Molti comuni sciolti per mafia? Non e’ un dato negativo

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Se in una città vedete più carrozzine e disabili in strada, non vuole dire che sia una città più malata; ha meno barriere architettoniche e consente di muoversi anche a loro; allo stesso modo dovremmo preoccuparci se nessun consiglio comunale venisse sciolto. Il problema esisterebbe comunque, senza essere contrastato.

 


Leggo su La Stampa di Sabato: ‘Record di comuni sciolti per mafia, sono già 12 da inizio anno. A questo ritmo il 2018 sarà l’anno peggiore da quando esiste la legge. Nove su dieci sono in Campania, Calabria e Sicilia. Per i sindaci: la norma del 1991 è troppo severa”’.

Perché peggiore? Non abbiamo bisogno di sapere che dal 1991 ad oggi sono stati 308 gli enti locali decapitati, 21 solo nel 2017, per capire che l’Italia è in parte nelle mani della criminalità organizzata. Per questo io leggo positivamente l’alto numero di sindaci privati di fascia, con a casa giunta e consiglio comunale; lo stato non si è ancora arreso e reagisce. Anzi, dovremmo pretendere ben più commissariamenti e per periodi più lunghi.

Sono perciò in disaccordo con Roberto Montà, sindaco di Grugliasco (To) e presidente di Avviso Pubblico, quando sostiene: “A volte è meglio usare un cartellino giallo invece di uno rosso per cambiare un comportamento. Il prossimo governo dovrebbe riformare quella legge approvata in pochi giorni perché scioglie il consiglio comunale ma rimane intatta la struttura amministrativa. La vera gestione degli appalti e dei bandi non le fanno i politici, ma i dirigenti amministrativi”.

Ma un sindaco, in una comunità in cui l’illegalità è la norma, se si accorge che i suoi tecnici sono ricattati o corrotti, li denuncia; se ad accorgersene sono la Giunta o il Consiglio Comunale ugualmente sindaco o presidente del consiglio si rivolgeranno alla magistratura; se tutto tace, i casi sono solo due: al governo del comune c’è una manica di idioti, pericolosi perché oltretutto ingenui, oppure sono iscritti al partito dell’omertà. In ogni caso il commissariamento è indispensabile e non lo limiterei, come invece prevede oggi la norma, al solo periodo utile per indire le nuove elezioni, ma allungherei il mandato dei tre magistrati e funzionari dello stato fino alla conclusione delle indagini, in modo da non lasciare ombre o sopravvissuti nella struttura.

Quando poi, come a Platì, in 12 anni è stato necessario commissariare quattro volte il comune per infiltrazioni, nuove elezioni non saranno indette fino a quando non sarà debellata la cosca che possiede un così forte potere sulla città. Come si fa a chiamare gli elettori (i quali neanche si presentano più) quando la Commissione Parlamentare Antimafia già aveva definito il sindaco eletto nel 2016 ‘in rapporti di affinità con esponenti di vertice della cosca Barbaro’ e la sua unica avversaria era figlia del sindaco ‘sciolto’ nel 2006?

Come non si può definire a priori il tempo di guarigione da una malattia, così succede anche nella guerra alla mafia e il commissariamento non dovrebbe servire per indire le elezioni, ma per governare a pieno titolo la comunità fino a quando non è stato estirpato il tumore che la sta portando alla morte.

Se in una città vedete più carrozzine e disabili in strada, non vuole dire che sia una più malata; ha meno barriere architettoniche e consente di muoversi anche a loro; allo stesso modo dovremmo preoccuparci se nessun consiglio comunale venisse sciolto. Il problema esisterebbe comunque, senza essere contrastato.

 

 

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