Modenesi da ricordare

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Antonio Delfini & Ugo Guanda, tra Modena e Parma più altri piacevoli spunti che ci suggerisce la disinvolta e piacevole penna di Roberto Armenia

E’ esplosa la primavera e, dopo la resurrezione di Cristo (abbiamo già scritto del rinnovato, intenso interesse per la figura di Gesù, figlio di Dio che si è fatto uomo per salvare l’umanità, in un momento in cui , dopo tre anni di lavoro da parte di una Commissione teologica internazionale formata da 30 esperti, Benedetto XVI abolisce il Limbo. Lo abolisce dopo nove secoli, durante i quali poeti come Dante, Carducci, Pascoli e Mario Luzi , e artisti come Giotto ,  Mantegna e Gustavo Dorè lo hanno “cantato” e rappresentato) , assistiamo all’esplosione di moltissime iniziative di grande valore e portata civile e culturale. Molte delle quali riguardano la provincia di Modena e, soprattutto, Fiorano modenese che, grazie al suo Comitato “Fiorano in Festa”, alla “LAPAM-Federimpresa” e all’”Assessorato alla Cultura del Comune”, si accinge a dare vita al tradizionale ciclo “Fiorano incontra gli Autori”, curato da Roberto Armenia, per il terzo anno consecutivo, con l’illuminata presidenza del Comitato “Fiorano in Festa” da parte dell’attivissima ed efficiente Avv Gian Carla Moscattini.

Dei primi due incontri (domenica 6 e domenica 13 maggio 2007) con Corrado Augias e Dacia Maraini, abbiamo già parlato attraverso due interviste agli Autori di “Inchiesta su Gesù” e “I giorni di Antigone”. Di Dario Fo, parleremo diffusamente, tra due settimane, non appena il Premio Nobel per la Letteratura è disponibile per concederci un’intervista, in esclusiva.

 

In questi giorni, è stato impegnatissimo con il Suo piccolo libro “Eloisa” pubblicato nella nuova collana “I corti di carta” del “Corriere della Sera”. E’ un bellissimo libro, dedicato alla moglie e compagna inseparabile (dal 1951) Franca Rame (“ A Franca, con amore” è la dedica), che ricostruisce, attualizza e canta una delle più belle e poetiche (anche se tragiche) storie d’amore di tutti i tempi, quella che ha unito Eloisa ed Abelardo. Lei era la “più bella e colta tra le fanciulle nella Parigi del XII secolo”. Abelardo era”il migliore tra gli intellettuali, un geniale maestro del pensiero”, il “più illustre cattedratico di Parigi, primo lettore, gran maestro di teologia, splendido fabulatore” . Questa storia d’amore e passione ha radici antiche: trae origini e ispirazione dalle “Heroides” di Ovidio (che ha composto un sublime epistolario amoroso delle antiche eroine ai loro mitici amanti), trova riscontro nell “Epistolario” medioevale di Abelardo, nell’ “Eloisa” di Alexander Pope, nel diciassettesimo secolo, poi, nel romanzo “Giulia o la nuova Eloisa” di Jean Jacques Rousseau. E’ , forse, la più bella e poetica storia d’amore di tutti i tempi. Anche Dario Fo esalta la “libertà d’amore” e racconta l’amore della giovanissima e bellissima Eloisa (ha 16 anni) con e per Abelardo (che ha superato i 40 anni ed è l’intellettuale più famoso di Francia) . Racconta dei loro “numerosi allacciamenti” e degli “amplessi appassionati” esplosi e consumati nell’Abbazia di Notre Dame, sotto il naso dello zio di lei, l’Abate Fuberto, che ha voluto proprio l’illustre cattedratico come maestro per la giovane nipote . Per l’intellettuale e raffinato uomo di cultura , Eloisa è “l’angelo che sa danzare come la più abile delle puttane” –scrive Dario Fo- . Da allieva diventa la sua amante e, incinta, mette al mondo l’innocente Astrolabio , cioè colui “che abbraccia le stelle”. Ma questo inno all’amore sacro e sensuale, insieme, si conclude tragicamente con l’evirazione del sapientissimo Abelardo e con Eloisa segregata, a 20 anni, come Badessa in un Convento a Argenteuil.

