Modenesi al Salone del Libro di Torino

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Tra i protagonisti del “Salone del Libro” di Torino (29.ma edizione dedicata alle “anime arabe” , ci sono Chaima Fatihi  “modenese” (studia giurisprudenza  all’Università di Modena e Reggio e Valerio Massimo Manfredi.

 

Tra i protagonisti del “Salone del Libro” di Torino (29.ma edizione dedicata alle “anime arabe” , dopo avere annullato l’Arabia Saudita come Paese ospite) c’è la “modenese” (studia giurisprudenza  all’Università di Modena e Reggio, autrice del volume “Terroristi, io vi odio”) Chaima Fatihi  e Valerio Massimo Manfredi (presenta il suo ultimo libro sulla civiltà etrusca “ Andare per l’Italia etrusca” -con riferimenti a Bologna e Ferrara e provincia- e concorre a presentare il volume –appena pubblicato da “Il Mulino” – “Processo al liceo classico” con l’ultimo testo di Umberto Eco, avvocato della difesa degli studi umanistici) 

Venerdì 20 maggio 2016 , alle ore 18,00,  alla Libreria UBIK di Modena (Via dei Tintori angolo Via Canalino) Roberto Armenia presenta il nuovo libro di Paola Giovetti “Johann Wolfgang Goethe. La vita come opera d’arte” (appena pubblicato dall’Editore “Pendragon”) . E’ presente l’autrice . Di seguito, una lunga intervista a Paola Giovetti). 

Intervista a Paola Giovetti

Paola Giovetti è scrittrice (di narrativa e saggistica), giornalista (  della carta stampata e per la radiotelevisione ) , operatrice culturale (tra l’altro, promuove e coordina gli incontri culturali del Circolo Culturale “Alberione” che ha sede presso il Centro di San Domenico, a Modena ) , autrice e conduttrice televisiva ( famoso il suo programma “Historire   con  Alessandro Cecchi Paone per RAIDUE) , organizzatrice e conduttrice di eventi e convegni di studio e approfondimento ( tra gli altri, ricordiamo quelli di Cattolica, Modena e Riccione )  In altre parole , da decenni opera su più piattaforme, sempre caratterizzata da grande umiltà (come Papa Francesco che ha “il coraggio dell’umiltà”)  che la porta a documentarsi con intelligenza,  metodo, stile e pazienza , ascoltando senza alcuna presunzione chi , in certi argomenti, è  umanamente e professionalmente molto preparato. Come tutti i giornalisti di inchiesta ed approfondimento non ha risposte assolute  e “imperative” , ma, piuttosto, navigando tra i dubbi , cerca di documentare uno o più approdi che giustifichino qualche certezza . Lavora con estrema umiltà (dicevamo) , sempre motivata e mossa dalla sua forte curiosità, dalla sua cultura e dalla sua naturale propensione per la “perfezione” e la verità più oggettiva possibile.

INTERVISTA  a cura di Roberto Armenia

1)Lei è nata a Firenze, ma è modenese di adozione (padre ottimo violinista e docente al Liceo Musicale “Orazio Vecchi”) . Quale è stato l’impatto con Modena, dopo avere potuto ammirare Firenze, città simbolo del Rinascimento, che si rinnova nei tempi? Come ricorda Modena degli anni 50-60? Come e dove è cambiata Modena?

