, artista e uomo, per poter comprendere la sua opera, per poterla capire interamente. Raramente un’opera è così strettamente legata all’esperienza vissuta come nel caso di questo artista. Nella sua opera matura si rispecchiano la bellezza e la storia di San Gimignano come anche il sottofondo culturale e l’educazione artistica ricevuta sin da bambino” con un padre filosofo e psicologo (dirigente RAI e tra i più diretti amici-collaboratori di Aldo Moro) e una madre pittrice.

Marco Brogi de “La Nazione” di Siena, tra l’altro, scrive: “Le opere di Marco Di Piazza parlano una lingua antica e moderna. Hanno radici nella campagna toscana, nella sua storia millenaria che l’artista, originario di San Gimignano, ha respirato da bambino e negli anni della formazione, nei grandi temi che plasmano la nostra epoca: le migrazioni dei popoli, l’accettazione dell’altro, l’incontro-scontro di etnie diverse. Che si esprima con la scultura o con la pittura, Di Piazza punta sempre all’essenzialità, ad una forma asciutta, priva di orpelli. Linee e segni da un lato, pietra trovata in natura, intagliata a scalpello e non levigata, dall’altro, assenti la ricerca della bellezza fine a se stessa e dell’effetto speciale, assistiamo costantemente alla messa in scena del movimento, del viaggio”

Marc De Middleer del “Giornale dell’Arte” di Bruxelles, tra l’altro, scrive :” Marco Di Piazza respira l’arte: quel bisogno di esprimere attraverso l’immaginario e il Bello l’anima umana e il suo rapporto con il mondo e la trascendenza.. Sia reso grazie a suo padre Francesco, pensatore umanista , oggi scomparso, e a sua madre Maria, artista di cui l’inalterabile dinamismo anima i gruppi femminili di formazione filosofica, letteraria ed artistica. La loro eredità ispira l’opera di Marco Di Piazza: ode contemporanea ai rapporti umani, agli scambi, al dialogo –una quiete sempre conflittuale nel senso originale greco del termine. In vista dell’armonia e dell’unione”

Mathias Nofze direttore della “Galleria Anzeiger” di Tallin, tra l’altro, scrive: “A prima vista le sue sculture dedicate al tema danza, sembrano silhouettes o ombre cinesi misteriose. L’artista .. riduce l’atto della danza all’essenziale –al movimento nello spazio. Dunque non sorprende che una delle sue sculture si chiama semplicemente Movimento Le sagome dei corpi che si distinguono sono stilizzate però in modo da sembrare piante mosse dall’acqua o dal vento”

Bjorn Sievens del “Corriere di Gutersloh”, tra l’altro, scrive: “ Al centro creativo di Marco Di Piazza c’è l’uomo. Rappresentato in gruppo o nei nudi.. Con pochi precisi tratti l’artista riesce a rappresentare un uomo o un intero gruppo. E infondere vita ai soggetti malgrado o forse proprio per l’uso ridotto di linee e colori. I gruppi di uomini, sono rappresentati in movimento ascendente.. Ma Di Piazza non raffigura i volti, lascia sempre i lineamenti del suo modello indefiniti. Così ne consegue che, per una esecuzione che a colpo d’occhio appare incompiuta, le opere lasciano invece allo spettatore tutto lo spazio per una propria interpretazione”

Peter Volmer critico d’arte di Bonn, tra l’altro, scrive :” Dice Di Piazza Ciò che mi interessa sono i rapporti umani Nel suo lavoro lo spettatore può distinguere l’armonia o le divergenze tra gli uomini e allo stesso modo la gioia, la riflessione, il lutto, la paura. Marco Di Piazza non fa alcun ritratto individuale dell’essere umano. La singola fisionomia o il carattere individuale non interessano all’artista ma piuttosto le pure interazioni, la natura e le espressioni dei corpi, i movimenti, i gesti”

 

L’artista Marco Di Piazza al nostro settimanale on line, tra l’altro, ha detto:

 “Ciò che  appartiene alle ultime decadi dell’arte contemporanea non trova in me grande corrispondenza: in alcun modo ritengo che la mia vena espressiva e la mia ricerca stilistica da lì scaturiscano. Un decantare invece dell’opera dei
moderni delle prime decadi del ‘900, queto sì, mi è più consono!… e un opporre, con garbo, la storia della Toscana, mediterranea sin dall’antichità, e gli spazi aperti della natura lì respirata fin da bambino e negli anni lenti della formazione.

Per me, di fronte ad un’opera d’arte, ogni parola che cerca di spiegarla, in realtà ne riduce il significato. Ciò che esprime un’opera appartiene all’opera stessa, alla sua materia, alla sua luce.. Ciò che più conta per me sono i rapporti umani. L’acqua come simbolo del divenire, legame tra passato e presente. E l’acqua è la protagonista in molte delle fontane che ho creato per enti, istituzioni e per le comunità in Italia Germania ed Olanda.

L’acqua è passaggio, viaggio. Ovvero la storia dell’uomo. La collettività umana come storia è il risultato di infiniti passaggi.

Ma nel nostro secolo, non abbiamo assistito, invece, alla crisi di molti legami? All’interruzione dei saperi, che si trasmettevano di padre in figlio? Ad una rottura dell’equilibrio uomo-natura ?

Ordine. Disordine. Una ripresa del dialogo tra le generazioni. L’acqua come fonte di vita”

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