 

Questi giorni sono caratterizzati anche dalla ripresa, dopo cinque anni di forzata assenza di Enzo Biagi dalla televisione (l’Autore dice che questa assenza “è dovuta a insormontabili ragioni tecniche”, senza volere accennare alla stupida e suicida decisione dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi), che , con la trasmissione “Rotocalco televisivo”, trasmessa su RAITRE, e dedicata a “Resistenza e resistenze” (nel senso del 25 aprile, come la  festa antifascista e della Liberazione, della resurrezione  per antonomasia e “nel senso di lotta di chi tutti i giorni deve fare i conti con le difficoltà della vita”) ha coinvolto il giovane scrittore Roberto Saviano, che, ricordo ancora una volta, ha esordito proprio a Fiorano modenese, nel maggio 2006.

Questi giorni hanno visto David Grossman , uno dei tre (con Avraham B. Yehoshua ed Amos Oz) protagonisti dell’oligarchia letteraria israeliana , ricordare, a Tel Aviv, il figlio Uri (ucciso a vent’anni, nella guerra libanese, l’estate scorsa), con una lettura di poesia e musica all’insegna dell’amore, dove”la poesia sconfigge la guerra” (è l’obiettivo-missione del grande scrittore e poeta israeliano, che “urla” : solo “la poesia può sconfiggere la guerra” e le sue assurde violenze e brutalità).

Modena, sempre in questi giorni, è caratterizzata dalle polemiche per il parcheggio sotterraneo in Piazza Roma o per l’eventuale “ascensore orizzontale” che potrebbe unire il parcheggio del  Foro Boario con il centro cittadino, con la stessa Piazza Roma. Ma il budget , cioè le risorse finanziarie, forse, consiglieranno soluzioni meno dispendiose, come il parcheggio al Foro Boario collegato al centro città con un servizio di navetta. Ciò  mentre nell’Isola Saadiyat cioè Isola della Felicità  dell’Emirato di  Abu Dhabi investono oltre 80 miliardi di euro per dare inizio alla città della cultura- considerata la ricchezza per il futuro-  con anche la sede del nuovo Louvre nel Golfo , mentre l’architetto fiorentino David Fisher sta per costruire, a Dubai, la “Torre rotante”, il primo edificio al mondo in cui tutti i 68 piani sono rotanti, che ospiterà un lussuoso albergo, appartamenti e ville sospese in alto, secondo i più rivoluzionari concetti dell’architettura dinamica, che prevede che tra un piano e l’altro ci siano potenti turbine a vento che producono energia, mentre sulla parte esterna dei soffitti  cellule fotovoltaiche  cattureranno il sole e forn
iranno l’energia .

 

Forse anche a Modena ci sarebbero le idee, ma mancano le risorse finanziarie degli Emirati Arabi.

Modena, sempre in questi giorni, è caratterizzata dal doveroso omaggio ad un grande editore Ugo Guandalini e ad uno scrittore di grande sensibilità e valore che, però, non ha trovato la fortuna che avrebbe meritato, Antonio Delfini. Con una mostra intitolata “Guanda, Delfini e la cultura modenese” (allestita presso il “Laboratorio di Poesia” di Via Fosse, 14, a Modena, si può visitare, tutte le mattine, fino al 19 maggio 2007) e con un Convegno di studi, che si è tenuto, giovedì 19 e venerdì 20 maggio 2007, presso il “Teatro della Fondazione San Carlo” di Modena, con la presenza e partecipazione di una ventina di storici e critici letterari e dirigenti editoriali (tra cui, Luigi Brioschi per la casa editrice Guanda; Oriana Baracchi –“Guanda: un modenese ribelle e uomo proietto”-; Alberto Bertoni –“Futurismo e Surrealismo in Delfini”-; Fabio Marri –“Guanda e Cavani”-; Gabriella Martinelli Braglia –“Guanda e Carlo Mattioli”-; Carlo Alberto Sitta –“Ugo Guandalini romanziere e poeta”- ecc)