GIOVETTI “ A Firenze sono nata, ma , quando avevo 6 anni, alla fine della guerra,  con i miei genitori, ci siamo trasferiti a Modena. Qui ho fatto tutte le scuole, fino al liceo classico,  il “Muratori”, per poi laurearmi  in Lettere moderne all’Università di Bologna, all’Alma Mater. Quindi non ho vissuto a Firenze, anche se il ricordo dei suoi palazzi, delle sue chiese, dei suoi ponti sull’Arno sono rimasti impressi negli  occhi e nella mente. Anche perché, spesso, ritornavamo a Firenze, per incontrare la nonna paterna ed anche  i parenti materni. Mentre la nonna materna era modenese.  Ricordo Modena come città molto più piccola, più raccolta e più tranquilla . Era una città molto provinciale, ma molto vivace, dove noi giovani , erano già gli anni del Ginnasio e del Liceo, verso sera  ci si vedeva  con gli amici che avevi il piacere di incontrare al “mitico”   “Caffè Molinari” , i cui proprietari erano amici nostri. Mi riferisco soprattutto ad Alberto e Giovanni Molinari , amici miei e poi di mio marito. Mentre al “Caffè Nazionale” , nella “Saletta” si  tenevano bellissime mostre d’arte dei maggiori, più prestigiosi artisti di allora,  da Giorgio De Chirico a Renato Guttuso, a Giorgio Morandi.  Con i modenesi meno giovani (soprattutto liberi professionisti e tanti alti Ufficiali dell’Accademia Militare) ,  che occupavano i tavolini  sia all’interno sia, nei mesi estivi, all’esterno . E commentavano , a volte a voce alta, con arguzia e ironia, i fatti della città ed anche quelli dei concittadini (e delle concittadine, specialmente se giovani e procaci) che transitavano sotto il Portico del Collegio, la cosiddetta “vasca” del centro storico. Allora il Liceo classico “Muratori” , nella “storica”  sede di via dei Servi, aveva tre sezioni, oggi ne ha una sfilza enorme.  Ricordo le festine in casa degli amici come gli eventi, le grandi feste della Croce Rossa, della Lega contro i Tumori, del Patronato  per i figli del popolo e, soprattutto, la festa annuale, all’Accademia Militare, in occasione del  Mac P Cento . A Bologna , allora, la goliardia era ancora vivace . Erano gli ultimi anni. Quindi, ho ricordi molto belli di quegli anni. Oggi, Modena è una città  più complessa, più evoluta, più ricca, più sviluppata ed offre molte più occasioni, più opportunità, anche e soprattutto sul piano culturale. Apprezzo molto  questa città  a misura d’uomo. E’ ben collegata con il resto d’Italia. Però, conservo una certa nostalgia per la piccola Modena di 50 anni fa. Apprezzo molto , non essendo nativa di qui, il carattere e la vocazione naturale per l’ accoglienza.  Sono rimasti gli stessi. Ma rimpiango il dialetto, che conosco e mi piace. Oggi, purtroppo,  non si parla quasi più. Ancora oggi mi piace ed ho nostalgia del dialetto ed anche dello spirito goliardico , che si ricollega alla grandi tradizioni del territorio, dal Tassoni in poi, che era ed è nei modenesi”

2)Lei è stata insegnante ed oggi è, soprattutto, scrittrice e giornalista. Sempre è stata attenta, appassionata studiosa e ricercatrice ed anche efficace divulgatrice delle tematiche esoteriche, di confine e parapsicologiche. Quali tra queste sue attività privilegia ? Sente più congeniali? E perché?

GIOVETTI “Ho insegnato per 17 anni, con molto piacere. L’insegnamento mi ha consentito di curare i miei due figli e la mia famiglia, pur lavorando. Ed al tempo stesso mi ha consentito di arricchirmi nei rapporti con gli allievi.  Mi piaceva il rapporto con i ragazzi. Contemporaneamente, però, cominciavo ad occuparmi delle tematiche di confine , che, negli anni , hanno registrato via via sempre maggiore interesse da parte dei cittadini, non solo modenesi.  Poi avevo un contratto di collaborazione con La Domenica del Corriere , il famoso settimanale, allora diretto da Antonio Terzi, che mi aveva voluto già al settimanale “Gente”,  quando ne era direttore.  Intanto cominciavo a pubblicare i miei primi libri: “NDE Testimonianze di esperienze di pre-morte”  è stata la prima inchiesta , agli inizi degli anni 80. In seguito, costretta a scegliere, ho scelto il giornalismo e la scrittura. Con il dispiacere di dover lasciare l’insegnamento.  Sono state due esperienze più che positive. La terza si ricollega a queste due ed è il mondo del paranormale, delle tematiche di confine. Ho cominciato come hobby, come interesse personale (in parte ereditato da mio padre, che era un appassionato cultore) , poi da hobby è diventato una vera e propria attività di studio e ricerca. Dicevo che è cominciato quasi per caso, come hobby: conoscevo molte persone che già ci lavoravano e mi
hanno coinvolto perché sapevo bene (lo insegnavo, anche) il tedesco. Molto materiale era in tedesco . Quindi cominciai con le traduzioni . Poi, da lì arrivò tutto per conto suo. Forse il momento fondamentale  si identifica con l’incontro con la Collana editoriale “Arcani” di Giovanni Armenia, in edicola. Con i volumi della collana “ L’uomo e l’ignoto” , l’editore milanese ha affrontato i grandi misteri del paranormale ed ha contribuito alla diffusione di quei fenomeni occulti che sfuggono alla realtà scientifica e che, da sempre, incuriosiscono ed interessano l’uomo.  Come avviene per le ciliegie di Vignola, ogni collaborazione ne portava un’altra per un’altra testata. Così sono stata invitata a collaborare per “Visto” Astra” Il Giornale dei Misteri” (cui collaboro ancora) , la “Rivista Medica” “Cuore e Salute” , fondata dal modenese Gigi Prati , eminente cardiologo (tra gli altri, ha avuto come amico e paziente  il “mitico”Giorgio Fini) . Ora, a dirigere la rivista c’è il figlio Francesco Prati. Ancora oggi collaboro con un mio articolo di cultura generale. Non ho mai voluto scrivere di medicina,  di cui non so nulla). E’ una prestigiosa rivista pubblicata a Roma, ma fatta da sempre da modenesi emigrati a Roma : prima Gigi Prati poi il figlio Francesco che da vice direttore, proprio nei mesi scorsi, alla morte del direttore Franco Fontanini, è diventato il nuovo direttore”

