Modena, città che va in pezzi

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Tanta pubblicità,  tanti soldi e pochi risultati

È notizia di questi giorni dell’ennesima brutta figura per quanto riguarda la messa in sicurezza dei beni pubblici.

Dopo il crollo di un menisco di una delle statue site sull’Accademia Militare, dopo la discesa fortunosa di un pezzo della croce della chiesa del Voto che per poco non colpiva una passante, ora è venuto il momento del tanto contestato telo opera dell’artista Mimmo Paladino.

Tutti i soldi che si spendono per manifestazioni eclettiche, poco seguite o per opere contestate e costose sono le tasse che noi cittadini mettiamo fuori mensilmente (parlo di cittadini con impiego dipendente o equiparabile, il cui salario ogni mese conosce un bagno di sangue sotto la voce contributi e imposte).

Se un’opera tanto contestata, decantata non è messa a norma, se vengono eseguiti restauri e dopo poco crolla un particolare, soprattutto quando si tratta di edifici pubblici viene da chiedersi il motivo di questo diverso trattamento tra un proprietario privato ed uno pubblico, tra soldi investiti di provenienza pubblica e sicurezza non garantita.

Perché la sicurezza non è solo poter passeggiare per la via e non essere molestati a qualsiasi orario, non è solo poter girare senza incrociare sul proprio cammino oggetti pericolosi per la salute come siringhe usate, residui organici possibili veicoli di malattie, o malviventi, ma anche poter ritornare a credere che i soldi che vengono spesi per la cultura e i restauri per il recupero di opere d’arte siano veramente destinati a questo scopo.

Il dubbio sorge purtroppo, perché ultimamente si vedono sempre più cedimenti di monumenti per i quali vengono spesi fior fiore di soldi nostri.

Ben vengano i restauri, ma si dia conto alle persone delle mancate manutenzioni non solo delle opere d’arte, ma anche dei manti stradali e si abbia il coraggio di dare conto di come e dove vengono spesi questi danari.

E non si racconti che queste cose portano una pubblicità di tipo turistico per Modena: semmai è l’ennesima figura nei confronti dei vicini campanili.

A meno che non la si pensi come Barnum: l’importante è che se ne parli…

Sarebbe ora che si guardasse di più alla qualità di un restauro piuttosto che economizzare sull’intervento della manodopera e pagare molto un artista per un telo che rivesta una struttura e che al termine del suo utilizzo assomiglierà ad un qualsiasi telo destinato a tale scopo.

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