Modena infelix

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La nostra inviata d’eccezione ci propone delle interviste a modenesi su un tema attuale e scottante: il declino di Modena.E’un esame che si snoda in due parti con l’intento di “isolare” tra i diversi “virus “ presenti i maggiori responsabili dei malanni che attualmente ammorbano la città. Articolo di Maria.


Lo studio elaborato dal Centro Studi Sintesi, sulla “qualità della vita” pubblicato il 21 settembre 2009 da Il Sole 24 ore, penalizza pesantemente la città di Modena, ulteriormente in caduta  rispetto alla posizione occupata in  precedenti sondaggi.

Non abbiamo ragione di dubitare della fondatezza degli studi effettuati, accurati e sulla base di molteplici elementi. Ma proprio perché i dati oggetto di elaborazione sono riferiti all’elemento umano, la parola spetta ai cittadini, a coloro che a Modena vivono e lavorano, a coloro che amano la loro città e, più di ciò che dicono studi e statistiche, certamente soffrono  di questo poco invidiabile traguardo, al ribasso, da essa raggiunto.

La domanda  che abbiamo posto è la seguente:

Perché a Modena si vive così male?

Ecco lo sfogo di alcuni modenesi che gentilmente hanno accettato di rispondere. La parola ai cittadini, ora.  

Così ha risposto un frettoloso signore che ha comunque il dono della sintesi  

-I mali di Modena? Cattiva Amministrazione, opposizione inefficace e cittadini spesso individualisti,  menefreghisti e/o con manie di protagonismo provincialotto.-

 

Altri  hanno messo l’accento sulla sicurezza, come A.V.

 

Ci sono troppe preoccupazioni per la mancanza di sicurezza, le forze dell’ordine sono scarse e poco organizzate e coordinate, almeno attualmente, dopo l’arrivo del nuovo Questore e del nuovo Prefetto.

Sicurezza significa sentirsi sicuri e protetti, ma c’è  lo spaccio, ci sono scippi, la violenza alle donne, infiltrazioni mafiose, prostituzione. Ci dicono che i reati sono in calo. Sarà per questo che il carcere di S. Anna scoppia? Questo nonostante i  delinquenti lasciati liberi per la strada dopo due giorni da qualche GIP .

 

Non mancano, in molte risposte, gli accenni  alla città lasciata decadere. Questa, di un residente in zona Tempio,  è la più articolata.

 

Uno dei motivi dell’invivibilità di Modena è il degrado. Degrado significa vivere in una città dove si trascura la manutenzione delle strade, dove l’illuminazione è spesso insufficiente, nella quale, nelle zone in cui l’Amministrazione ha lasciato o voluto che si formassero dei ghetti, puoi trovare di tutto per la strada e nei parchi: siringhe, vomito, puzzo di urina, cartacce, bottiglie, bivacchi e tracce di bivacchi, ecc. L’inquinamento ambientale, in particolare quello dell’aria e quello acustico sono a livelli davvero “”lusinghieri””, ma in molte zone non vengono realizzate nemmeno le barriere antirumore.

E il problema dell’immigrazione è sicuramente il più sentito.

C’è un’eccessiva presenza di immigrati in molte zone della città: in centro storico, nel cuore di Modena, la presenza si attesta intorno al 35%   se si parla di regolari, perché, tenendo conto dei clandestini, che vengono controllati in maniera ridicola, probabilmente si arriva al 50%.

Questa  eccessiva presenza fa sì che non si integrino, ma tendano a mantenere e in un certo senso imporre, i propri usi e i propri costumi, costringendo gli Italiani a sopportare, specie in condominio, comportamenti che di civile hanno ben poco,  dagli schiamazzi, ai “”campielli””, alle musiche etniche suonate ad alto volume, ad odori di cibi che nulla hanno di umano, all’occupazione di suolo pubblico – nel caso degli esercizi commerciali -, di marciapiedi, ecc.

 

Molta amarezza traspare da questa testimonianza di D.B.

 

Parliamo un po’ di costo della vita e di  Welfare: qui un Kg di pane comune costa 5 euro-

In compenso la  pressione fiscale è tale da farci essere al terzo posto in Emilia-Romagna e all’ottavo in Italia, secondo l’ultima classifica di qualche tempo fa.