3)Da decenni,  si interessa di tematiche esoteriche e di spiritualità. Con libri, con la direzione di una importante collana specializzata delle “Edizioni Mediterranee”, con  collaborazioni con testate nazionali come “Astra”, “Visto” e il mensile “Il giornale dei Misteri”, con collaborazioni con programmi radiotelevisivi all’avanguardia come “Mistero” condotto con Alessandro Cecchi Paone. Come è arrivata alla televisione con un programma così rivoluzionario?

GIOVETTI “ Per caso. Conoscevo Ludovico Pellegrini, il “Signor No” di Mike Bongiorno. Leggeva i miei articoli e volle conoscermi. Da lì è nata la proposta : io davo i contenuti, lui la forma televisiva. Aveva le entrature giuste a RAIUNO: la nostra proposta fu subito accettata e realizzata attraverso le dodici puntate del programma “Mistero”. E’ stato un successo di critica e di pubblico”

4)Quando, a che età e come ha scoperto i libri e le storie che i libri raccontano? Storie che, è dimostrato,  anche scientificamente, arricchiscono gli uomini, trasformando in meglio la loro qualità della vita? (in altre parole :cosa significano e rappresentano i libri e la lettura per Paola Giovetti ?)

GIOVETTI “Ho sempre letto molto. In questo campo (forse più che in altri) bisogna leggere moltissimo . Ho frequentato molti congressi. Poi, ho intrapreso ricerche mie personali, che sono diventate libri. La prima inchiesta è stata incentrata sulle esperienze sul punto di morte . E’ un tema ricorrente nei convegni . E’ una ricerca che non finisce mai. La seconda inchiesta è stata dedicata all’arte medianica, alle produzioni-creazioni artistiche dei medium e dei sensitivi, che hanno caratteristiche tutte particolari. Sono personaggi  che non hanno studiato né  disegno né pittura .  Non fanno mai schemi , né correzioni, Creano di getto. Spesso lavorano in condizioni impossibili , ad occhi chiusi, al buio, a volte dipingono quadri a rovescio . Spesso nei loro quadri riprendono grandi pittori defunti, che, attraverso loro, vogliono continuare ad operare, a creare.  Negli anni, l’interesse è via via aumentato. Così come le richieste da parte degli editori. Ho pubblicato con diversi di loro. Soprattutto con le “Edizioni San Paolo”, la” Rizzoli” e le “Edizioni Mediterranee”.

