Mìrsilo è morto. Ora bisogna ubriacarsi

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Così, con delicata irriverenza, cantava Alceo la morte del tiranno Mìrsilo[1].

Orazio tradusse da par suo l’eolico distico ( sappia, il kolto ambientalista, che “l’eolico distico” non è una torre con le pale rotanti atta a produrre energia elettrica; trattasi di altra cosa) e lo rese immortale con il più famoso “nunc est bibendum[2]”, volendo celebrare la vittoria di Azio.

Abbiamo assistito in queste settimane post-elettorali ad un’infinità di analisi, valutazioni, commenti, e chi più ne ha più ne metta, quasi tutte (il “quasi” è probabilmente pleonastico) connotate da un denominatore comune: la banale, piatta convenzionalità.

Come se non bastasse, qualcuno fra i politici più dotati, non avvertito dai colleghi della fine della campagna elettorale, ha proseguito imperturbabile a ripetere anche dopo l’esito i medesimi insulsi slogan che recitava prima.

Comunque sia, la libagione è il più classico dei peana, e molti, vinto alfine l’agone elettorale, hanno rispettato l’oraziana tradizione, empiendo lieti i scintillanti calici di vino spumeggiante.

Però in pochi hanno considerato Mìrsilo e nessuno ha brindato, nessuno si è chiesto se è veramente morto, quasi fosse una faccenda di secondaria importanza.

Le emittenti televisive, il mondo di Internet, i giornaloni, alcuni con costernazione, altri con malcelata soddisfazione, si sono limitati a superficiali constatazioni concernenti la futura assenza di Mìrsilo dagli scranni dei Palazzi, fatto di eccezionale singolarità nella storia dell’italico Parlamento.

Nessuno dunque ha avuto la capacità o l’ardire di porsi e porre la domanda essenziale: Mìrsilo è veramente morto?

Ci siamo finalmente liberati della tirannia che ha influito e plagiato questo sciagurato Paese per oltre mezzo secolo? Solo l’Italia infatti, fra i Paesi dell’Europa libera e democratica, ha dovuto subire la perniciosa, multiforme, invasiva presenza di Mìrsilo dal dopoguerra ad oggi.

Ormai è trascorso quasi un ventennio dal giorno in cui tutta l’Europa ha gioito per la caduta del Muro della vergogna, da quando cioè in tutti i Paesi si è seppellito definitivamente il cadavere dell’odiosa, sanguinaria e infame tirannia. In tutti, salvo che in Italia.

In Italia, infatti, si è voluto mantenere in vita Mìrsilo. Non solo lo si è tenuto in vita: lo si è sostenuto, accudito, curato e vezzeggiato, lo si è perfino trasfuso, consentendogli di rinvigorirsi e di rialzare la testa. Il merito della sublime operazione va ascritto all’intelligente strategia degli uomini politici al potere in quel tempo, uomini che tutto il mondo libero ci invidiava.

Uno degli ultimi esemplari di codesta genìa, allora semplice boiardo di Stato, ha dato recentemente fulgida prova delle sue geniali capacità. In Europa occidentale e ancor più nei Paesi che si erano da poco affrancati dal giogo marxista, si domandavano (e forse ancora se lo chiedono) da quali sacri lombi fossero stati generati i superlativi governanti italiani del tempo.

Mìrsilo  non è morto. È ferito, forse gravemente, ma non è morto.

Si brindi con Orazio dunque, vino spumeggiante nel calice scintillante. Ma non con Alceo.

Per quest’altro brindisi occorre attendere ancora; è necessario saper cogliere il significato profondo dell’esito elettorale e, soprattutto, occorre scorgere con nitore l’opportunità unica e forse irripetibile che gli elettori hanno posto su un piatto d’oro: l’abbattimento definitivo e la fine della tirannia di Mìrsilo.

Il “come” lo lascio agli strateghi politici che hanno conquistato il potere, nella speranza che non abbiano affinità o parentele con quelli che c’erano nel 1989, negli anni precedenti e negli anni immediatamente seguenti.

Mi limito ad una sola riflessione: i giornali di partito e quelli che si dicono indipendenti, le reti televisive, i cosiddetti centri sociali, insomma la gioiosa macchina da guerra ovvero l’apparato di partito nel suo insieme, per reggersi necessita di trombette e di finanziamenti.

Per quanto riguarda le trombette e trombettieri, lasciamo che se la cantino e che se la suonino, ma evitiamo di offrire loro un grazioso apporto.

Ovvero: che senso ha partecipare a trasmissioni televisive palesemente faziose e falsificatrici? Che senso ha alimentare con la propria presenza l’audience di dibattiti ove tutto è preordinato ed orientato? Manca forse la possibilità di apparire in altre trasmissioni condotte con obiettività ed onestà intellettuale? Che senso ha riportare su altri media il contenuto di articoli scritti da editorialisti degni solo del kominform[3]?

