Modena è sfortunata

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Sandro Bellei ci propone quattro passi per Modena giusto per rivisitare le tre piazze di cui si parla e si sparla. Così, strada facendo ci racconta che…

Modena è sfortunata. Quando interpella i grandi architetti, o non vede realizzato il loro progetto (l’elenco è lungo: Gregotti, Benevolo, Gehry, Krier…) oppure non riesce a ottenere il meglio di loro, come è accaduto con Ponti (edificio dell’Ex Cassa di Risparmio ora Unicredit) e con Portoghesi (baracche del mercato di piazza XX Settembre).

La storia rischia di ripetersi per l’ennesima volta, con un altro architetto straniero interpellato dal Comune, lo svizzero Mario Botta, incaricato di rifare il look di tre “agorà” cittadine, piazza Roma, piazza Mazzini e piazza Matteotti. Stando ai disegni, c’è da preoccuparsi, almeno in due dei tre casi.
In piazza Mazzini, l’architetto vorrebbe innalzare un muro di laterizi, che dovrebbe racchiudere una fontana. Il risultato sarebbe non soltanto di impedire, ancora più di ora, la visione della bella sinagoga in stile lombardesco, progettata nel 1873 da Ludovico Maglietta, ma di (ri)creare, come ha giustamente commentato ieri Arrigo Guiglia, presidente dell’associazione Italia-Israele, una “copia” del ghetto voluto da Francesco I d’Este nel 1638 e definitivamente abolito soltanto nel 1859, con l’annessione del Ducato di Modena e Reggio allo Stato piemontese. Senza volerlo, insomma, si ripeterebbe l’operazione di vandalismo urbanistico e architettonico dal regime fascista, che coprì la facciata del tempio israelitico proprio con quegli alberi fin troppo folti che ancora oggi allungano le loro chiome dai lati della piazza. Davanti a quella fontana, ha chiosato Botta, con un umorismo (?) apprezzato da pochi, le ragazze modenesi, d’estate, potrebbero anche prendere il sole. In Svizzera, forse, ma non certo a Modena, in pieno centro storico, a due passi dal Duomo.

L’altra chicca è la struttura che dovrebbe rifare l’attuale deprimente look di piazza Matteotti. L’architetto svizzero ha previsto la costruzione, sul lato di via Emilia, di una pensilina che dovrebbe ospitare una sorta di mercato dell’artigianato. La tettoia, che dai disegni assomiglia molto a quella progettata da Vinicio Vecchi per la stazione delle autocorriere, fa tornare alla memoria dei modenesi non giovanissimi (ma Botta non poteva saperlo, a meno che non gli abbiano fornito qualche vecchia cartolina illustrata…) il distributore della benzina Aquila, che per tanti anni ha attirato automobili dentro la piazza.

In piazza Roma, l’architetto svizzero ha previsto una cupola di vetro (soluzione assai poco originale), che lasci intravedere le antiche mura romane, ma anche giochi d’acqua, schematiche aiuole verdi e spazi per le evoluzioni dei cavalli dei cadetti della prospiciente Accademia. Uno aspetto certamente positivo di questa “rivoluzione” è che, finalmente, dopo troppi anni di “verde” negazione del problema, sotto piazza Matteotti e sotto il cortile dell’Accademia che guarda corso Canalgrande, sono previsti due parcheggi interrati, che risolverebbero sia la difficoltà di parcheggiare vicino al centro sia l’obbrobrio delle auto in piazza Roma, davanti a una delle regge più belle d’Italia.

Mario Botta, che percepirà 174.000 euro, ha presentato degli schizzi, degli abbozzi, che ora dovranno passare al vaglio del consiglio comunale. Il sindaco Giorgio Pighi, come c’era da immaginarsi, si è già dichiarato soddisfatto, ma pare che il primo impatto con i suggerimenti dell’architetto non siano stati entusiastici. Non si può del resto, anche se la città attendeva il restyling da tempo, pretendere di cambiare in un colpo solo l’aspetto dell’intero centro storico. Modena è una città conservatrice, fin troppo. Cambiarne i connotati dopo anni (mezzo secolo) d’assoluto immobilismo è impresa che pare difficile anche a chi amministra i modenesi da tanto tempo e con larghissimo margine elettorale.

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