5)Tra le sue molteplici attività di ricerca e divulgazione, Lei partecipa da protagonista (spesso anche come direttrice e/o coordinatrice) a diversi Convegni di studio, soprattutto  a Riccione, Cattolica e a Modena. Quali gli obiettivi che vi proponete con questi Convegni di studio e divulgazione-proselitismo? A chi vi rivolgete, in particolare?                                                                                                                   GIOVETTI “ Sono convegni di informazione e sensibilizzazione. Si propongono, come obiettivo primario, di  informare, in maniera corretta e nel modo più chiaro possibile, le persone su cosa avviene in questi settori . I convegni servono anche per confrontarci tra noi studiosi e ricercatori. Molti, infatti, i partecipanti provenienti dall’estero. Ad esempio, il prossimo Convegno Internazionale che si svolge a Cattolica  dal 23 al 25 settembre 2016, prevede la presenza-partecipazione di un grande medium inglese e di una cantante medianico ungherese, che ha un canto terapeutico particolare e, alla prova dei fatti e dei risultati, estremamente efficace.  Nei convegni , ci rivolgiamo a tutti: a persone che hanno interesse per queste tematiche. Molte di queste persone, hanno profondi interessi per  una spiritualità un po’ “sganciata” dalle forme tradizionali, non dogmatica, interessi spirituali in senso lato, che, magari, li riporta alla fede cattolica”                                                                                                                                               6) Restando sempre al tema della ricerca e della divulgazione, Lei è direttore  (e colonna portante) di “Luce e ombra” , che è la più antica rivista italiana di parapsicologia, che, se non sbaglio, viene stampata proprio a Modena. Quali i rapporti, le aspettative e le risposte dei modenesi nei confronti dei temi approfonditi e sviluppati dalla sua rivista “Luce e ombra” ?                                                           GIOVETTI “ Luce e ombra” dall’anno 1900 è l’organo di informazione e formazione della “storica” “Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni” , che ha 116 anni di vita e attività. Fondata e diretta per 32 anni da Angelo Marzorati, da 39 da Gastone De Boni (dal 1947 al 1986) e da Silvio Ravaldini (dal 1986 al novembre 2015 ) che a quasi 90 anni ci ha lasciato. L’eredità di Ravaldini  è stata assegnata alla sottoscritta , che, dal dicembre 2015  è il nuovo direttore della rivista stessa. Ma collaboravo , con passione, dal 1986. Era stato lo stesso Ravaldini, nominato direttore, ad invitarmi a collaborare.  Insieme abbiamo condiviso tante esperienze: le più preziose riguardano i viaggi di studio e per partecipare ad incontri e ai  convegni, a Napoli,  con protagonista il famoso Corrado Piancastelli, il medium dell’Entità A e, a Firenze, con Roberto Setti, il medium del Cerchio Firenze 77. Esperienze che non si dimenticano e che segnano nel profondo.  Ricordo in particolare l’ultimo suo articolo , dedicato ai due temi che l’hanno sempre impegnato-interessato: lo studio dell’immenso lavoro di Ernesto Bozzano, al quale Silvio Ravaldini si è sempre ispirato ed il grande problema della sopravvivenza, problema che lui, ora, ha finalmente risolto. La rivista ha sede a Bologna, anche perché nella città dell’”Alma Mater” ha sede- in un palazzo donato da una ricca e generosa benefattrice bolognese-  la immensa “Biblioteca Bozzano De Boni”. Ma si stampa a Modena, presso la casa editrice “Il Fiorino” di Pietro Guerzoni. Ha una cadenza trimestrale e viene spedita ,gratuitamente, agli aderenti alla “Fondazione” . Non si trova in edicola, per una “antica” scelta editoriale che vuole premiare gli a
derenti alla “Fondazione”, appunto.  A Modena,  perché , anche quando era direttore Silvio Ravaldini, la seguo , da decenni. E quindi  mi era più facile e comodo correggere le bozze, impaginare e “seguire” tutti i processi di stampa, della rilegatura –sono ben cento pagine ogni numero-  e le spedizioni . La tiratura che corrisponde alla diffusione supera le mille copie. Di queste novantasei  sono inviate ad altrettanti modenesi. Che continuano a dimostrare di essere interessati a queste tematiche di confine “

7)Dai tempi di Platone, dell’antica Grecia, via via con i romani, poi nel Rinascimento, con l’Illuminismo , fino ai giorni nostri, l’uomo ha sempre cercato di definire ed anche raggiungere la felicità. Politici come Kennedy, studiosi come Stefano Bartolini ( con il suo “Manifesto per la felicità” per la società del ben-avere e del ben-essere) , come Vittorino Andreoli  (con “La gioia di vivere” ) ed ora anche Roberto Vecchioni (con il suo nuovo romanzo) si sono interessati e si interessano alla felicità, di cui si celebra, ogni 20 marzo, la “Giornata mondiale ONU della Felicità”. Anzi, Vittorino Andreoli, nel suo recentissimo libro “La gioia di vivere” , bypassando la felicità, suggerisce all’uomo come raggiungere la gioia di vivere. Cos’è la felicità? Cos’è la gioia di vivere?