Sia la mostra sia il Convegno sono stati organizzati dal “Laboratorio di Poesia” (presieduto da Carlo Alberto Sitta), dal Comune di Modena, “Assessorato alla Cultura” con la collaborazione della Casa Editrice Guanda e con il contributo del “Ministero per i Beni Culturali” , per celebrare il centenario della nascita di Ugo Guandalini (che sarebbe “caduto” nel 2005). L’idea-iniziativa è da attribuire al poeta Carlo Alberto Sitta e ai due studiosi-saggisti e docenti all’Università di Bologna, Emilio Mattioli e Alberto Bertoni, che, da decenni, studiano sia l’editore-scrittore che “ha dato vita a tanti silenzi” Ugo Guanda sia lo scrittore-poeta Antonio Delfini).

 

La mostra di documenti allestita presso il “Laboratorio di Poesia”, presenta alcuni volumi “storici” delle Edizioni Guanda e materiale d’archivio appartenenti alla “Biblioteca dell’ex Istituto Lodovico Ferrarini” , cataloghi e documenti dalle origini (del settecento, con i Duchi d’Este) fino agli anni Trenta del XX secolo della gloriosa “Società d’incoraggiamento per gli artisti della Provincia di Modena” , alcune delle più rappresentative edizioni Guanda dedicate alla poesia (la collana “La Fenice” è stata, per decenni, la più importante nella e per la conoscenza e diffusione della poesia in Italia. Tra gli altri, ha fatto conoscere, oltre ai  poeti italiani, tutti i grandi poeti internazionali come Rafael Alberti, Amado, Garcia Lorca, Solinas ecc) . La mostra è arricchita anche da alcune copie di giornali modenesi degli anni Trenta del secolo scorso, come “La Settimana modenese” , con le indimenticabili caricature e i disegni umoristici di Mario Molinari. Attraverso la sua matita e la sua verve, sono documentate anche le varie edizioni della “Fiera del Libro”, che, durante il Fascismo, hanno contrassegnato la vita artistico-culturale dei modenesi, fiera che è stata ripresa, nel 1962, da Roberto Armenia, Sindaco Rubes Triva, nel Palazzo dei Musei, poi, negli anni novanta , con “Libriamo” alla “Fiera di Modena”.

La mostra, unitamente al Convegno di studi , è stata una doverosa testimonianza, un importante atto di gratitudine nei confronti di Ugo Guandalini e di Antonio Delfini (con un giusto ricordo del filosofo Pietro Zanfrognini e di Antonio Beltramelli, scrittore, conosciuto, soprattutto, per una “esaltante” biografia di Mussolini).

 

Ugo Guandalini, nato a Modena, si trasferì ben presto a Parma come editore Guanda (oggi, la casa editrice è a Milano e fa parte del Gruppo Editoriale “Longanesi”), a conferma del fatto che, se si esclude Domenico Rococciolo nel XV secolo e Franco Cosimo Panini oggi, che sono nati ed hanno continuato ad operare a Modena, tutti gli altri editori (da Cappelli a Formaggini a Zanichelli , all “Avvenire” ecc) , se pure nati a Modena, hanno trovato migliori condizioni per vivere ed operare in altre città (Bologna,  Parma, Milano, Palermo e Roma). E’ stato editore, scrittore-poeta e prezioso operatore culturale, con importanti relazioni con il mondo della cultura, con rapporti stretti con Attilio Bertolucci, Pietro Bianchi, Carlo Bo, Giorgio Cusatelli, Mario Luzi, Macrì e con il pittore Carlo Mattioli (un altro modenese, emigrato a Parma) . Con rapporti stretti con Antonio Delfini, un grande scrittore (sul piano potenziale), vincitore anche del “Premio Viareggio” (nel 1963. E’ l’unico caso in cui il Premio è stato attribuito ad un Autore non più in vita. Andò a ritirare il Premio l’allora Sindaco di Modena, Rubes Triva).

