Morire per Kabul?

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No, grazie! Così sembra suggerire la maggioranza degli europei, ma il risultato sarà una progressiva emarginazione, subalternità e scarsa credibilità dell’Europa nel complesso scacchiere politico internazionale. Articolo di Giulia Manzini, giornalista pubblicista

Morire per Kabul? No. Sembra che la maggioranza degli europei pensi che non valga la pena morire in Afghanistan, dove una vittoria di Al Qaeda potrebbe comportare un prezzo molto alto per gli Usa, ma anche per i paesi della Nato. Eppure il Presidente Obama ha asserito recentemente in occasione del recente “G 20” che una vittoria del terrorismo islamico in Afghanistan potrebbe comportare un prezzo, con rischio di attentati, più alto per gli Europei che non per gli Usa: siamo noi infatti “il ventre molle dell’occidente” dove la rete di integralisti islamici è particolarmente radicata, in modo capillare, uniformemente, come è emerso dagli attentati di Londra e Madrid.

Come risposta l’Europa ha genericamente promesso e garantito un maggiore impegno di fatto irrilevante rispetto alle richieste del neopresidente Usa: centomila dollari per la ricostruzione dell’Afghanistan ed un contingente di tremila soldati in più nell’imminenza delle prossime elezioni nel paese.

Nonostante la particolare gravità della situazione nel paese, dove è ripresa la controffensiva dei talebani, gli europei continueranno, con estrema probabilità, a “latitare” a causa dei contingenti militari esigui ed insufficienti.

E’ vero che la crisi economica, deflagrata da settembre, non potrà consentire un impegno maggiore da parte dei paesi che fanno parte della Nato. Inoltre “Comunque vada a finire la guerra in Afghanistan  – annota Angelo Panebianco nell’editoriale di lunedì 6 aprile del Corriere della Sera – la Nato potrebbe uscirne male e gli europei non potranno aspirare, come alcuni hanno immaginato in tempi passati, a riequilibrare politicamente i rapporti tra Stati Uniti e Europa dentro l’alleanza con gli americani che dovranno per forza interrogarsi su quanto serva la Nato quando i giochi diventeranno davvero pesanti”. “Infine – conclude acutamente il giornalista – ciò non segnerà la fine dell’alleanza, ma ridimensionerà la sua importanza agli occhi degli Usa e così perderà  peso l’unica area nella quale gli europei potrebbero svolgere un ruolo politico – strategico rilevante”. Con il risultato avvilente di una progressiva emarginazione, subalternità e scarsa credibilità dell’Europa nel complesso scacchiere politico internazionale.

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