GIOVETTI “ Credo sia impossibile dare una definizione della felicità assoluta. Si dice che l’uomo più felice al mondo sia il lama tibetano Yongey Minguyur Rinpoche , che ha la capacità e la volontà di riprendersi rapidamente da contrasti e dissensi . Si dice che l’animale più felice sia il quokka , un marsupiale col musetto da scoiattolo , con un’espressione di buonumore stampata sul muso. Purtroppo, è in via d’estinzione. Si dice che la scienza abbia scoperto le cellule della felicità e che gli ingredienti da coltivare per essere felici siano sei: saggezza, coraggio, amore, giustizia, temperanza e spiritualità. Si dice che l’infelicità sta ferma ma la felicità si muove di continuo, motivo per cui viene creduta inafferrabile.  Un vecchio motto popolare dice “ felicità non è avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare tutto ciò che si ha”.  E potrei continuare ancora. Voglio solo sottolineare che la felicità è soprattutto riferita al picco, all’attimo in cui ci si sente felici: ad esempio quando diventi padre, vinci un premio, ti innamori ricambiato. Dura un attimo , è necessariamente  passeggera , come ho anticipato prima quando ho precisato che si muove di continuo. Mentre la gioia di vivere è uno stato d’animo sereno, creativo, costruttivo, benevolo, che si perpetua. Ed è possibile possa durare, nel tempo”.

8) Siamo animali sociali. A Modena soprattutto, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo  senza la presenza degli altri. Ma ciò nonostante, viviamo in un’epoca caratterizzata (come denunciava già il Cardinale Martini, negli anni 90) , da egoismo, dall’individualismo, da una involuzione culturale. Quale il suo commento? Cosa la colpisce, incuriosisce di più di Modena? E perché?                                  GIOVETTI “Direi che, per l’ambiente in cui vivo io, mi sembra che  Modena viva in modo attivo, propositivo e creativo questa società.  Si vive di più e si vive meglio, molto meglio che in altre città. Con una più alta aspettativa di vita rispetto al resto del Paese. I modenesi DOC sono estroversi, conviviali, accoglienti. Chi viene a stare a Modena ci si trova bene. Dicevo che è accogliente. Un esempio: un universitario che si trasferisca a Trieste, dopo 8 anni, si limita a dire, ricambiato, buon giorno e buona sera.  A Modena, dopo una settimana si è già amici. La città come i modenesi sono caratterizzati dalla curiosità, dall’interesse in positivo. Non vieni lasciato solo. Enzo Biagi, che ha fatto il servizio militare a Modena e a Sassuolo, ripeteva sempre che, sull’Appennino modenese,  se prende fuoco una stalla, tutti corrono in soccorso. Sono pronti ad aiutare, a collaborare.  Sono aspetti di vivacità,  di massima cordialità, di apertura . Poi, la capacità di reagire. Basta pensare al recente, terribile terremoto:  tutti hanno avuto la forza e la volontà di reagire, senza lamentarsi, senza piangersi addosso.  Sono grandi e concreti lavoratori. Conservano intatte, anzi potenziate, le buone qualità contadine . Si vedono ancora. Sono sempre presenti”.

9)Quale è l’importanza della cultura per l’oggi e per il domani? Lei è anche impegnata come presidente di una vivace ed attenta associazione culturale di ispirazione cristiana. Quale è la situazione della cultura a Modena? Quali le sue critiche costruttive e i suoi suggerimenti?         GIOVETTI “ Sono nel Consiglio direttivo del Circolo “Alberione” con l’incarico di organizzare e promuovere le conferenze e gli incontri culturali. I “padroni di casa” sono i sacerdoti della “San Paolo” con cui collaboro benissimo. Dato il mio  tipo di formazione a carattere storico-artistico-culturale, privilegio la presentazione e promozione di libri di autori ricchi di valori e di contenuti. Privilegiamo, cioè, la qualità alla notorietà, che, spesso, è favorita da fatti mondani e da mode televisive. C’è un ottimo riscontro. Sono soddisfatti anche i sacerdoti della “San Paolo”. Mi sembra che, in questi anni, Modena stia  pianificando e organizzando programmi culturali di grande interesse. Sia a teatro, sia nella musica, nelle conferenze che spaziano su temi e problematiche di vario genere. Modena, credo, sia una delle poche città, in Italia, ad avere viva e attiva una associazione culturale come il “Circolo degli Artisti” , che festeggia 60 anni di vita e attività nell’arte e per la diffusione della cultura”

