Modena infelix (seconda parte)

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Continua la pubblicazione della indagine svolta dalla nostra inviata di eccezione. Era tale la ricchezza dei contenuti di alcune interviste, da suggerire, per agevolarne la lettura, la scelta di dividere in due parti questo articolo di Maria.


Nella prima parte, Lorenzo T. aveva posto l’accento su ciò che ha fatto grande Modena, sulle situazioni, sulle alleanze, sulle sinergie che hanno fatto emergere le sue  eccellenze, facendole ottenere  un ruolo importante, nell’economia e nella cultura del nostro Paese, e del mondo.

Ma, ancora più interessante, e, come anticipato, fuori dal coro, mi è parso nell’enunciare quelli che a suo avviso sono i colpevoli di una situazione così seria.

 

“Anche i modenesi, come tanti in altri città, sono alla sbando. Solo un miracolo li potrebbe salvare . Ma dubito che il buon Dio sia motivato a farlo.

Non credo sia normale fermarsi a leggere questi dati senza reagire.

Oggi è l’homo economicus che guida istintivamente i nostri passi e senza l’illuminato supporto di un adeguato homo sapiens siamo destinata alla rovina senza appello. Tutte le glorie di settore, tipicamente modenesi, stanno entrando in crisi.

Sembra a molti che il futuro ci sarà garantito dall’innalzamento di steccati, di riflussi para ideologici. 

Mentre ieri il nostro domani trovava  giustificazione dai fermenti profetici che scaturivano dalle parrocchie, dai circoli collaterali ai partiti, dalle esperienze di aggregazioni o associazioni oggi una isteria da oche capitoline fomenta ed è fomentata dalla politica nostrana. Una inflazione di nani e ballerine che  si fanno carico del nostro futuro.

Queste risultanze senza opportune mediazioni creano e formano la volontà popolare e il comune sentire della pubblica opinione.

Per esempio, il fatto che questo odierno mercato della droga, questa offerta di sesso  a pagamento esiste perché c’è una forte domanda sul territorio è un dato che nessuno prende in considerazione.

Questo piccolo particolare è il dato dal quale bisogna partire se si vuole affrontare in modo serio e chiarificatore quanto ci sta cancellando dalla nostra città.

I consumatori che incentivano questo mercato degenere sono modenesi.

Con questi pulsioni dominanti da parte dei modenesi “doc” quale città ci aspettiamo di vivere?”

 

A questo segue un molto circostanziato contributo, di una gentile lettrice che ha regolarmente firmato ma che non cito, in quanto non mi ha dato espressamente consenso. Ma, a parte il fatto che sarà sempre possibile aggiungere il suo nome, se lo vorrà, importanti sono le verità che ha espresse.

 

“Cosa c è a Modena che manca ? il buon senso ed il rispetto.

Modena era una sorridente cittadina dove le persone erano come le formiche ingegnose e laboriose. Il piccolo commercio e l’artigianato erano il fiore all’occhiello della città infatti molti dei suoi abitanti si ingegnavano improvvisando piccoli laboratori nelle cantine, nei solai o in una stanzetta in casa.

Alle signore, padrone della casa e della economia domestica, bastava scendere i gradini di casa per trovare il macellaio, il droghiere, il panettiere, la merciaia o il ciabattino. Ora, oggi, questi negozi sono diventati merce rara soffocati da una ignobile industria della distribuzione con i suoi prodotti “unificati” come pure è difficile trovare l’artigiano, che sa far tutto, per le piccole riparazioni domestiche .

Modena, le sue colline, le grandi distese di frutteti e vigneti, i campi coltivati a grano, i fiumi, i rivazzi ed i fossi pieni di acqua fresca e gorgogliante con le rane, i pesci ed i gamberi d’acqua dolce sono stati decimati e violentati da un mare di ignobile cemento ed “infrastrutture” che hanno soffocato, decimato, ed impoverito  le produzioni e reso impervia la vita ai poveri animali sopravvissuti che non sanno neppure dove abbeverarsi.

 Modena, povera Modena che ha visto arrivare persone da altri paesi con una classe dirigente, figlia del popolo, che non ha saputo e non sa ancora gestire questi arrivi e lascia che siano i comunicati stampa ad orchestrare l’ordine pubblico della città.

Nella mia Modena di allora, i vigili che si chiamavano vigili, intervenivano per sedare i ragazzini, per riprendere le persone che urinavano sui muri e che sporcavano le aree pubbliche ora questi vigili che non si chiamano più vigili hanno lasciato che Modena diventasse sciatta, piena di angoli con immondizia ed odore di piscio. Le regole, le famose regole, l’educazione, il rispetto sono stati lasciati andare come se anch’essi come i fiumi, come i campi, come gli animali potessero gestirsi da soli, senza guida alcuna.

Modena non ha i gabinetti, Modena non ha aree sufficienti per gli amici animali, Modena ha una edilizia priva di buon gusto e di omogeneità infatti si passa dal quartiere ricco pieno di verde anche pubblico al quartiere come la Sacca che non ha neppure gli occhi per piangere.

Modena, così falsamente democratica, che ha permesso ad una sua zona un concentramento tale di abitanti provenienti da altri paesi senza dare loro la possibilità di integrarsi ed omologarsi con il resto della città. Modena, che per i suoi problemi assolda professionisti stranieri per sistemare una viabilità senza problemi, che copre un monumento dell’Unesco con un telo, ora nero, simbolo inequivocabile dell’aria sporca che respira.

Modena che si racconta balle a se stessa, Modena che si vuol convincere che tutto va bene ma poi, puntualmente arriva il resoconto del Sole 24ore a ricordarle che le cose vanno peggio più di ieri e meno di domani.

Modena, svegliati ! ma tanto ora mai è troppo tardi”.

 

Parole queste, come quelle che le hanno precedute, colme di amarezza, critiche e a tratti spietate.

Sono parole contro i responsabili, gli amministratori e i cittadini stessi, che hanno permesso, o creato le condizioni, per questo degrado all’apparenza inarrestabile.

Ma questi contributi, come pure quelli apparsi nel n. 193, e nell’articolo Modena com’era e com’è firmato da L.D.  si rivelano,  ad una  lettura non superficiale, ben altro.

Sono vere parole d’amore verso la propria città.

Chi ama davvero Modena vuole salvarla,  scrive, si arrabbia, si indigna, commenta, protesta, richiama gli amministratori ai propri doveri e anche i propri concittadini indifferenti, perché anche  l’indifferenza è una colpa.

Ringrazio tutti gli intervenuti, per la loro gentilezza e la fattiva collaborazione.

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