Mentre a Redipuglia …

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...c’è chi non vuole la vecchia e lacera bandiera che sventolo’ vittoriosa il 4 novembre 1918, a Bologna va in scena l’intolleranza dell’estrema sinistra nei confronti di chi non la pensa come loro. 

L’immagine è eloquente. Dieci, forse quindici persone, tra uomini e donne che espongono alcuni tricolori del regno d’Italia sulla scalinata del Sacrario di Redipuglia. Fra questi antichi simboli, una grande e logora bandiera esposta da ex appartenenti all’esercito e da una signora con il mantello da Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Niente di strano: non c’è una legge che proibisce l’esposizione del tricolore che è stata fino al referendum del 1946 la bandiera di Stato. La stessa bandiera con cui il 4 novembre del 1918 l’Italia vinse la guerra e per cui morirono 670 mila persone e di cui, 100.000, sono sepolti proprio in questo grande cimitero monumentale.

Ero già stato in pellegrinaggio al Sacrario, ma mai quando c’era la manifestazione ufficiale. Così, mentre era ancora buio, sono partito. Sono arrivato con il sole. Una mattinata bellissima. Un servizio d’ordine imponente.  Il grande spiazzo antistante al monumento funebre in cui è sepolto Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta, invitto comandante della Terza Armata (così lo definì Armando Diaz nel bollettino della vittoria) a cui fanno ala quelle dei suoi generali. Il tutto ben delimitato dalle transenne dietro le quali tanti italiani erano venuti (avevo di fianco tre persone che venivano da Taranto) per testimoniare la riconoscenza per chi sacrificò la propria giovane vita per la Patria. Retorica, la mia? No, senso della nazione.

Così, mentre scatto qualche foto e guardo l’arrivo delle Associazioni d’Arma e i labari dei comuni rappresentati, arrivano anche gruppi di ragazzini con in mano il tricolore che si dirigono nel settore a loro riservato, proprio quello sotto a quella storica bandiera. Io, che dall’età scolastica sono uscito da alcuni decenni, sono gentilmente invitato a salire al piano superiore e così posso assistere alla scena di due funzionari che raggiungono le persone che reggono il tricolore e con cui iniziano a parlare.  Mi avvicino e vedo il distintivo che li identifica come appartenenti alle forze dell’ordine. Anche se in ritardo, capisco che i due sono stati mandati per la bandiera. La faccio breve: uno di quelli che regge la bandiera dice ai due – Sono un ex collega. Mio padre è stato deportato in Germania per questa bandiera, ed io non la tolgo -. La scena finisce con una stretta di mano fra i due funzionari dello Stato e il collega in pensione. A quel punto mi faccio spiegare cosa è accaduto. I due erano stati mandati dal solerte cerimoniere dell’evento, perché a suo avviso, l’esposizione  di quel tricolore contenente lo scudo di Casa Savoia, “stonava”. Lascio al lettore ogni giudizio.

Domenica, Piazza Maggiore a Bologna è stata riempita dagli italiani che non sono d’accordo con la sinistra radical-chic, buonista, terzomondista e che li differenzia da coloro che il premier Matteo Renzi ha definito con una frase forte – non centro destra, ma bestie -, senza specificare che tipo. Quindi, chiamando in causa Tolkien sotto il palco, non c’erano uomini e donne, ma le schiere di Orchi e Uruk Hai di Sauron e Saruman. Sarà. Io, invece, preferisco vederci gli Elfi e le schiere di Rohan che al fosso di Helm li fermano e restituiscono all’Italia un po’ d’orgoglio nazionale.  

Termino ringraziando le Forze dell’Ordine che, ancora una volta, hanno impedito alla bassa manovalanza (centri sociali) della sinistra per bene, di violare il principio della pacifica libertà democratica di contestare pacificamente le idee altrui.

 

 

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