Molestie alle donne: una realtà a cui dobbiamo abituarci?

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In qualità di Segretario Provinciale del Nuovo PSI esprimo la mia più viva preoccupazione per i diffusissimi casi di piccole molestie che soprattutto extracomunitari praticano nei confronti delle donne nel territorio modenese. Infatti ai  casi più eclatanti, riportati dai mezzi di informazione nazionali, di donne violentate, segregate o addirittura uccise, si affianca  una realtà diffusa e spesso sottostimata di squallide violenze o piccole  aggressioni. In questi casi la donna è oggetto di attenzioni non volute, spesso non solo verbali, perpetrate soprattutto da parte di extracomunitari magrebini, albanesi e rumeni, ma non solo, e che solitamente non vengono denunciate e non fanno notizia. Questi abusi avvengono prevalentemente sugli autobus, in stazione, nei parchi cittadini, nelle vie del centro, nelle zone più degradate della città. Nessuno può oramai sentirsi tranquillo e d’altra parte, se si parla coi modenesi, è facile rendersi conto di quanto sia comune e condiviso questo senso di insicurezza.

Le donne hanno paura a camminare sole, ma anche la compagnia di un uomo può non essere sufficiente quando ci si imbatte in vere e proprie bande che vagano per la città e che spesso sono armate di coltello.

Le donne sono spaventate e gli uomini modenesi si sentono impotenti e inadeguati al ruolo protettivo che li ha sempre caratterizzati. Anche il recente episodio in cui un abitante della Bassa è stato rapinato della macchina in Piazza Roma in pieno giorno, dopo che si è visto puntare addosso una pistola, deve fare preoccupare non per il furto in sé ma per il livello di spregiudicatezza dei malviventi in questa città.

Il problema della convivenza con quegli extracomunitari che non vogliono né integrarsi, né lavorare, non è confinato al solo quartiere Braida di Sassuolo. Oggi i modenesi devono pretendere che gli amministratori locali,  che sono i veri responsabili di questa situazione, facciano qualcosa per difendere i cittadini onesti, lavoratori e che pagano fior di tasse. Per cominciare vorrei vedere i quasi 200 vigili del Comune di Modena, meno  negli uffici, ma costantemente sulle strade di giorno e di notte e non per dare contravvenzioni per divieto di sosta alle automobili, ma  per svolgere un’opera di sorveglianza in tutti i posti caldi della città (dal Parco delle Rimembranze, alla stazione, al Policlinico, ecc.). Ed il Comune dovrebbe preoccuparsi di aumentarne gli organici, magari riconvertendo posti di lavoro appartenenti ad ambiti amministrativi meno strategici. Anche i poliziotti e carabinieri dovrebbero essere distolti dal lavoro d’ufficio, che può benissimo essere svolto da impiegati (ad esempio si potrebbero assumere giovani laureati in giurisprudenza per redigere le denunce e personale amministrativo per l’attività agli sportelli e per la burocrazia spicciola); tutto ciò per dedicarsi maggiormente al controllo del territorio e ad attività di indagine.In particolare caldeggerei una maggiore presenza di agenti in borghese per meglio individuare ed affidare alla giustizia (indulti permettendo!) chi si macchia di questi odiosi reati, a cui non possiamo e non dobbiamo abituarci. Se le amministrazioni locali, le forze politiche e le forze dell’ordine non riusciranno nell’intento di garantire una maggiore sicurezza alle donne modenesi, esse saranno costrette sempre più a rifugiarsi nelle proprie case e nei luoghi di lavoro. In pratica la loro condizione femminile assomiglierà sempre più a quella delle donne musulmane, spesso segregate nelle loro stesse case e ciò significherebbe fare molti passi indietro rispetto ad una emancipazione  tanto faticosamente conquistata, grazie anche alle tante battaglie socialiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

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