Mons. Benito Cocchi: “”La paura porta a vedere gli altri come nemici””

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In una società globalizzata bisogna aprirsi alle diverse culture. Un messaggio di speranza e d’integrazione quello lanciato dall’Arcivescovo di Modena in occasione della festa di San Geminiano.

Eccellenza cosa pensa della  nuova legge che punisce chi spara al rapinatore in casa o in un negozio?

 

Una città in cui si vendono tante medicine non è una città sana, ma malata. Una società che ha bisogno di armare i cittadini per difenderli, significa che ha gravi problemi. La morale cristiana dice di amare il prossimo come se stessi, ma non è previsto che lo ami di più, deve prima pensare a se e ai figli da difendere. Fino ad oggi non si poteva certo uccidere per difendere i beni materiali. Ben diverso è il bene della vita! E’ una legge umanamente comprensibile, ma non è sano così come un soggetto costretto ad assumere medicine.

 

Come ormai tradizione, in occasione della festa di San Geminiano, la comunità cristiana presenta una riflessione che va oltre le celebrazioni. Qual è l’obiettivo della lettera alla città?

 

L’intenzione è di rivolgersi a tutti: credenti, non credenti, cristiani e non cristiani insomma a tutta la città toccando un argomento di stretta attualità. Per questa ragione nel 2006 abbiamo deciso di puntare i riflettori sul tema dell’integrazione un obiettivo da perseguire in modo assoluto. Il semplice rispetto da solo non basta perché può significare anche freddezza. La vera integrazione si traduce nell’accogliere l’altro senza alcuna condizione. Il titolo della lettera è esplicito: “ Riconoscere l’altro come dono”. Questo non è certamente un atteggiamento istintivo, ma un’acquisizione che richiede una corretta formazione, un impegno serio. C’è sembrato utile ripetere quest’importante concetto in una città come Modena che vanta un elevato numero di stranieri.

 

Che cosa determina un atteggiamento di chiusura nei modenesi fino a generare solitudine e difesa del proprio recinto?

 

La paura. Essa può trasformarsi in qualcosa che divora portando all’involuzione, all’egoismo. Il cambiamento dell’orizzonte sociale e culturale provoca incertezza nelle persone che vedono l’altro come un avversario uno che ti fa perdere tempo. La lettera alla città invita i cittadini a superare la diffidenza e i timori per meglio sviluppare una capacità di relazione grazie alla quale l’uomo completa se stesso nella comunione e nel dialogo. L’integrazione non è un lusso, quando le statistiche non fanno che ripetere come nel giro di una generazione gli immigrati saranno in numero nettamente superiore agli attuali abitanti del paese. Gli indici di natività parlano chiaro. E’ bene venire subito a patti prima che sia tardi! L’altro non è solo un pericolo ma anche una risorsa come c’insegna il Vangelo, la Bibbia e lo stesso buon senso.

 

Che tipo di risposta si attende dai cittadini?

 

Mi auguro che si accorgano che l’abbiamo scritta. Mi è accaduto di essere fermato per strada da un cittadino che aveva letto la lettera dello scorso anno e mi ha detto “ Adesso sì che ho capito bene la sua omelia”.
La lettera è un’altra cosa.

 

Un tempo erano gli uomini ad immigrare oggi invece sono soprattutto le donne a lasciare il loro paese d’origine per cercare lavoro all’estero. Quanto incide questo sui costumi della società?

 

Le donne che vengono in città per trovare un lavoro, sono o saranno madri e secondo me daranno un’impronta forte al modo di affrontare l’integrazione facilitandolo enormemente.

 

La regista modenese Liliana Cavani ha accusato di misoginia gli uomini della Chiesa risollevando il problema del sacerdozio femminile la cui esclusione non ha basi teologiche né storiche.

Qual è la sua opinione a riguardo?

 

La risposta è molto semplice. Basta considerare l’importante ruolo rivestito dalle donne nella Chiesa. Salvo la celebrazione della Messa, sono proprio le donne quelle più operose a partire delle suore che hanno in mano la gestione delle scuole fino ad arrivare alle catechiste. Su 2000 catechisti la maggioranza sono donne. La ragione fo
ndamentale del mancato sacerdozio femminile sta nel fatto che noi uomini di Chiesa imitiamo ciò che ha fatto il Signore. Egli rispettava tantissimo le donne al contrario dei rabbini. Egli è apparso a Maddalena e alle donne prima che ad altri, qualcuno scherzosamente sostiene che in questo modo la notizia si diffuse più velocemente!Un altro caso può spiegare la ragione di tal esclusione. Nel 1500 quando i missionari si recarono nel nord Europa dove la popolazione non conosceva il grano, chiesero al Pontefice di poter sostituite il pane con la più diffusa e conosciuta carne di foca. Dopo numerose preghiere e discussioni pensarono di continuare a seguire ciò che Gesù aveva detto ai discepoli “pendete il pane e il vino e fate questo in moria di me” evitando così di prediligere gli usi e i costumi locali. La Chiesa ha sempre detto: “ non si cambi nulla e si tenga ciò che arriva dalla tradizione”. Gesù andò contro le consuetudini del tempo dando gran considerazione e spazio alle donne, però, non ne ammise una tra i dodici apostoli.

 

Eccellenza parliamo, infine, di giovani. Dopo la Cresima molti lasciano la parrocchia e frequentano sempre meno gli oratori. Cosa può fare la Chiesa per tenerli a sé?

 

Innanzitutto bisogna essere realisti. E’ un “abbandono” quasi scontato. Diciamo la verità: fino a quell’età i ragazzi non hanno la loro fede, ma seguono quella dei genitori. Proprio tra i 14, 15 anni cominciano a fare scelte personali con l’aiuto dei compagni, della scuola, degli amici. Questo allontanamento non mi sorprende. E’ altrettanto vero che nel momento in cui la Chiesa riesce ad offrire un’accoglienza diversa non solo limitata alla preghiera o allo studio della Dottrina i giovani non se ne vanno. I giovani non sono insensibili ai valori. Ascoltano, riflettono, a volte fanno a modo loro ugualmente, altre volte invece tornano, ma sono più profondi e attenti di quanto noi pensano.

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