 

Delfini, con Guanda, ha dato vita alla rivista quindicinale “L’Ariete” (nel 1927) e poi “Lo spettatore italiano” (nel 1928). Sono stati legati da una solida amicizia e da una identità di vedute, scapigliati e anticonformisti, negli anni dominati dall’ideologia fascista. Ancora oggi, le  opere di Antonio Delfini (dalle “Poesie della fine del mondo” a “Modena 1831. La Certosa di Stendhal” a “Il ricordo della Basca”, a “La Rosina perduta” al “Manifesto per un partito conservatore comunista” ecc) sono attuali, da leggere, divertendosi , perché Delfini è stato “uno degli ingegni creativi più bizzarri, più esibizionisticamente ritrosi che le patrie lettere abbiano prodotto”. E’ stato un insuperabile “affabulatore” .Ricordo ancora oggi “la scoperta” di Antonio Delfini, in una calda serata del 1952. Avevo quattordici anni. Ultimato il ginnasio, dopo la cena con i compagni di classe, abbiamo incontrato Antonio Delfini, davanti al Teatro Storchi, alle ore 23,00 circa. Alle cinque della notte successiva, in tre, eravamo ancora incantati a sentire i suoi surreali e fascinosi racconti su Modena, su Parma, sulla donna amata-odiata (si saprà poi che era Luisa Bormioli) , le sue poesie. Fino all’anno 1962, cioè finchè non mi sono trasferito a Milano, l’appunt
amento notturno con Antonio Delfini si rinnovava , con cadenza fissa, una due sere-notti, ogni settimana. Se e quando c’erano Pier Paolo Pasolini o Alberto Moravia, o Dario Bellezza, o Davide Lajolo (il mitico “Ulisse” de “Il voltagabbana”), ascoltava, silenzioso.. Se e quando non era d’accordo (e capitava spesso) alternava  i mugugni con i sorrisi ironici, strafottenti. A volte, invece, ci riunivamo nella casa di campagna della famiglia Molinari (quelli del Caffè Molinari). Davanti a diverse bottiglie di lambrusco, c’erano  con noi o con il critico Cesare Garboli o il giornalista televisivo Luigi Silori (allora, la RAI aveva nel palinsesto, ottimi programmi culturali come “L’Approdo”) .In quelle occasioni,  Antonio Delfini dava sfogo a tutta la sua fantasia creativa , alla sua verve e ci incantava.

 

 Parafrasando Dario Fo, dico che è stato un “fabulatore” superbo: “meglio di tutti i cantastorie che mi è capitato di ascoltare, le pause giuste, cambiava tono e andamento con una rapidità incredibile”. Ci incantava e ci conquistava con le sue storie surreali, inverosimili, irreali nella loro magica sospensione, ma che, come ricorda Pirandello, possono essere più vere , verosimili e reali di quelle di tutti i giorni. Soprattutto possono avvincere, coinvolgere e conquistare molto di più della cronaca o delle storie quotidiane. Perché erano  il frutto dell’intelligenza, della creatività , della sensibilità, dell’arte di sapere raccontare , regalando emozioni di un uomo come Antonio Delfini , che sapeva conquistare anche con il suo stile, il suo abbigliamento da “signore” di altri tempi, con il suo mantello (sarebbe meglio dire “tabarro”) e con il suo immancabile “Borsalino” .

Sapeva conquistare anche e soprattutto con la sua ironia, che, spesso, era autoironia, che è il sale dell’umorismo e quindi dell’intelligenza.

Un altro evento che caratterizza Modena, in questo periodo, è l’interessante mostra “Vermeer. La ragazza con la spinetta e i pittori di Delft”, allestita al Foro Boario. Ma di questa parliamo , la prossima settimana.

 

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