Tutto ciò ha solo la funzione di megafono gratuito e, lasciatemelo dire, un po’ imbecille. O, se preferite, richiamandomi più elegantemente a Orazio[4]: In silvam non ligna feras insanius: non esser così stolido da portar legna in una foresta.

 

Quanto ai finanziamenti, beh non credo di poter dire molto.

Certo è che alcune vicende, che hanno visto coinvolti soggetti politici, banche di primaria importanza, associazioni sindacali e para-sindacali, società cooperative di varia natura, società assicurative, società editoriali, società di consulenza, società di solidarietà buonista, etc. etc., lasciano intravedere una fitta trama di interessi, forse non sempre rigorosamente legali.

Potrebbe essere un buon inizio: si smantellano tutte le leggi ad partes[5] tese a coprire gli intrallazzi rossi, si agisce con determinazione e fermezza, si indaga in profondità e a tutto campo. Si denuncia alla pubblica opinione ciò che non è limpido (inutile denunciare e affidarsi alla casta bramanica: quando va bene è un porto delle nebbie, quando va male è collusa), poi si agisce con il bisturi. Questo per quanto concerne le attività forse non sempre rigorosamente legali.

Ma ci potrebbero essere altre fonti di finanziamento, di diversa caratura.

Mi sono sempre chiesto perché mai i trafficanti di migranti abbiano questa spiccata predilezione per il nostro Paese. Posizione geografica, amore viscerale per la pizza, simpatia congenita nei nostri confronti, interesse culturale per la nostra religione? Ma guarda! Davvero?

A pensare male si potrebbe congetturare: denaro, tanto denaro esentasse, da utilizzare per l’apparato di partito, come accadeva con quello che arrivava a suo tempo dal Cremlino, e un ricco bacino di voti per il futuro. Ma a pensar male si fa peccato.

Mi sono anche sempre chiesto perché i trafficanti delle varie droghe abbiano questa particolare propensione per il nostro mercato. Il sole, il mare, la cucina italiana, la lirica, le opere d’arte? Ma guarda! Davvero?

A pensare male si potrebbe ipotizzare: il compiacente buonismo garantista, quando non la conclamata battaglia a favore della “libertà di spinello”, potrebbero essere opportunamente remunerati; oppure, molto più sostanziosamente, potrebbero esserci cointeressenze nei fiumi di denaro, sempre esentasse, che i consumatori di codeste sostanze versano per l’acquisto dei prodotti reclamizzati per decenni da alcuni soggetti politici; fiumi che, talvolta, potrebbero tramutarsi in fiumi di denaro di natura carsica e finire chissà dove. Ma a pensar male si fa peccato.

A proposito di “esentasse”, consentitemi un breve inciso: quel Tizio Particolarmente Simpatico che diceva: “pagare le tasse è bello”, si è mai preoccupato di calcolare quante centinaia di miliardi di euro perde l’Erario ogni anno p
er i mancati introiti riguardanti codesti traffici? Costui, il suo geniale capo pro tempore, noto per aver fatto della “lotta all’evasione fiscale” una sorta di giaculatoria, e il suo umile portaborse, noto per aver esibito con grande rispetto per la discrezione i redditi dei privati su Internet, codesti tre dicevo, il Tizio, il Capo e il Portaborse, si sono mai preoccupati di indagare per poter esigere quel fiume immenso di denaro? O quanto meno di provarci?

O forse non era conveniente compiere tali indagini?

Io, invece, un’occhiata la darei. E in fretta, prima che Mìrsilo esca dalla terapia intensiva.

A pensar male si fa peccato, ma talvolta ci si prende, diceva un tale.

Poi, in nome del sacrosanto diritto alla dolce morte, si staccherà la spina.

Allora potremo libare con Alceo alla vera vittoria: la morte di Marx, del Marxismo e della sua perniciosa, odiosa, sanguinaria tirannia durata in Italia più di mezzo secolo.



[1] Framm. 332 V. Nàn cr¾ meqÚsqhn ka… tina prÕj b…an

                       pènhn, ™peˆ d¾ k£tqane MÚriloj

                               Ora bisogna ubriacarsi e bere a forza poiché è morto Mìrsilo.

[2] Odi I, 37 – 1    Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda
                            tellus, nunc Saliaribus …
:

                            Ora si deve bere, ora si deve battere (danzando) 
                             con piede libero la terra …

[3] Informacionnoe biuro kommunisti c eskichi rabo c ich partij , Ufficio d’informazione dei partiti comunisti europei. – De Mauro

[4] Satire I, 10 – 34: ‘in silvam non ligna feras insanius ac si

                              Magnas Graecorum malis implere catervas’.

                              Quirino appare in sogno ad Orazio (che ancora scriveva versi in greco) per dirgli:

                              ‘È meno stolido portare le legna al bosco che voler dei Greci autori accrescere le grandi schiere’.

[5] Leggi promulgate nell’interesse del Partito.

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