Welfare significherebbe ricevere una casa quando si è in condizioni di indigenza, avere assistenza domiciliare, un posto al nido, bonus sui servizi, ma molti si vedono accodati ad immigrati, o sistemati in case popolari in mezzo ad immigrati – magari socialmente pericolosi o ai domiciliari – che non sanno nemmeno cosa sia l’igiene.

Un  malato di cancro non ha la possibilità di fare ipertermia oncologica, deve recarsi in Veneto, Lombardia, Toscana, Piemonte, Lazio, Campania ma si distribuiscono ai tossicodipendenti perfino sacchi a pelo, si pagano cooperative di mediazione culturale e di mediazione di conflitti per fare andare d’accordo Italiani e immigrati.

Welfare significherebbe anche assistenza per trovare un posto di lavoro, ma l’ex Ufficio di Collocamento (come diavolo si chiama ora?) fa morire dal ridere.

 

Personale, e a tratti “fuori dal coro” la risposta di Lorenzo Torniello, cittadino modenese e firma molto nota ai Lettori di Bice, un contributo che ho pensato di dividere in due parti, privilegiando in questo primo articolo i pensieri sul recente passato della città, rimandando al prossimo numero la trattazione dei problemi attuali.

 

-Modena ha sempre più l’aspetto di un appiattito deserto di idee. Una valle abbrutita da qualunquismo, da colpevole ignoranza e lassismo. Una ingiustificata ipocrisia ci preclude la capacità di leggere e di analizzare cosa ci stia succedendo, mentre un’insensata tensione suicida sta caratterizzando la cultura della nostra gente. Le città crescono, degradano e camminano con le gambe degli uomini, e anche Modena non sta più camminando, ma sprofondando .

Modena nel mondo è sinonimo di Pavarotti, di Ferrari, ma è diventata “opulenta” grazie all’apporto di centinaia di uomini venuti dal nulla, che si sono cimentati e distinti in diversi settori. Questo capitava quando l’ homo sapiens modenese guidava  le peculiarità dell’homo economicus .

Sicuramente anche grazie ad una sorta di formula realista e utilitarista tipica della cultura imprenditoriale modenese, quella per intenderci del sa’s ciapa (quanto si guadagna…quanto ci conviene) risultò vincente questa competizione pacificamente combattuta  a tutte le latitudini dal far west al sol levante.

Si trattò  di una esperienza che optò di allearsi per quasi sessant’anni ininterrotti con il  governo dei “rossi”. Questa alleanza favorì il costruirsi  poi di una comunità tra le più borghesi e più ricche grazie ad una sorta di sinergia virtuosa  tra capitalismo pubblico e privato. Leadership politiche, sociali , economiche , reali e non fasulle, lasciarono in eredità patrimoni che ora, senza guida idonea evaporano come la neve .

Senza ricambio la nostra  popolazione invecchia e con essa la sua classe dirigente.

 

Inf
ine, a chiudere questo primo articolo, inserisco la risposta di Sandro Bellei. Sempre garbato, disponibile e preciso, nonostante i notevoli impegni della sua professione e del suo incarico politico,  non ha mai “fatto il prezioso” né si è sottratto, adducendo mancanza di tempo, alle domande di Bice.

 

Come ha evidenziato Il Sole 24 Ore,a Modena si vive male perché la sicurezza è venuta meno, anche perché la presenza di molti (troppi) extracomunitari senza lavoro che vivono di piccoli espedienti, di spaccio di droga o di microcriminalità tiene tutti in allarme.

Circolare a Modena è diventata un’impresa che rende tutti  i cittadini più tesi e nervosi di quanto vorrebbero.

L’inquinamento attorno alle strade di grande traffico è a livelli insopportabili. L’arredo urbano è trascurato da tempo e rende la città più brutta di quanto non sia.

A Modena non si costruisce un’opera pubblica degna di questo nome da tempo immemorabile. I caffè storici e i ristoranti di fama chiudono.

Il centro storico, tranne qualche eccezione che quindi non fa regola, è buio, poco frequentato, quasi off  limits. E su questi ingredienti locali grattugiamo pure una crisi planetaria che rende il piatto molto indigesto.”

 (continua)

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