Modenistan

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Dalla prima ricerca Istat sugli immigrati irregolari, Modena è risultata terza città in Italia per numero di sans papier. Il nodo dell’immigrazione è da decenni oramai diventato un’emergenza permanente.

Seguendo a ruota Brescia e Mantova, alla città della Ghirlandina spetta la medaglia di bronzo per presenza di immigrati clandestini, ma sono anche altre le città emiliane a svettare a livello nazionale per presenza allogena irregolare; troviamo infatti Reggio Emilia al quarto posto, Parma al sesto, Bologna al settimo e Piacenza al nono. I numeri della clandestinità fanno rabbrividire: se a Brescia spetta il primato con 32 immigrati irregolati per mille abitanti, la “piccola” Modena con il suo 25,5 per mille si conferma a fortissimo polo attrattivo di stranieri clandestini.

Altro dato che fa letteralmente sbalzare dalla sedia è il rapporto tra immigrati regolari ed irregolari, vi sarebbe infatti un clandestino ogni cinque immigrati regolari una cifra altissima per una nazione europea che dovrebbe avere un controllo perlomeno discreto sulla popolazione immigrata che vive entro i suoi confini. Il numero, forse sottostimato ma non vi è modo di verificarlo con precisione, di clandestini, secondo questo sondaggio sarebbe di 650 mila, un esercito di proporzioni ciclopiche di irregolari che supera abbondantemente il mezzo milione, una cifra che da sola fa rizzare i capelli.

Ma le responsabilità dei governi di ogni colore che si sono avvicendati dal 1990 ad oggi sono enormi: nessun governo ha infatti affrontato la questione dell’immigrazione clandestina con determinazione, ma si è proceduto nel corso degli ultimi 2 decenni a sanatorie su sanatorie, ben 5 con cadenza quadriennale nel corso degli ultimi 18 anni.

Il numero di clandestini stimata nel 1990 era di 480 mila, l’allora ministro Claudio Martelli ne regolarizzò 220 mila, nel 1995 il numero di immigrati clandestini era di nuovo salito a 390 mila, Lamberto Dini sanò la situazione di 250 mila, alla fine degli anni ’90 il numero si era ridotto a 250 mila, la legge Turco-Napolitano consentì 240 mila assunzioni. Gli anni 2000 hanno visto la continua ascesa del fenomeno clandestini: ad esempio nel 2006 il numero complessivo di irregolari era di 760 mila dei quali ne furono sanati ben 520 mila con due decreti flussi.

 

Il numero impressionante di 650 mila irregolari nel 2008 è aggravato dal fatto che romeni e bulgari sono esclusi da questa stima in quanto comunitari a tutti gli effetti.  I cittadini rumeni sono infatti il primo gruppo etnico di immigrati (oggi tutti regolari grazie al trattato di Schengen) presente nel nostro paese.

 

 

Il presenza di extracomunitari irregolari si concentra nel prevalentemente nel nord industriale, portando con se una pletora di problemi legati alla sicurezza, alla vivibilità delle nostre città, al lavoro, e a quello che più in generale può essere chiamato uno scontro di civiltà sui generis.

Sembra infatti banale ricordare, ma in tempi di globalizzazione non lo è affatto, che quando quando si discute di immigrati irregolari non si sta dibattendo di merci, ma di esseri umani che portano con loro una storia, una religione, una cultura e tutta una serie di esigenze dalle quali nemmeno il più povero e meno acculturato di loro è esente.  Forse qualche teorico della globalizzazione, pensava che l’aumento esponenziale dei commerci e l’interconnessione economica e comunicativa tra gli stati ed i continenti potesse generare in pochissimi anni un “cittadino del mondo”  di orwelliana memoria, un individuo massificato ed inerte, capace di adattarsi ed integrarsi a qualunque realtà a lui estranea in tempi fulminei, ma evidentemente si sbagliava. L’essere umano non potrà mai essere scevro dalla sua cultura originaria, non potrà mai essere una merce pensante.

 In questa dimensione globale dell’immigrazione illegale la “piccola” Modena si ritrova travolta nella sua dimensione di ricca provincia padana, un numero enorme di extracomunitari irregolari; un esercito di  che in linea con i dati nazionali provengono prevalentemente dal Nordafrica, dall’Africa Subsahariana, dalla Cina e dall’Europa dell’Est, secondo molti una vera e propria “bomba a tempo” come ebbe modo di definirli Beppe Grillo durante il primo V-day dell’8 settembre 2007 , una massa sterminata di manovalanza a buon mercato a disposizione della criminalità e degli sfruttatori del lavoro.

Forse di fronte a dati così scioccanti, sarebbe bene correre ai ripari in fretta, il nuovo governo di Berlusconi si dovrà da subito co
ncentrare su un controllo serio e scrupoloso delle frontiere come oramai è invocato (invano) da decenni dalla larghissima maggioranza degli italiani.

Eppure la questione immigrazione clandestina continua ad essere la croce permanente di ogni governo del nostro Paese, pensiamo solamente alla recente querelle tra il Muhammar Gheddafi e il neoinsediato governo italiano, il colonnello di Tripoli ha infatti subito voluto ricordare ai nuovi detentori del potere esecutivo che egli può utilizzare le “orde dei disperati” come un’efficacissima arma politica nei confronti dell’Italia, tecnica che sembra esercitare già da diverso tempo a giudicare dai continui sbarchi di clandestini provenienti dalle coste libiche.

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