Mors tua, Vita mea!

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Intervista a Nerina Negrello, presidente della lega nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente .- di Vera Paola Termali –

 

“Da 40 anni il potentato scientifico internazionale ha stabilito che, se l’encefalo è a loro dire irrecuperabile, la persona è morta anche se il suo corpo è vivo. Da 40 anni gli scienziati onesti denunciano che la “morte cerebrale” a cuore battente non è altro che una comoda

finzione per procacciare organi per trapianti.

Già nel ‘92 ricercatori della Harvard University, nel documento di autocritica “Ripensamento sulla morte cerebrale”, sottolineavano che “molti pazienti, dichiarati in morte cerebrale, non soddisfano il requisito base della cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”.

Infatti nel cosiddetto morto cerebrale molte funzioni dell’encefalo permangono. Molte delle poche che si conoscono.”

 

Così mi accoglie Nerina Negrello, presidente della Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente, quando entro nel suo ufficio a Bergamo.

Più di vent’anni sono passati da quando iniziò la battaglia contro la definizione di “morte cerebrale”, ma il suo impegno e la sua foga non sono diminuiti.

Le ho chiesto quest’intervista perché trovo scandaloso che, nel momento in cui si riapre il dibattito, lei non venga intervistata da tutti i quotidiani.

Ma lei non è donna da preamboli e vuole spiegarmi subito cosa intendeva.

 

“La scienza non conosce affatto “tutte” le funzioni del cervello. E nemmeno conosce “tutto” di quelle poche funzioni che crede di conoscere. Quel documento ed altri furono presentati al Parlamento in audizioni particolari e al Vaticano, ma ne fecero coriandoli per carnevale.”

 

“Si, ma ora il dibattito si è riaperto proprio sull’Osservatore Romano…”

 

 “Sono maestri nell’aprire e chiudere i dibattiti quelli della Pontificia Accademia delle Scienze. Non è la prima volta che sembra che la verità prorompa e invece tutto si affossa e continua la propaganda alla donazione di organi

.

“Possiamo prevedere nuovi criteri sull’accertamento di morte?”

 

 Solo peggiorativi. La Chiesa da sempre è stata a favore della morte cerebrale. Escludo che possa ammettere di avere sbagliato nell’affidarsi ai variabili protocolli di Stato. Nella teoria e nella pratica la Chiesa accetta la dichiarazione di morte neurologica sulle persone sotto ventilazione, ma teme che il giudizio di morte cerebrale, per logica, possa estendersi ai comi vegetativi come quello di Eluana.

Il problema è che la ventilazione viene imposta ad arbitrio medico quindi anche la dichiarazione di morte cerebrale è imposta e guarda caso va a favorire i trapianti.

 

“Stop al trapianto quindi?”

 

 E’ quello che vorremmo, perché il trapianto ha aperto le porte al crimine e alla riduzione dell’uomo a merce. Invece, pur di sviluppare la disponibilità di organi a lato dell’attuale criterio su base neurologica, l’apparato trapiantistico ha trovato nuovi stratagemmi. Il più eclatante già in uso al San Matteo di Pavia è “l’espianto in arresto cardiaco precoce”. In alcuni stati, in particolare per i reni, il prelievo si effettua dopo soli 2/5 minuti dall’arresto cardiaco con evidente omissione di soccorso.

“Attualmente ci vogliono tre medici che attestino i segni della morte.”

 

“Qui è l’errore! Non cercano i segni della vita. Sono medici “esecutori”dei protocolli di Stato a cui non è riconosciuta l’obiezione di coscienza. Con il nuovo e illecito Decreto 11.4.2008 di Livia Turco essi sono stati autorizzati ad eseguire esami dannosi sul paziente in rianimazione al solo fine di facilitare la dichiarazione di “morte cerebrale”.

 

“Ma se l’EEG è piatto?”

 

Non è piatto, bensì di ampiezza inferiore a 2 microVolts, pari al 5% del valore normale. I cittadini devono sapere che durante l’intervento di espianto si manifesta tachicardia, iper-ipotensione, sudorazione e movimenti degli arti e del tronco che vengono inibiti con farmaci paralizzanti. All’espiantando, che non può urlare perché ha un tubo in gola, coprono gli occhi con una pezza per non leggervi il terrore.

 

“Quello che dice è agghiacciante. Se le persone si soffermassero su questo fatto, tutti i soldi che girano intorno ai trapianti, smetterebbero di fluire. Come possiamo difenderci, dobbiamo andare alla ASL a rendere note le nostre volontà in materia?”

 

“Siamo in Disposizioni Transitorie da quasi dieci anni, perché i Ministri della Sanità non hanno emesso il Decreto Attuativo per la manifestazione di volontà previsto dalla legge 91/99, quindi non si deve andare all’Asl. Siamo all’anarchia. Il sito del Centro Nazionale Trapianti dà indicazioni contrarie alla legge per incastrare i cittadini. Gli ospedali chiedono la firma illegale di donazione ai parenti, atto illecito sotto il profilo legale e morale. La situazione è altamente predatoria. Il cittadino che vuole evitare la macellazione può richiedere la Carta-Vita/Dichiarazione Autografa alla Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente – Bergamo (tel.035 219255), un documento secondo legge art.23. da portare sempre con sé. Per approfondire il discorso si può visitare www.antipredazione.org”.

 

Esco con una sensazione di gelo allo stomaco. E tutti quei genitori che hanno permesso l’espianto del loro bambino, sapevano veramente cosa autorizzavano? E se fosse mio figlio ad avere bisogno di un organo, cosa deciderei?

Mors tua, vita mea?

Come madre prego Dio che non mi metta davanti a questa scelta; come cittadino non posso non prendere posizione, come giornalista non posso non divulgare una verità così abilmente tenuta nascosta.

 

(Da “”Profili Italia””, mensile di economia, costume e società (ottobre 2008)

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