Mons. Giacomo Morandi e il suo Non Expedit

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Subito dopo l’Unità d’Italia, alcuni sacerdoti prima e poi voci della Chiesa  sempre più ufficiali dichiararono sconveniente e quindi inaccettabile la partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche. Però il ‘non expedit’ riguardava le consultazioni nazionali e non quelle amministrative locali.

Invece monsignor Giacomo Morandi, vescovo di Reggio Emilia, ha rispolverato nella sua diocesi quel ‘non è conveniente’  per le prossime votazioni comunali. Lo ha fatto con una lettera alle parrocchie nella quale spiega: “Coloro che assumono ministeri nella Chiesa non abbiano a ricoprire, al contempo, un ruolo di coinvolgimento diretto  e in prima persona negli schieramenti politici”. E aggiunge: “Quanti intendano candidarsi in qualsiasi lista alle prossime elezioni debbano dimettersi da ruoli di responsabilità ricoperti in diocesi o nelle parrocchie; pertanto saranno senz’altro declinati gli incarichi pastorali diocesani o quelli nei consigli parrocchiali”. Si riferisce ai lettori, agli accoliti, ai catechisti, ai ministri straordinari dell’Eucarestia.

Ma i cattolici, più di altri, dovrebbero evitare possibili contrapposizioni e tensioni con appartenenti ad altre liste, preferendo le armi del rispetto e del confronto al servizio della comunità, perché a loro viene richiesto di essere nella politica in modo diverso, non di astenersene.

Si fatica inoltre a capire perché il divieto riguardi solo i ruoli di responsabilità. Chi pulisce la chiesa, chi gestisce i servizi della Caritas, chi guida il pulmino, chi s’incarica dei lavori manuali, chi s’impegna nel sociale vale forse meno e ha doveri diversi?

La politica ha bisogno dei cattolici e i cattolici dovrebbero sentire come dovere l’impegnarsi nella gestione della vita pubblica. Lo storico Agostino Giovagnoli, su Vatican news giustamente osserva: “Il divorzio dalla cultura è un problema della politica italiana. I cattolici hanno la capacità di elaborare questioni complesse trasformandole in un messaggio chiaro per tutti; la polemica politica è ridotta a propaganda, invece viviamo in una società complessa che ha bisogno dello sguardo cristiano per inglobare delle competenze di tipo geopolitico sulle grandi questioni che interessano il mondo di oggi. I cattolici sono in grado di dire qualcosa alla società in cui vivono”.

Come ha detto Papa Francesco: “Fare politica è importante: la piccola politica e la grande politica. Nella Chiesa ci sono tanti cattolici che hanno fatto una politica non sporca, buona; anche, che hanno aiutato alla pace nei Paesi”. Come può questo impegno essere in contraddizione con la possibilità di svolgere un servizio anche nella propria comunità parrocchiale?

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