10)Lei è saggista ma anche una apprezzata scrittrice di opere di narrativa. Quali le affinità e quali le differenze tra i due generi di scrittura? Quali i saggi e quali i romanzi cha ritiene siano i più rappresentativi di lei come donna, ricercatrice, studiosa e scrittrice?                                                           GIOVETTI “ Ho scritto  quattro romanzi che sono tutti legati alle tematiche di cui mi occupo, il mistero, le curiosità culturali. Scrivere un romanzo è molto divertente perché sei libero , mentre nelle opere di saggistica sei più legato a note, citazioni, concretezza. Poi, il saggio richiede studi e ricerche.  Mi piacciono tutte due le forme. Anche se finisco per  scrivere molte più opere di saggistica. Sono oltre trenta. Contro i quattro romanzi.  Sicuramente mi è più congeniale il modello di scrittura del saggio, che, però, come suggeriscono gli inglesi e come ripeteva sempre Indro Montanelli , deve essere sempre molto leggibile, chiaro, con un linguaggio leggibile da tutti (Montanelli precisava “anche il mio fornaio e il calzolaio devono essere in grado di leggermi e capirmi) . Desidero premettere che tutte le opere di narrativa come di saggistica sono tutte figlie di un autore. Per cui mi è difficile preferire un’opera rispetto ad un’altra . Il romanzo “In viaggio con Michele” pubblicato da “Verdechiaro Edizioni”, è una specie di avventura nell’altra dimensione. La protagonista ha alcuni elementi autobiografici .  Come saggi, la forma della biografia riguarda sia personalità mitiche come San Paolo, sia personaggi reali come Maria Montessori, che ha rivoluzionato il modo di trattare ed educare i bambini, nella consapevolezza che se si vuole un mondo migliore è dai bambini che bisogna cominciare,  come Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, come Rudolf Steiner, il fondatore dell’Antroposofia, come Helena Petrovna Blavatsly, la fondatrice della Società Teosofica, come Simonetta Cattaneo Vespucci, simbolo del Rinascimento, ispiratr
ice e musa di grandi artisti ,di Sandro Botticelli in primis, come Goethe. Poeta, scrittore, uomo straordinario, un grande spirito universale. A Goethe, ho dedicato molti anni della mia vita di lettrice, di ricercatrice e di docente (non va dimenticato che per un paio di decenni , ho insegnato lingua e letteratura tedesca) . Questo ultimo saggio , “ Johann Wolfgang Goethe. La vita come opera d’arte”, appena pubblicato dalle “Edizioni Pendragon”, è una biografia, facilmente leggibile ma rigorosamente documentata: la sua vita e il pensiero del grande poeta, studioso   vengono ricostruiti in questo volume che, per primo, offre un ritratto a tutto tondo di un uomo davvero fuori dal comune, che ha influenzato ed influenza ancora la civiltà occidentale.  In questo volume,  Goethe descrive la  propria vita come gioco di abilità e destrezza, come opera d’arte. Una vita lunga (83 anni) sempre all’insegna del dinamismo e della vitalità che hanno caratterizzato Goethe. Una personalità complessa, una vita interessante e avventurosa: c’è il giovane Goethe rivoluzionario, il Goethe olimpico dell’età matura, il grande esteta, il prediletto degli dei, il Goethe che, nella sua lunga vita, oltre a scrivere opere  immortali si è occupato a livelli altissimi  di ogni possibile tematica, da quelle artistiche (letteratura, poesia, arti figurative, numismatica , archeologia , musica, teatro ed altro ancora), a quelle scientifiche (dalla geologia alla botanica, dall’osteologia all’analisi approfondita e sperimentale dei colori, dalla meteorologia allo studio delle nuvole, dalla ricerca della pianta originaria ad un primo tentativo di teoria evoluzionistica, prefigurando-anticipando le scoperte di Darwin) . Fu un appassionato giardiniere ed amò sempre tenere un orto. C’è un Goethe sportivo che va a cavallo, pattina sul ghiaccio, nuota, scala montagne e il Goethe ministro del duca di Weimar, con incarichi in campo politico, amministrativo, artistico. C’è soprattutto il Goethe uomo dalla vita intensissima, con tantissimi affetti ed amori ( si innamorò ancora una volta a 74 anni) . C’è il Goethe grande viaggiatore, innamorato dell’Italia ed autore di opere fondamentali e tuttora vive, attuali come “Viaggio in Italia”  e “Diari e lettere dall’Italia”. E’ un Goethe allegro, curioso, acuto osservatore e sagace commentatore su Venezia, Roma, sulla Sicilia, ma anche su Bologna e Cento di Ferrara.  C’è il Goethe disegnatore, che prende lezioni di disegno e, a lungo, resta incerto sulla sua autentica vocazione: la scrittura, le scienze o il disegno?  E infine il Goethe tuttofare che, per la corte di Weimar organizza feste, spettacoli, serate di letture, balli in maschera, passatempi di ogni genere.  Un uomo caratterizzato da una universalità che non fu un dono gratuito a lui concesso dall’alto, ma una conquista faticosa e conseguita giorno per giorno, per tutta la vita. Ne esce non solo il Goethe grande poeta, il saggio maestro che tutta Europa conosce. E’ il prototipo di un nuovo modello umano al quale ancora aspiriamo”

