Meno parole più fatti. La gente muore in mare

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Se non si cambia la mentalità delle classi dirigenti africane, non si risolve il problema dei profughi. Basta aiuti a pioggia a governi e dittatori corrotti. Ci vuole un serio controllo diretto delle risorse destinate a quelle nazioni.

 


Le drammatiche immagini della donna salvata nel mar Mediterraneo dalla barca dell’Ong e il recupero dei corpi ormai senza vita di un bambino e della sua mamma, hanno fatto il giro del mondo. Immagini che possono suscitare pietà, commozione, ma anche rabbia nei confronti di quegli esseri immondi che sono i trafficanti di carne umana. Naturalmente, è scattato il meccanismo ormai collaudato di caccia alle streghe, che in questo caso è rappresentato dall’attuale governo e dalla guardia costiera libica. Giorni e giorni di dibattiti, in alcuni casi molto accesi. Sul palcoscenico della comunicazione si sono dati il cambio politici, economisti, tuttologi e filosofi. Come spesso accade, ci scappa anche la presentazione di un libro.  La maggior parte di questi partecipanti sono naturalmente schierati per l’accoglienza, anche se adesso emergono i primi distinguo. Differenze, che prima delle elezioni del 4 marzo, erano impensabili. Certo, si gioca molto sulla scarsa memoria del pubblico. Adesso, si dice che bisogna regolare l’arrivo delle persone che provengono dall’Africa. Si deve operare di più per poterli integrare meglio. Fare pressione sugli altri governi dell’UE perché si assumano le loro responsabilità. Tante parole da persone chiacchierone. I contrari al loro pensiero sono gli stessi da almeno un quarto di secolo e cioè i soliti direttori di giornale non schierati a sinistra o qualche raro giornalista dal libero pensiero. Apro una parentesi su tale situazione che potremmo chiamare, il grande inganno. Purtroppo, in venticinque anni, è stata delusa la nascita e la crescita di soggetti indipendenti dal punto di vista letterario e intellettuale da un magnate dell’editoria e della televisione.  Per tale motivo, abbiamo la fotocopia della RAI, con annessi e connessi. Torniamo, però, al presente. Ora, cari lettori, v’invito ad aprire un qualsiasi atlante e confrontare fra Africa ed Europa, tre semplici dati.  Superficie, densità della popolazione e abitanti. Non ci vuole una calcolatrice per vedere le differenze, eppure, c’è chi sostiene che l’Europa è il giardinetto in cui si deve espandere la popolazione africana. Sarà, io non sono d’accordo.  Parliamo d’integrazione di chi sbarca. A prescindere che dovrebbe essere l’Africa a integrarsi con il mondo reale, perché il colonialismo è finito negli anni ’60, il grande continente non trova pace. Le generazioni che si sono avvicendate continuano a farsi governare da presidenti e generali corrotti, legati per denaro a multinazionali disposte a tutto pur di mantenere gli antichi privilegi. Un caos infernale. Anche qui, emerge la mancanza di contraddittorio nelle trasmissioni televisive. Nessuno che solleva il problema che il male peggiore dell’Africa sono proprio i loro governanti. Il caso strepitoso dell’ex Rhodesia, oggi Zimbabwe, fa scuola. Ottenuta l’indipendenza, esiliata la classe dirigente bianca che si occupava dell’agricoltura, è diventata una delle nazioni più povere del continente nero.  E così, purtroppo, anche nelle altre nazioni. Nessuno che alza il sipario sul grande affare di acquisizione di terreni e altro da parte della Cina. Basta vedere il capitolo del libro di Amael Cattaruzza Le guerre contemporanee in 100 mappe: pagina 122, la cartina dell’Africa. Governanti che spendono risorse per armi moderne e non sull’istruzione delle loro genti o l’acquisto di medicinali e strumenti per scavare pozzi. Se proprio volete delle armi, vi vendiamo un bel fucile Garand, classe 1940! Ora, in Italia ci sono persone che ormai dovrebbero essersi integrate. Però, mi sfugge qualcosa. Si vogliono integrare, veramente? No, io non credo. Fatevi un giro per le pizzerie di Modena, non vedrete una famiglia, una compagnia di giovani di etnie provenienti dall’Africa o dal Medio Oriente. Tuttavia, in città prolificano ristoranti cinesi e kebab. Queste cose, le vedo solo io? Naturalmente la sinistra gongola quando fa la festa etnica e il popolo italiano arcobaleno accorre a magiare riso scotto e pollo speziato che poi durante la notte ha un effetto devastante sul proprio organismo. Precisiamo subito che sto scherzando altrimenti mi becco subito del razzista alimentare. Seriamente parlando, l’Europa ha ancora le forze di fermare e cambiare questa situazione! La Libia non deve essere un terreno di conquista per i nuovi colonialisti, bensì un trampolino di lancio per una nuova politica di assistenza per gli abitanti di quel continente. Certo, ogni nazione dell’occidente dovrà mobilitare una propria forza militare ma, perché non si vede un nemico all’orizzonte (la Germania, dopo la caduta del muro ha ridotto la sua forza corazzata a poco più di 350 carri armati), bastano sicuramente quelle ora disponibili. Con un po’ di fantasia la spacciamo come missione umanitaria e creiamo una grande enclave a ridosso della costa con ospedali, aeroporti per aerei ed elicotteri da cui fare alzare droni e altro per controllare le piste da dove proviene la maggioranza dei migranti. Intercettati, fermati, soccorsi e portati in questa grande zona libera in cui si potrà esaminare le loro richieste d’ingresso in Europa. Risultato immediato: migliorare, se vogliamo chiamarla detenzione, di queste persone, che non sarà costretta a subire le angherie e le violenze dei centri di accoglienza libici e soprattutto meno morti in mare. Fantasie legate al caldo di questi giorni? No, semplice realismo dovuto al fatto che con i parolai buonisti e arcobaleno, si riempie l’Europa di nuovi poveri e si assicura un futuro non proprio roseo ai nostri nipoti.

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