Modena com’era, e com’è

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Il testo che segue è scaturito da alcuni quesiti che in origine dovevano far parte delle inteviste sul tema Modena infelix.E'invece risultata una chiacchierata che pubblichiamo perchè testimone esplicativa del disagio che attualmente stanno soffrendo i residenti nei centri storici.

Ringrazio il settimanale  Bice e la signora Maria Zecchin per questa intervista, sono molto emozionata perché parlo di qualcosa che mi sta veramente a cuore e anche perché non sono abituata a queste cose.

Quando penso a Modena la vedo bellissima e splendente, con la luce perfetta che solo il sole di una bella mattina di primavera con un cielo azzurro intenso può donarle.Poi apro gli occhi e invece vedo quello che succede attorno a me e questo non mi piace proprio.

Abbiamo monumenti che sono stati adottati dall’Unesco per la loro bellezza e importanza e sono le attrazioni maggiori per i turisti, ma abbiamo anche angoli nascosti che solo chi conosce una città può apprezzare e goderne e vengono lasciati languire o degradare.

Per esempio i nostri minuscoli parchi, quelli che usavamo anche io e i miei amici da bimbi, sono  sempre più sporchi, invasi da maleducati che imbrattano gli spazi verdi e invadono gli spazi destinati ai bambini, dove magari si possono anche trovare spiacevoli sorprese.

Oppure questo continuo nascere di supermercati, ipermercati e il fiorire di negozi di vestiti e cellulari e profumi, in centro si fa fatica a trovare un negozio di frutta e verdura, un macellaio. Almeno ci hanno restituito il vecchio forno S. Giorgio, si chiama diversamente è vero, ma ha riaperto.

Ora sta chiudendo anche il ristorante Fini , anzi ha già chiuso, in Piazzale S. Francesco. È una “moria” di piccoli e grandi negozi ed attività storiche.

Non posso fare un giro in centro senza dovermi imbattere in un negozio di soli abiti o soli cellulari, manca un ritrovo come ci davano la Standa, l’Upim.

Nelle giornate di pioggia ci davano la possibilità di trascorrere un’oretta o due al coperto trovando anche cose carine da comprare a prezzi accessibili. Le grandi distribuzioni ora presenti spesso non ti offrono gran chè, abiti confezionati all’estero con poca cura a prezzi troppo alti, o comunque non equi.

Ma non si vive di soli abiti. Mancano le librerie, ne sono rimaste pochissime, alcune hanno avuto la genialità di reinventarsi il mestiere, unendo un buon libro ad una tazza di thè. Anche qui comunque solo chi apprezza il genere ne è a conoscenza, non si fa nulla per chi prova ad attirare gente in centro.

Di sera non ne parliamo, si fatica a trovare un locale aperto dopo le 20: tutti fanno gli orari d’ufficio, ma sono commercianti! Passando alla Modena fuori dal centro, si toccano tasti a volte dolenti. Ci sono posti che sinceramente frequento pochissimo, anche perché non vi abito o non mi ci debbo recare. Pure li sento hanno problemi con l’igiene, la sicurezza, i parcheggi con il verde dedicato a chi vuole rilassarsi ed invece trova tante brutte cose.

E quando ci vado mi muovo con mezzi miei, anche i servizi più elementari sono riusciti a complicare e sembra lo facciano per complicarci la vita.

Eravamo il fiore all’occhiello regionale e quasi nazionale per il welfare, ora siamo a livelli davvero scadenti in molti settori. È un peccato lasciare andare così una città che ha tanto da dare e da far vedere, basterebbe davvero poco, un po’ di buona volontà e la voglia di chi può di rimboccarsi le maniche senza andare a cercare professionisti stranieri: l’Italia è la capitale mondiale dell’arrangiarsi!

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