MODENA, STAZIONE DI MODENA…

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Il primo impatto di un imprudente turista in arrivo nella nostra città.

Debbo dire che in questi giorni di deprimente instabilità metereologica già il Consigliere del Gruppo Indipendente (gruppo formato da una sola persona, gioverà ricordarlo) Caropreso mi aveva fatto tornare di buonumore.

Sarà perché, come egli ha tempo fa affermato, ho una visione preconcetta del mondo, sarà perché finalmente credo di aver capito che alle prossime amministrative si candiderà per la Lega Afro-Araba, ma voglio ringraziarlo pubblicamente per avermi rasserenato.

Altrettanto sono grato a colui che, elogiando l’Amministrazione per i lavori al piazzale del Tempio, mi ha strappato un sorriso sostenendo che esso è la prima cosa che si vede uscendo dalla stazione di Modena.

Naturalmente siamo tutti soddisfatti per quei lavori che, terminati, ci saranno venuti a costare appena poco meno di 400.000 euro.

Lo siamo davvero: non è una battuta.

Meglio 400.000 spesi per il Tempio che 38.000 per il telo di Paladino.

E’ che leggendo la frase dianzi citata nella mia mente si è materializzata l’immagine di un imprudente turista che uscendo, zainetto in spalla, dalla Stazione di Modena, un po’ spaesato, comincia a guardarsi intorno per capire dove dirigersi per arrivare in piazza, per visitare il nostro bel Duomo, o per recarsi ad ammirare il pregevole Palazzo Ducale.

Quale sarà la prima cosa che catalizzerà i suoi bulbi oculari?

Ma il Sexy Shop, naturalmente, altro che il Tempio, e così, comprendendo grazie a ciò che quella è la retta via, certamente si incamminerà,  inconsapevolmente temerario, lungo il “percorso-vita” sotto i portici di Viale Crispi: a “guado” appena iniziato, circondato da una moltitudine di persone di colore, sarà assalito da un dubbio ed estrarrà dalla tasca il biglietto ferroviario per controllare.

“No, no, non ho sbagliato treno” – penserà – “questa è proprio la città delle Ferrari, dei tortellini, di Pavarotti, di Vasco” e via dicendo.

E così, rassicurato, ma fino a un certo punto, riprenderà, serrando bene la mano sullo spallaccio del suo zainetto, il percorso di sopravvivenza, tra vomitatine, orinatine, bottiglie appoggiate o rotte qua e là, fino a quando, al termine del portico, se sopravvissuto a scippi e furtarelli, i suoi organi sensoriali non gli faranno intuire che al di là di una tanto singolare quanto inaspettata collinetta (irrigata, come l’asfalto circostante, perfino quando piove), deve ergersi la cupola di una chiesa.

No, purtroppo il Tempio non è la prima cosa che si vede dalla Stazione: magari fosse così.

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