11)Come docente, ha la ricerca e la comunicazione-divulgazione nel suo DNA. Sia per le opere sui temi del paranormale, sia in opere come quelle dedicate a Goethe,  a Maria Montessori o alla bellissima Simonetta Cattaneo Vespucci, la “sans par” del Rinascimento a Firenze, immortalata dal Botticelli ma anche da altri pittori e poeti. Come si organizza per pianificare e scrivere le sue opere, dalle ricerche alla stesura, alla scrittura) ?

GIOVETTI “ Quando decido di scrivere di e su un personaggio, comincio a leggere tutto quello che è stato scritto su di lui e tutto ciò che lui ha scritto. Sono estremamente attenta alle fonti. Poi faccio uno schema mio . Per fortuna, ho una scrittura veloce : come si dice “bene la prima”.

12)A proposito di bellezza. Cos’è la bellezza ? Quali i canoni della bellezza nei tempi? A Firenze e a Modena?

GIOVETTI “ Il  concetto di bellezza, oggi, è molto saponato, non sempre è condiviso. C’era nell’antichità e fino al XIX secolo. L’ultima bellezza è un dipinto di Modigliani (una donna nuda, distesa).  A partire dal 900, con il Cubismo, il Futurismo, il concetto di bellezza non è più condiviso. Per il 900 la bellezza può essere una cosa brutta come certe opere di Duchamp o una celebre opera dello scultore Piero Manzoni (“Merda d’artista”) . Non esiste più il concetto di bellezza condivisa. Come suona un antico motto popolare “ non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace”.  Dopo questa premessa, confesso che il centro di Modena mi piace molto.  Mentre la periferia, come moltissime periferie d’Italia, degli anni 50—70 del secolo scorso, che  sono, in genere, desolanti, alienanti, degradate, brutte. Ma, come ha sottolineato Renzo Piano, “sono anche ricchissime di una bellezza umana e spesso anche di una bellezza fisica, che è nascosta” e, come scriveva Italo Calvino “anche le più infelici città hanno sempre qualcosa di buono. Dobbiamo fertilizzare le periferie”. Il nostro secolo (come ha sottolineato anche il Ministro Dario Franceschini) “ deve essere il secolo della riqualificazione delle periferie urbane, dove vivono milioni di persone e dove si giocano le sfide più importanti, a cominciare dall’integrazione” . Anche a Modena, ultimamente , è in atto una organica opera di sensibilizzazione sulla bruttezza della periferia e si sta cercando di rimediare”

13)Come si può capire (se è possibile) , distinguere chi è dotato di poteri paranormali, dai sedicenti veggenti (che, spesso, “vendono” miracoli e fanno solo domande) ?

GIOVETTI “ Bisogna metterli alla prova. Fare esperimenti. C’è una sperimentazione che consente di capire se il soggetto è dotato di poteri paranormali o no.  Si distinguono  dalle cose che dicono e soprattutto dai risultati”

14)Da sempre, si parla di telepatia , ovvero delle facoltà che alcuni hanno e consentono loro la lettura del pensiero. Quali sono, debbono essere le facoltà  che consentono la chiaroveggenza, la capacità di scorgere oltre il visibile, di prevedere  quello che succederà domani (ammesso che queste facoltà esistano) ?  E’ vero, è possibile che alcuni si servano di questa facoltà per interesse personale, spesso promettendo l’impossibile? Come si distinguono i veri chiaroveggenti e  dai simulatori-profittatori?

