Modena citta’ negata al piccolo commercio ?

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Quando ero piccola Modena era una piccola e garbata città che brulicava di piccoli negozi e piccoli laboratori  artigianali. Nel palazzo affianco al nostro vi era il macellaio, la drogheria e la parrucchiera mentre nel nostro un laboratorio di un artigiano che assemblava piccole parti di motori con il filo di rame. Tante erano le famiglie che ci lavoravano e  tanti erano i figli che imparavano i mestieri dei genitori. Noi ragazzi andavamo a far la spesa ma non potevamo acquistare nulla oltre a quello che la mamma ci diceva in quanto il bottegaio aveva disposizioni ben precise. Non avremmo mai potuto acquistare biscotti e merendine ne tanto meno una bottiglia di birra. I genitori di una mia amica avevano una tabaccheria ed anche loro davano ai ragazzini quello che sapevano poter loro dare . Ora, a quasi 50 anni, curiosa come sono ancora, due volte alla settimana mi reco a Verona per partecipare ad un corso che insegna tecniche di insegnamento per far amare ai ragazzi l’apprendimento ebbene ho potuto notare che in questa città ci sono ancora tutti i negozi di vicinato. I palazzi della periferia ospitano le drogherie, le erboristerie, le macellerie, i frutta e verdura, le panetterie … non ci sono persone “ciondolone” in giro, è tutto ordinato, calmo, pulito. Allora la domanda viene spontanea i piccoli negozi di vicinato contribuiscono a tenere il controllo del territorio?

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