GIOVETTI “ Sono tre i fenomeni che si  propongono di studiare e prevedere quello che succederà in futuro: telepatia, chiaroveggenza e precognizione.  Hanno lo stesso tipo di sensibilità che si manifesta in tre modi diversi. La telepatia va vista come comunicazione da mente a mente. La chiaroveggenza  consente di vedere cose invisibili o nascoste: cosa c’è  dentro un mobile chiuso. La premonizione ci permette di vedere il futuro. Ci sono modi, mezzi ed esercizi  per verificare e controllare queste doti.  Prima di tutto, ci sono esperimenti di laboratorio messi a punto ad hoc. Poi, c’è la casistica spontanea. Per esempio:  se e quando si sognano cose che si possono poi verificare, sarebbe bene scrivere il sogno, darlo in custodia , per poi verificare . Ci vuole molta attenzione, anche per queste cose, per questi fenomeni”

15)Perché? Come mai l’insegnamento e le teorie di Maria Montessori non hanno avuto seguito in Italia? Mentre in altri Paesi (come gli Stati Uniti) hanno pieno successo? Basta pensare alla nuovissima scuola inaugurata a Boston sul modello di “Reggio Children” e di Maria Montessori?

GIOVETTI “ In Italia, vale sempre il solito discorso del “nemo  propheta in patria” . Va precisato che all’inizio
il rivoluzionario metodo Montessori , che si basava sulla libertà dell’allievo perché solo la libertà favorisce la creatività  già presente nella natura del bambino  e favorisce e la progressiva maturità del bambino , è stato approvato, anzi “sposato” dal Fascismo (Benito Mussolini ,orgogliosamente, esaltava “il telegrafo di Marconi e il metodo Montessori” come “due forze, due genialità congiunte nel nome augusto della Patria” ). Poi, con gli anni, il regime (soprattutto il militarismo e le pesanti intromissioni del regime nei programmi Montessori)  si è fatto sospettoso verso la Montessori (che, nel frattempo, aveva enormi consensi e successo all’estero) e, nel 1934, ha dato ordine di chiudere tutte le scuole Montessori in Italia, vanificando i risultati conseguiti del metodo e della famosa “educazione Cosmica” , con le “Case dei Bambini” dove i bambini si sentivano protagonisti, in casa loro. Case non più riaperte, tranne pochissime. Sono più numerose ed attive le scuole steineriane rispetto a quelle montessoriane. Tanto per dare due dati: nel mondo, le scuole montessoriane sono 22 mila di cui solo 137 in Italia, mentre in Germania sono 1.140, negli Stati Uniti ben 4.500. In India, dove Maria Montessori ha vissuto ed operato per anni, è adorata e il suo metodo trova sempre più successo e seguaci”

16)Anche Modena è toccata dal fenomeno della fuga dei cervelli . Specialmente dalle facoltà scientifiche. Questa fuga per Lei è un danno, una perdita per la città oppure , in un mondo sempre più globalizzato, stare all’estero può non essere una fuga ma un’occasione anche per il territorio di origine, cioè per Modena? .

GIOVETTI “ Tutte due le cose, insieme. Sarebbe bene che ,soprattutto i giovani, andassero all’estero per completare ed arricchire i loro studi e poi ritornassero in Italia per offrire il loro contributo di intelligenza, di alta professionalità ed innovazione al nostro Paese. Mi risulta, però, che , negli ultimi tempi, su 23 giovani modenesi che sono “emigrati” all’estero per specializzarsi, solo 4 sono rientrati in città. Ma questo è un discorso più grande di me”

17)Stendhal e Goethe , grandi scrittori ed acuti viaggiatori. Le loro opere sono vive più che mai. Chi è Goethe per Lei? Che cosa può ancora insegnarci?

GIOVETTI “ Come già accennato, ho studiato e insegnato, per quasi due decenni, lingua e letteratura tedesca . Goethe è un gigante. L’ho sempre letto e riletto, studiato . A lui ho dedicato il mio ultimo saggio “Johann Wolfgang Goethe. La vita come opera d’arte” , che presenterò, in anteprima nazionale, alle ore 18,00 di venerdì 20 maggio 2016, alla Libreria UBIK di Modena. E’ un libro che ci presenta, a tutto tondo,  un uomo unico, irripetibile,  fuori dal comune che ha influenzato ed influenza ancora la nostra civiltà. La sua vita è stata l’esemplificazione di quello che ha voluto e ci ha offerto un uomo incredibilmente moderno, attuale. Un uomo-scrittore –poeta  e scienziato che ci invita, continuamente, a  vivere in pieno la vita, la gioia di vivere.   Per l’Italia, il suo “Viaggio in Italia” è stato prezioso, fondamentale: ci ha portato legioni di turisti e viaggiatori nordici. A conoscere ed amare il nostra Paese”

                                                                         

 

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